martedì 21 novembre 2017

Segnalibro, Carlo Barbieri a Fattitaliani: "uno scrittore che non si fa capire tradisce il lettore". L'intervista

Carlo Barbieri è l'ospite della rubrica "Segnalibro": lo scrittore da domani riprenderà il suo tour di presentazione del suo ultimo romanzo "La difesa del bufalo" (recensione) edito da Dario Flaccovio: appuntamento alle 17.30 alla libreria Macaione di Palermo. L'intervista di Fattitaliani

Quali libri ci sono attualmente sul suo comodino?
Quelli di scrittori esordienti che mi chiedono un parere. Mi riprometto di leggerli ma non trovo mai il tempo, e mi dispiace.
L'ultimo "grande" libro che ha letto?
"Gerusalemme  Gerusalemme!" di Lapierre e Collins. Un libro che si legge come un romanzo, scritto da due grandi giornalisti, che spiega la genesi della questione israelo-palestinese in modo obiettivo e punta il dito sulle responsabilità dell'Occidente in genere, e della Gran Bretagna in particolare. Un libro degli anni '70 che aiuta a capire ancora oggi.
Chi o cosa influenza la sua decisione di leggere un libro? 
Scrivendo io stesso libri, mi è successo di conoscere personalmente altri scrittori, con alcuni dei quali ho fatto amicizia. Se scrivono un libro che a prima vista mi sembra interessante, lo leggo. L'ultimo è stato "Cuore di cactus" di Antonio Calabrò, un libro autobiografico che è la storia di tanti siciliani che a un certo punto prendono atto della irredimibilità della propria terra e si trasferiscono definitivamente scoprendo la "normalità". Molto bello. 
Quale classico della letteratura ha letto di recente per la prima volta?
Nessuno di recente. 
Secondo lei, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità? (narrativa, giornalismo, fumetti, saggistica...)
Difficile da dirsi, o meglio: mi sembra che nessun genere mostri una particolare vitalità. Il fatto è che si legge molto meno, e il motivo è la concorrenza... interna al lettore. Mi spiego meglio: le ore a disposizione sono sempre ventiquattro, e sottraendo quelle dedicate a lavoro, sonno, pasti e faccende varie rimane poco tempo libero; certamente meno che in passato. Parte di questo tempo libero sarebbe stato dedicato, in epoche diverse, alla lettura, al teatro, al cinema... o alle partite a carte, o anche anche alle cosiddtte "visite" a parenti e amici. Poi TV e radio hanno cominciato a conquistarsi fette di quel tempo. Oggi su quel povero tempo libero si sono buttati anche i social che la fanno da leone. Siamo sempre connessi, passiamo la giornata a postare e twittare, tant'è che sempre più persone arrivano in Paradiso con il cellulare in mano perché hanno letto l'ultimo whatsapp mentre passavano col rosso. La TV resiste perché la si vede a cena o mentre si fanno i lavori di casa, o grazie allo sport o a programmi spazzatura; la radio pure per lo stesso motivo e, in più, ha il vantaggio di potere essere ascoltata mentre si guida... ma alla lettura, purtroppo, rimane sempre meno spazio. E non solo non c'è abbastanza tempo per leggere un buon libro: non ce n'è nemmeno per approfondire una notizia. E così si rimane alla superficie della cultura, della politica e dei fatti di cronaca "bevendo" in fretta qualsiasi cosa - non a caso trionfano le fake news e le "catene" che si preferisce mandare avanti con un click senza perdere quei tre minuti necessari per verificarle. 
Personalmente, quale genere di lettura Le procura piacere ultimamente? 
All'umorista verrebbe da rispondere "l'estratto conto della banca quando è in nero" ma a domanda seria, risposta seria: "quello che stimola la mia curiosità", cosa che non coincide con un genere, perché la mia curiosità è irrequieta, salta da un argomento all'altro e ho difficoltà a starle dietro. Se devo proprio indicare un genere, in questo momento mi piacciono i saggi su determinati periodi della storia della Sicilia. Ne ho letti alcuni di Pasquale Hamel sui normanni che mi sono piaciuti. 
L'ultimo libro che l'ha fatta sorridere/ridere? 
Sono indeciso se essere sincero e rischiare di sembrare antipatico o dare una risposta di circostanza. Rischio, confidando nella clemenza dei suoi lettori. Vede, io dico sempre che "non scrivo, descrivo". Nel senso che quando scrivo, è come se descrivessi una scena che si svolge davanti ai miei occhi. E così, scrivendo e rileggendo il mio "Babbiando babbiando", una raccolta di racconti umoristici, ho sorriso molto, e qualche volta anche riso (facendo preoccupare mia moglie che ha temuto per la mia salute mentale). No, non sto facendo pubblicità a un mio libro, perché "Babbiando babbiando" non è ancora edito e non è nemmeno prevista una data di pubblicazione.    
L'ultimo libro che l'ha fatta commuovere/piangere?
Il citato "Fiore di cactus" di Calabrò. Nel punto in cui descrive il momento in cui, cronista de L'Ora nella Palermo degli anni di sangue, corre sul posto dell'ennesimo omicidio e scopre che hanno ammazzato il suo amico Ninni Cassarà, che era per lui "un fratello maggiore". Si siede accanto a lui, sul marciapiede, e piange a lungo. Ninni Cassarà era anche un nostro amico di famiglia, e leggendo, su quel marciapiede mi ci sono seduto anch'io.  
L'ultimo libro che l'ha fatta arrabbiare? 
"Il pendolo di Foucault" di Umberto Eco. Ma non tanto perché non sono riuscito a capirlo: ma perché uno scrittore che non si fa capire tradisce il lettore, e nel caso di Eco ho avuto la sensazione che godesse a fare della sua cultura un muro piuttosto che un ponte. Però ora che non c'è più l'ho perdonato. 
Quale versione cinematografica di un libro l'ha soddisfatta e quale no?
Rimango su Eco: la trasposizione cinematografica de Il nome della Rosa mi è piaciuta. E anche il Pinocchio di Comencini. Fra quelle che non mi sono piaciute, le più moderne de Il conte di Montecristo e dei Tre Moschettieri, romanzi ridotti a ignobili farse hollywoodiane. Non a caso tre su quattro sono romanzi della mia gioventù: quelli per me sono intoccabili, guai a maltrattarli.   
Quale libro sorprenderebbe i suoi amici se lo trovassero nella sua biblioteca?
Credo nessuno. Solo i miei veri amici mettono mano nella mia biblioteca, e loro mi conoscono benissimo. 
Qual è il suo protagonista preferito in assoluto? e l'antagonista?
Don Camillo e l'onorevole Peppone.
Lei organizza una cena: quali scrittori, vivi o defunti, inviterebbe?
Non ho dubbi. Inviterei i quattro evangelisti e mi farei raccontare le cose per filo e per segno.
Ricorda l'ultimo libro che non è riuscito a finire?
Il libro di un esordiente che ricordo benissimo, ma che non dirò nemmeno sotto tortura.
Quale scrittore vorrebbe come autore della sua biografia?
Biografia fatta in vita, eh? Non facciamo scherzi. Ciò premesso: Gaetano Savatteri. Una persona che stimo e di cui sono amico, un uomo ironico e a volte caustico. Sarebbe capace di tirare fuori una biografia interessante da qualsiasi vita, e quindi andrei sul sicuro. Mi farebbe fare una bella figura.    
Che cosa c'è di Carlo Barbieri ne "La difesa del bufalo"?
Otto anni della sua vita da residente in paesi musulmani, e altri venti passati a viaggiarci di continuo. Giovanni Zambito.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Gli appuntamenti
Palermo – Mercoledì 22 novembre ore 17:30 Libreria Macaione, via Marchese di Villabianca 102
Palermo – Giovedì 23 novembre ore 17:00 Spazio Italia Nostra, via Stefano Turr 38
Partinico – Sabato 25 novembre ore 17:00 Caffè Letterario Leggere è..., via Francesco Crispi 124
Bagheria – Domenica 26 novembre ore 18:00 Galleria Drago Arte Contemporanea, via Prigione 5
Gela – Martedì 28 novembre ore 17:30 Liceo E. Vittorini, via Pitagora
Catania – Mercoledì 29 novembre ore 20:30 Hotel Nettuno, v.le Ruggero di Lauria 121 (evento Rotary, su invito)  
Milazzo – Giovedì 30 novembre ore 18:00 Palazzo D'Amico, via Marina Garibaldi 72
Messina – Venerdì 1 dicembre ore 18:00 Sala Ovale Municipio di Messina, Palazzo Zanca p.zza Unione Europea 
La difesa del bufalo è un altro grande giallo di Carlo Barbieri dalle scene e i ritmi di un film, ricco di crescente tensione ma anche di tenerezza e umorismo. In primo piano è la Palermo estiva e colorata nei giorni in cui si prepara alla grande festa in onore della Santa patrona, il Festino. Ma questo non sarà un anno come gli altri: secondo i servizi segreti, è in preparazione un attentato suicida di matrice islamica. E la notizia non deve trapelare.
Tra i pochi che ne vengono informati vi è il commissario Francesco mancuso della Omicidi, la cui vita professionale e privata viene immediatamente condizionata. Lavorando su un caso di routine a Ballarò, Mancuso si troverà a essere il protagonista decisivo in una vicenda che accelererà rapidamente verso una partita a due con un finale al calor bianco. 
L'AUTORE
Carlo Barbieri è nato nel 1946 a Palermo. Ha vissuto nel capoluogo siciliano e a Catania, Teheran e  Il Cairo. Adesso risiede a Roma ma torna spesso nella sua Sicilia.
Ha scritto Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non, i gialli La pietra al collo, Il morto con la zebiba (pubblicato anche nella collana Noir Italia de IlSole24Ore), Il marchio sulle labbra e Assassinio alla Targa Florio - gli ultimi due con Dario Flaccovio Editore. Con la stessa casa editrice ha pubblicato anche la raccolta di racconti Uno sì e uno no. Barbieri è stato premiato, fra l’altro, al Giallo Garda,  al Città di Cattolica, al Città di Sassari, all’Efesto-Città di Catania e per due volte all’Umberto Domina. Cura una rubrica con Malgradotutto e collabora con diverse testate web.