domenica 31 dicembre 2017

Antonio Grosso in "Miseria e nobiltà 2.0" una modernizzazione del testo ai giorni nostri: l'intervista di Fattitaliani

Al Teatro Ghione fino al 7 gennaio “Miseria e Nobiltà 2.0" di Eduardo Scarpetta, riscrittura di Giuseppe Miale Di Mauro che cura anche la Regia e Antonio Guerrieri. Com Antonio Grosso nel ruolo di Pasquale e Francesco Procopio in quello di Felice e con: Francesca Annunziata, Philippe Boa, Maria Chiara Centorami, Antonio friello, Maria Lauria, Stefano Mglio, Luana Pantaleo, Antonello Pascale, Federica Pizzzutillo, Alfredo Procopio, Andrea Vellotti. Scene di Luigi Ferrigno, Costumi Giovanna Napolitano, Luci di Luca Palmieri.


Partendo da una frase di Eduardo “Se un’idea non ha significato e utilità sociale non interessa lavorarci sopra”, hanno riscritto e riadattato con cura il testo originale riportandolo ai nostri giorni. Un testo ricco di spunti e riflessioni fin dall’inizio e che ben si adatta a revisioni. Hanno tenuto presente solo le varie messinscene teatrali, evitando quella cinematografica fatta da Totò.

La forza dei classici è quella di attraversare il tempo, restando sempre molto attuali. 
La fame che affliggeva centotrent’anni fa quando non si riusciva a portare in tavola neanche un piatto di pasta, è stata sostituita da beni consumistici come l’ultimo modello di cellulare o di Televisore al plasma. Ai tempi d’oggi, non si paga l’affitto per sfamarsi ma per avere l’ultimo apparecchio tecnologico.
Pasquale e Felice sono amici di vecchia data, quando Pasquale perde tutto al gioco, Felice gli propone di andare a vivere con lui e la sua famiglia e di dividere le spese. Pur essendo molto amici, sono molto diversi. Pasquale è altruista e Felice è opportunista. Come andrà la forzata convivenza dettata dal bidogno di entrambi? 
La scenografia è essenziale, un grande tavolo troneggia al centro della scena, un televisore all’ultimo grido emette sigle di programmi televisivi per la maggior parte trash, il tempo passa e parlando del più e del meno si aspetta l’arrivo del capofamiglia.

Una versione 2.0 di un classico della Commedia napoletana, perché? 
L’idea l’ha avuta Giuseppe Miale di Mauro il regista, insieme ad Antonio Guerrieri che ha curato l’adattamento teatrale. Nasce dall’idea di portare avanti un discorso di una visione antica di Teatro anche se drammaturgicamente Miseria e Nobiltà è molto attuale. Entrambi analizzando bene il testo originale, sono riusciti ad adattarlo ai nostri giorni. 

Rispetto alle edizioni precedenti che si sono susseguite nel corso degli anni, com’è cambiato il rapporto familiare? 
Io e Francesco abbiamo cercato di lavorare su quella che era un’amicizia fondata su vecchie radici, in cui un uomo, Felice, interpretato da Francesco viene da me che ho perso la casa per il gioco e mi dice che posso andare a vivere con la mia famiglia a casa sua e dividiamo l’affitto. Mettersi delle persone dentro casa è un grande gesto d’amicizia. Francesco è più opportunista mentre io sono più altruista. La vicenda mi porta ad una depressione e sono costretto a prendere delle gocce antidepressive. Invece Felice è più furbetto, più cattivello, ha lasciato la moglie portando con sé il figlio ma lo tratta male. Pensa solo ai soldi e mi sfrutta. Il mio personaggio invece è un buono. Proveniamo da due estrazioni sociali diverse, Felice da un basso ceto, io invece da un ceto medio borghese. La scelta di andare a vivere a casa sua la faccio soprattutto per il bene di mia figlia. Quella di Felice è una famiglia esigente, mangia carne argentina, la figlia va spesso al centro estetico, a casa hanno la più moderna tecnologia. La classica famiglia napoletana dove non hanno soldi ma si riempiono di debiti per stare al passo con la tecnologia. 
2.0 può catturare maggior pubblico giovanile, com’è andata la matinée che avete fatto? 
Hanno accolto molto bene il personaggio di Antonello, l’influencer che usa un linguaggio rap. La cui idea è nata durante le prove. 2.0 non vuole essere un continuo ma una modernizzazione del testo ai giorni nostri. Abbiamo la speranza che i giovani possano venire al Teatro. 
Le persone di una certa età come reagiscono? 
Bene, quando vengono in camerino dicono che li abbiamo fatti ridere. In fondo non ci siamo allontanati molto da quello che è il meccanismo comico. 
Progetti per il futuro? 
A gennaio riprendo la tournée di “Minchia Signor Tenente” e “Due preti di troppo”. L’anno prossimo porteremo a Teatro “I soliti Ignoti” dal Film di Mario Monicelli. Sto lavorando alla drammaturgia e insieme allo sceneggiatore Pierpaolo Piciarelli anche l’adattamento teatrale.
Elisabetta Ruffolo
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