mercoledì 1 novembre 2017

Teatro, Fattitaliani intervista Paola Roccoli: l'arte è mezzo per non dimenticare e per tramandare il nostro futuro

Paola Roccoli, attrice di teatro, siciliana di nascita e formazione, romana di adozione artistica, ci racconta la sua arte. Intervista di Andrea Giostra.


Paola Roccoli è un'artista di origini palermitane, trasferitasi a Roma dove vive e sperimenta la sua vita di artista e di donna.
Paola Roccoli nasce a Palermo il 28 marzo del 1973. È attrice, autrice, regista. Ben presto entra a far parte di una compagnia di ricerca teatrale, "Daggide", diretta dal Beppe Randazzo. Prosegue i suoi studi tra Palermo e Roma, con diversi stage diretti da maestri internazionali quali Lindasay Kemp, Dominique De Fazio (membro dell'Actors Studio), Beatrice Bracco, Abbondanza-Bertone Piccolo di Milano. Con il regista Claudio Collovà si perfezionerà sul teatro russo, maestro diplomato al Gitis di Mosca. Partecipa alle Master Class di Krzysztof Warlikowski al Teatro Garibaldi unione dei teatri europei. Compare in alcuni film d'autore nei lavori del maestro Beppe Cino e in uno spot istituzionale con la regia di Gabriele Salvatores. Lavora con la compagnia marsigliese di Gian Marc Montera. Attualmente è impegnata in un suo lavoro teatrale "Giacere sul fondo", che nasce da una lunga ricerca su testimonianze inedite e interviste a ex deportati siciliani; una storia mai raccontata, che viene rappresentato nel 2010, in collaborazione con il comune di Roma, al Museo Storico della Liberazione. Nel 2011 vince il premio Mariposa, per la scrittura della Pièce teatrale "Giacere sul fondo". Fino al 2015 partecipa a vari festival sulla resistenza, rappresentazioni in licei di varie città d'Italia, con la Pièce sulla memoria dimenticata. Ultimi lavori da attrice con il regista Massimo Verdastro nel testo delle Baccanti di Lina Prosa, per il teatro antico di Segesta, con Maurizio Donadoni, con il regista tedesco Vontobel, per il testo il Pozzo dei Pazzi di Franco Scaldati. Con la compagnia Virgilio Sieni in un progetto per la città di Palermo.

Benvenuta Paola e grazie per aver accettato questa chiacchierata sulla tua professione. Dopo questa breve presentazione, ti pongo la prima domanda: Come vuoi presentarti ai nostri lettori quale Paola-Donna?
La Paola donna non è molto lontana dalla Paola attrice o artista, in quanto credo che il concetto di evoluzione dell'uomo sia principale, o quantomeno lo è per me. La vita si vive per elevarsi, e l'arte è uno dei mezzi che possiamo usare. Per un'altra persona ci saranno altri mezzi, ma per me sensibilità, sacrificio, volontà, entusiasmo, e il sognare, sono le caratteristiche che mi contraddistinguono … e perché no? Un pizzico di vanità, anche se non amo molto parlare di me ...
Cosa diresti invece della Paola-Attrice?
Paola artista è quella che ha un grande bisogno di usare quei mezzi di cui parlavo prima. Bisogno d'arte vuol dire poter essere utile all'umanità, essere una voce per la memoria, essere memoria di un popolo e salvaguardarla. Avere queste grande onore di poter parlare di qualcosa di universale. I grossi autori teatrali parlano di sentimenti universali, dinamiche umane, che mai scadranno, secoli e secoli indietro sono sempre attuali, vedi Shakespeare o Cechov, e tanti altri autori che scavano nel profondo dell'animo umano. A me piace dire che siamo una piccola goccia in mezzo a un mare che è l'universo. E il mare è l'elemento per me visceralmente più vicino, essendo siciliana e un po' romagnola, altra metà che rivendico. Si padre Romagnolo e artista. Anche lui mi ha dato una mano nella formazione mentale da ragazzina. L'importanza della salvaguardia della memoria è diventata per me fondamentale grazie ai suoi insegnamenti. Per questo mi sono indirizzata in studi particolari da portare in scena, come per esempio il mio lavoro sui deportati siciliani ai campi di concentramento nazista, ricerca e scrittura di una Pièce teatrale, che porto in giro per l'Italia. Dal 2010 faccio un lavoro per le scuole secondarie, perché è importante per i ragazzi conoscere queste storie dimenticate, se domani non ci saranno più i protagonisti in vita, tutto andrà perduto, e l'arte è un mezzo potente, a volte possiamo usarlo veramente bene, altre volte possiamo perderlo per andare incontro al nostro ego ... io spero e mi impegno giornalmente per non farlo.
Paola, nella presentazione abbiamo detto che sei nata a in Sicilia e lì ti sei formata professionalmente. Cosa ci vuoi raccontare della tua Sicilia e del tuo successivo trasferimento nella capitale?
Dalla Sicilia ho preso l'entusiasmo, quella forte energia che c'è nei giovani artisti siciliani, quando guardano il mondo in maniera sincera, spontanea e pura, e guardano cosi all'arte, un po' una sorta di purismo isolano, che non si trova dappertutto, a volte infatti penso che noi isolani manteniamo una forma di pura follia, e tutto ciò mi fa sorridere ... Il rapporto con la formazione romana, o con Roma, ormai è indissolubile, non faccio distinzioni. Da sempre ricordo Roma, ho sempre percorse le vie della città o con loro gli scambi culturali, il rapporto con artisti internazionali. Roma mi ha formato aprendomi ad altri punti di visti, da sempre ho voluto aprire i miei orizzonti e lo scambio tra popoli e realtà diverse è importante, specialmente nei mestieri che hanno una base di creatività
Paola, ti ricordi quando hai deciso di fare l'Artista? Che età avevi? Cosa pensavi allora, da ragazzina sognatrice, del mondo del Teatro, del Cinema, dello Spettacolo, della TV, dell'Arte in generale?
Figlia d'arte, sin da bambina ho pensato di diventare un'artista, o forse è diventato normale esserlo. Da ragazzina volevo diventare una ballerina, così ho cominciato con la danza, poi il teatro, la scrittura, la regia, ecc... era quasi scontato che lo avrei fatto, era dentro di me. I sogni sulla tv e sul cinema ci sono sempre stati, anche se tornando indietro la visione era ben diversa dalla dura realtà. Insomma, non immaginavo un mondo così duro di sacrifici e a volte di tanto altro … alcuni sogni ovviamente li ho dovuti accantonare.
«… è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l'ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato» (15 settembre 1984, Taormina). Ascoltando queste parole dell'immenso Eduardo de Filippo che disse nel suo ultimo discorso pubblico tenuto a Taormina, cosa ti viene in mente, cosa pensi della figura dell'Artista da questa prospettiva defilippiana, se vogliamo?
Penso assolutamente che sia vero, è una vita di sacrifici, ma credo che sia questo il bello perché nel momento in cui senti l'emozione della gente a cui a volte hai aperto un mondo, fatto rinascere delle storia o addirittura fatto conoscere delle storie di uomini che magari non conoscevano, come a volte capita, e lì che il cuore ti batte veramente e pensi di andare avanti comunque, e ti dimentichi di tutti i sacrifici che hai fatto, anche quando dici non voglio più ... e lì che ricominci continuamente e non puoi farne a meno. Penso che capita alle donne che partoriscono, che vedendo il bambino si dimenticano di tutto quello che hanno passato durante il parto.
«Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca priva di applausi.» È stato Charlie Chaplin (1889-1977) a dire queste parole. La tua esperienza di Donna e di Artista come ti fa leggere queste splendide parole di Chaplin?
Sì, a volte la vita delle donne lavorativamente parlando, se mi permetti diviene un po' più difficile, allora se riesci a fare qualcosa di più per la tua età rispetto ad un coetaneo, ecco che spunta la critica, e magari ancor di più se sei una donna appena piacente … lasciamo stare! Credo siano piccolezze umane ... canto, ballo e non me ne importa!
«Aldo Fabrizi è stato un grandissimo attore comico. Ma i soliti snob lo trascurano, lo confondono con le sue macchiette e le sue ricette di pastasciutte. Purtroppo, succederà a Fabrizi quello che è capitato a Totò: verrà beatificato solo dopo la morte. Lontana sia. Questo è un Paese dove i critici si commuovono solo sui marmi dei sarcofagi.» Chi disse queste parole fu un grandissimo attore romano, Alberto Sordi (1920-2003). Anche questa una grande verità. Oggi il mondo dell'Arte è invaso da tantissimi "critici-professionisti" che a mio modo di vedere spessissimo sono delle persone che non capiscono nulla e che sono mossi da una sorta di "movente" quale quello che descrive benissimo Sigmund Freud nel suo saggio «"Coloro che soccombono al successo" (1916) … altrui» aggiungo io. Tu, Paola, cosa pensi di questa sorta di irrispettoso "vizio" del mondo dell'Arte di affidare a personaggi spesso rancorosi, che vedono l'Arte a compartimenti stagni, ma non ne comprendono la vera essenza?
Non so se si tratti di rancore, ma sicuramente delle solite piccolezze e frustrazioni umane ... siamo umani non semidei, e in quel caso ci sono i sentimenti che influiscono, e non più la professione.
Paola, sai bene che in qualsiasi professione non basta il talento, ma per diventare veri professionisti serve apprendere le tecniche di lavoro e tanta disciplina nell'imparare ad utilizzare i "ferri del mestiere", un po' come si faceva nel Rinascimento italiano con i cosiddetti Maestri d'Arte. Qual è stato il tuo percorso formativo, professionale e artistico da questo punto di vista?
Il mestiere è molto importante, l'artista ha quei mezzi la voce, il corpo, l'emotività e lo studio, lo studio insieme alla volontà e il sacrificio, formano il lavoro dell'artigiano-artista.
Un mio vecchio maestro diceva cosi: "l'attore deve essere un artigiano, creare tassello su tassello e poi lasciare andare l'emozione come uno sciamano". Intanto è importante lo studio e la conoscenza del corpo. un mezzo che devi conoscere, poi ovviamente la tecnica, e poi, in ultimo, almeno per me, la ricerca e lo sperimentare.
Chi sono stati i tuoi Maestri d'Arte che ami ricordare?
Amo ricordare un maestro legato al mondo del cinema, un italo americano che utilizza il metodo Strasberg (essendo stato il suo assistente personale), insieme al metodo dei monaci Zen, una cosa un po' particolare, Dominique De Fazio, amava dire che in America l'attore svolge una missione, al pari del medico.
E un grande maestro, che purtroppo ho frequentato per un breve tempo, ormai non è più con noi, il grande drammaturgo e poeta palermitano Franco Scaldati. Io nella mia piccola e personale esperienza, penso a Franco come una rincarnazione di un grande genio, chi sa cosa sarà adesso e sorrido ...
Chi sono stati, e chi sono, i tuoi modelli di Artista ai quali ti ispiri? Se ci sono, quali e perché?
Mi piacciono gli attori che si astraggono dalla realtà quotidiana, amo Tilda Swinton per esempio. La sua interpretazione in Orlando è quasi aliena; oppure i registi di ricerca Pippo Del Bono, Latella o il maestro Warlikowski, regista internazionale, con il quale ho avuto l'onore di seguire dei seminari al teatro Garibaldi di Palermo. Ma in special modo, quello che diviene fonte d'ispirazione, è l'animo di queste persone, vero e puro, lo sguardo ti trafigge, mi è capitato solo due volte nella vita, una volta con Scaldati e l'altra appunto con Warlikowski, e il ricordo lo porterò sempre dentro di me. Ma stiamo parlando di grandi uomini.
Paola, quando hai iniziato questa professione, quali difficoltà hai trovato nel tuo percorso professionale che hai dovuto affrontare e superare? Cosa vuoi raccontare di questo ai nostri lettori?
Le difficoltà ci sono dall'inizio, iniziano e continuano sempre, non cambia molto ... cambia l'approccio. Adesso ho mezzi in più e una consapevolezza maggiore fondata sulla riflessione, l'analisi delle insicurezze nell'affrontare i provini, insomma, bisogna fare sicuramente un lavoro di introspezione.
E poi le cose che non sono riuscita a fare le ho prese insieme ai miei sogni, me li sono riscritti e portati in scena e ho superato tutto così.
Il tuo mondo, il mondo dell'arte in generale, è un mondo pieno di compromessi e di serpenti travestiti da agnellini. Spesso per fare carriera più velocemente molti artisti, sia uomini che donne, accettano compromessi che li portano al successo in tempi più rapidi. Tu, Paola, come hai gestito i compromessi che ti sono stati sottoposti, dando per scontato che tutto questo è una sorta di "must" che diversi servizi di giornalismo d'inchiesta hanno spesso svelato ai non addetti ai lavori e alla gente comune?
Amo dire che sono uno spirito libero e il compromesso mi avrebbe tolto la libertà, non è solo moralismo, ma radicalismo proprio ... salvaguardia dei principi, dell'identità e specialmente della libertà.
Paola, saprai di certo che tutti i grandissimi artisti hollywoodiani amano dire: "to become a great artist you have to choose: either work or love" (per diventare un grandissimo artista devi scegliere: o il lavoro o l'amore). Tu cosa ne pensi di questo detto statunitense?
L'amore può essere limitante se si vive di egoismo, se si è egoisti si deve stare da soli e comunque fare carriera. Se invece si ha un'idea dell'amore meno egoistico, allora si può ... molte coppie vivono così, scambiano il controllo per amore, figurati come può essere un artista stimolato da un tipo di amore cosi limitante.
Sai benissimo, Paola, che nel grande Frontale del Teatro Massimo di Palermo, famoso perché costruito da due dei più grandi architetti del XIX secolo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile, è incisa questa frase, voluta dal suo mecenate e mentore Camillo Finocchiaro Aprile, allora Ministro della Giustizia e delle Poste del Regno d'Italia. La frase e questa: «L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire». Leggendo questa frase, cosa Ti viene in mente che vuoi condividere con me, con i nostri lettori?
Penso proprio che l'arte ha la funzione di far progredire i popoli, l'avvenire è la nostra memoria, l'arte è mezzo per non dimenticare e per tramandare il nostro futuro … e non può essere solo diletto, tramite il passato possiamo tramandare il futuro ... sembra un gioco di parole, ma è l'unica possibilità di evoluzione, i mezzi li conosciamo.
A cosa stai lavorando adesso, Paola? Vuoi raccontarci qualcosa in anteprima dei tuoi spettacoli? Dove potranno vederti i tuoi follower e i nostri lettori?
Sto lavorando ad un progetto a cui tengo tanto, tra cucina e teatro, memorie antiche di popoli, la Sicilia, la voce di Palermo e i racconti di tante dominazioni che si sono susseguite in questa magnifica isola. E con una magnifica attrice, abbastanza nota al pubblico che è Rori Quattrocchi. Qualche informazione si potrà avere in futuro sul sito www.lasicilianacottainpentola.com dove pubblico anche racconti e articoli sul cibo oltre a collaborare con un magazine siciliano di gastronomia e tradizioni che si chiama "Sapori di Sicilia Magazine".
Poi porterò in giro il mio spettacolo "Giacere sul fondo", che dal debutto al Museo storico della Liberazione di Roma ha fatto tantissime repliche e potrete avere sempre notizie sulla pagina di Facebook Giacere sul Fondo e il suo blog relativo https: //giaceresulfondo.blogspot.it
E vedrete il video relativo.
Se dovessi raccontare cos'è l'Arte a due bambini di dieci anni, con parole semplici e comprensibili a qualsiasi bambino di quell'età, cosa diresti loro per far capire questo mondo duro, difficile, ma al contempo incantato se visto dall'esterno da spettatori e da appassionati d'Arte?
Ma, racconterei che le storie dei nonni e dei bisnonni e ancora indietro di tanti e tanti nonni di altri bambini, messe tutte insieme creano l'arte, ci saranno delle persone un po' più brave o con dei doni speciali che le porteranno in scena a teatro, o al cinema, chi le dipingerà, chi le riscriverà, per non dimenticarle mai ...
L'arte è raccontare una storia bellissima dei nonni e dei nostri bisnonni che non deve andare persa.
Se invece dovessi spiegare cos'è la Cultura e a cosa serve nel mondo dell'Arte?
La cultura serve ad aprire gli orizzonti e a non limitare le idee, e a far confluire anche l'intelletto oltre l'emozione, così da non essere solo un tecnico esecutore, anche la cultura è un utile mezzo per l'arte.
Vuoi dirci, Paola, qual è il tuo fiore preferito, quello che ami ricevere da un Uomo che volesse farti la corte oppure da un Uomo che volesse omaggiarti con un bellissimo mazzo di fiori dopo aver assistito ad un Tuo spettacolo? E perché proprio quel fiore?
Amo molto i fiori, ma sicuramente sceglierei banali boccioli di rose rosse, chiuse si nascondono dalla loro eleganza.
Se dovessi scegliere un colore tra il rosso e il blu, quale sceglieresti? E perché?
Sicuramente il rosso, è il mio colore preferito. Il blu lo trovo anonimo e non sono per le mezze misure ... il rosso è proprio l'opposto, deciso e forte, volitivo e voluttuoso allo stesso tempo. Insomma, un primo attore non frivolo, ma tenace.
Adesso, Paola, per finire la nostra chiacchierata voglio farti una domanda che io amo molto: qual è il Tuo sogno nel cassetto che fin da bambina ti porti dentro e che oggi vorresti realizzare?
Da bambina sognavo di diventare una diva del cinema, adesso non credo possa ancora succedere ... ma non si sa mai nella vita … potrei ancora sognare di essere, di diventare nota per portare un messaggio universale ... forse è un delirio di onnipotenza ... ma sono fatalista, se dovrà accadere prima o poi sarà.
Grazie Paola per essere stata con me, e averci raccontato la tua storia di Donna e di Artista. Non mi resta che darti il mio … MERDAAAA! … come dite voi attori di teatro!

Per chi volesse sapere di più su Paola Roccoli, ecco alcuni link:

ANDREA GIOSTRA
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