domenica 19 novembre 2017

Segnalibro, Andrea Giostra a Fattitaliani: in Italia il merito non è consentito in niente, neanche nella scrittura. L'intervista

Ospite odierno della rubrica "Segnalibro" lo scrittore e giornalista siciliano Andrea Giostra, che sabato 25 novembre presso la sala Barozzi dell'Istituto dei Ciechi di Milano riceverà  la Targa Milano International con l'opera "Novelle brevi di Sicilia". L'intervista di Fattitaliani.

Quali libri ci sono attualmente sul suo comodino?
Nessuno! Non tengo libri sul mio comodino. In camera da letto non ho mai avuto neanche la TV. I libri da leggere li tengo sulla mia scrivania e quando posso ne prendo uno e lo leggo. Li tengo sulla scrivania perché quando leggo ho bisogno di segnare, di appuntare le mie note, i miei commenti, un po’ come fa il cavalier Filippo Gargallo nel racconto “A proposito…” di Luigi Capuana della raccolta “Racconti Siciliani”. Quando leggo ho bisogno di prendere appunti, mi serve per tracciare la mia memoria. Lo faccio da sempre. In questo momento sulla mia scrivania ho una ventina di libri. Se dovessi dire quale ho letto l’ultima volta, allora direi un interessante romanzo di uno scrittore torinese, Enrico Remmert, “La Guerra dei Murazzi”. Da rileggere ho la raccolta delle opere di Gesualdo Bufalino edita da Bompiani, uno dei più grandi scrittori siciliani secondo me. Questo per fare solo due nomi, ma ovviamente ce ne sono tanti altri e di diversi generi letterari.
L'ultimo "grande" libro che ha letto?
Dall’adolescenza sono un appassionato di Dostoevskij, quindi dico Dostoevskij! Se devo suggerire uno dei suoi romanzi, certamente “Delitto e Castigo”. Se invece uno dei suoi racconti brevi, “Il Giocatore” o “Memorie del Sottosuolo”. I suoi libri sono tutti molto interessanti, da leggere o rileggere senza esitazione, almeno per me.
Chi o cosa influenza la sua decisione di leggere un libro?
Se un libro mi viene consigliato da una persona che apprezzo per la sua cultura, allora lo compro per leggerlo. Negli altri casi vado in libreria, in centro a Palermo ce ne sono un paio facilmente raggiungibili dal mio studio, Feltrinelli e Broadway, faccio un giro per i banconi e gli scaffali, leggo le copertine, la quarta pagina, chi è l’autore, la sua short-bio, e se mi convincono, lo compro. Poi ci sono i libri che mi vengono inviati dai miei amici virtuali scrittori. Quelli sono parecchi, in formato elettronico o cartaceo, li tengo virtualmente impilati al computer in una cartella che chiamo “libreria”, e quando posso, ne leggo qualcuno.
Quale classico della letteratura ha letto di recente per la prima volta?
Ho recentemente riletto la raccolta dei “Racconti Siciliani” di Luigi Capuana, Giovanni Verga e Luigi Pirandello, pubblicati tra il 1900 e il 1920 dall’allora famosissimo quotidiano siciliano “L’Ora”, editi nel 1988 dalla “Nuova Editrice Meridionale” di Palermo con una splendida introduzione di Leonardo Sciascia. Un vero capolavoro per chi ama la letteratura siciliana. L’avevo letto moltissimi anni fa. È stato come ritrovare un prezioso gioiello dimenticato in un vecchio scrigno. Una prelibatezza letteraria! Ho visto che non si trova più nel mercato editoriale, né cartaceo né in formato e-book. Almeno io non l’ho trovato! La casa editrice non esiste più da tanti anni. Si può leggere da alcuni Blog online, tra cui quello che riporto alla fine di questa intervista.
Secondo lei, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità?
Siamo nell’era dei social, di Internet, dei Blog, delle pagine Facebook, di Instagram. Oggi è la scrittura di questi portali che cattura molto l’attenzione, che si dimostra essere la più vitale. Le frasi copiate e incollate, oppure create dagli utenti internet. I post con i loro significati evidenti o celati. I consigli o le raccomandazioni. Le esperienze vere o immaginate. Insomma, tutto quello che è social e virtual, oggi domina su tutto quello che è tradizionale: narrativa, giornalismo, fumetti, etc... Non so quale sarà il futuro della letteratura su carta per i nati nel ventunesimo secolo. Forse tra venti o trent’anni anni scomparirà. Non lo so! Vedo che i nati nel ‘900, come lo sono io, siamo ancora ancorati alla lettura di determinati generi letterari su carta, per l’impronta culturale che abbiamo ricevuto a partire dalle elementari in poi. Ma i nati del ventunesimo secolo? Quanti libri su carta leggono? E quali generi? Ne leggono, a parte quelli della scuola? Sinceramente non ne ho idea. Bisognerebbe studiarlo questo fenomeno in così forte evoluzione. Per cui, per tornare alla domanda, posso dire, dal mio personale punto di vista, che la vitalità dipende da tanti fattori e che spesso un elemento apparentemente insignificante può divenire dirompente nel successo di uno scritto, di un libro che appartiene ad uno specifico genere letterario.
Personalmente, quale genere di lettura Le procura piacere ultimamente?
Non è il genere letterario che mi procura curiosità intellettuale o piacere letterario, è lo stile della scrittura dell’autore che deve essere in grado di catturarmi, che deve intrigarmi. È la stessa cosa che vedere un bel film. Ci sono per esempio film drammatici o romantici bellissimi, che emozionano, che fanno piangere, che mettono i brividi. In questi casi quello che ha funzionato sono tante componenti messe insieme dalla produzione: la storia, la sceneggiatura, le musiche, la regia, i dialoghi, gli attori, la fotografia, e tutte le varie parti dell’industria cinematografica che hanno creato quell’opera. Non c’entra nulla il genere cinematografico. C’entrano invece tutti questi “ingredienti” ben amalgamati, che devono essere messi insieme in un “modo” artistico che funzioni, dove funzionare significa che il “prodotto finito”, di cui godrà lo spettatore, sarà riuscito ad emozionare e a innescare emozioni in chi ne fruirà. Se tutto questo non accade, allora è un pessimo film, di qualunque genere esso sia. La stessa cosa vale per i libri. Se lo scrittore non è riuscito a raccontare la sua storia in modo efficace, dove per efficace intendiamo riuscire a catturare il lettore, ad innescare emozioni in chi legge, allora quel libro è un pessimo libro, un libro da cestinare, al di là della storia raccontata che può anche essere una storia interessante, ma raccontata male. Se vogliamo fare un altro esempio, è come raccontare una barzelletta, la storia è sempre la stessa, ma non tutti nel raccontarla siamo in grado di far ridere il nostro ascoltatore, di emozionarlo con una risata. Cos’è che non ha funzionato? Io per esempio non so raccontare le barzellette, e come me tantissime persone. Perché? E il modo di raccontarle che non funziona, non siamo in grado di “recitare” una barzelletta. Non è la storia, il genere, bensì il modo. Se vogliamo fare un salto indietro nel tempo, per approfondire quello che intendo dire, potremmo leggere un bel saggio di Sigmund Freud, “Il Motto di Spirito” (1905), dove sono spiegate benissimo tutte queste cose, quali sono gli elementi e come devono essere messi insieme per suscitare il sorriso o la risata.
L'ultimo libro che l'ha fatta sorridere? Perché?
Sono tanti i libri che mi hanno fatto sorridere, di un sorriso intelligente e acuto. Di chi è capace di comporre letteratura per far sorridere delle cose della vita, cosa molto ma molto più complicata del far piangere. “Racconti Siciliani”, per rimanere in tema, è certamente un libro che fa sorridere, che fa pensare. Ci fa capire che il ‘900 in Italia non è ancora finito se è vero come è vero che quello che scrissero nei primi anni del secolo scorso, potrebbe sicuramente essere utilizzato come metafora dei giorni nostri. E poi non può mancare Andrea Camilleri, e di lui senza dubbio consiglierei “La Rivoluzione della Luna”, un capolavoro assoluto a mio parere, che scrive della Palermo del diciassettesimo secolo, ma anche della Palermo di oggi, una straordinaria metafora che fa sorridere ma che insieme rattrista. Il messaggio? In Sicilia da millenni non è mai cambiato nulla! E qui ci scappa un altro sorriso!
L'ultimo libro che l'ha fatta commuovere/piangere?
Non ho mai pianto leggendo un libro. Non lo so perché, ma è così. Mi sono rattristato e arrabbiato tantissime volte. Anche in questo caso l’elenco dei libri sarebbe lunghissimo.
L'ultimo libro che l'ha fatta arrabbiare?
Ci sono libri che mi stupiscono per come sono scritti male e per il successo incredibile che hanno ottenuto. In questi casi penso che chi lo ha comprato non l’abbia letto, perché se l’avesse letto per davvero l’avrebbe riportato indietro dal libraio per chiedere indietro i soldi! E ce ne sono parecchi di questi, alcuni hanno pure vinto premi letterari importantissimi come lo Strega o il Campiello. Questo per dire che certamente in questi concorsi letterari non vincono i migliori romanzi, ma quelli meglio sostenuti “politicamente” dalle case editrici. Ecco, questo mi rattrista e mi fa arrabbiare, proprio perché il merito in questo Paese non è consentito in niente, neanche nella scrittura!
Quale versione cinematografica di un libro l'ha soddisfatta e quale no?
Senza dubbio alcuno “Il Nome della Rosa”, il primo vero romanzo di Umberto Eco, pubblicato nel 1980. Libro straordinario, bellissimo. Dovrebbe essere un romanzo da leggere obbligatoriamente nelle scuole italiane insieme ai “Promessi Sposi” di Manzoni. Un libro che lessi da adolescente. Divorato. Che mi prese tantissimo, storia e giallo insieme. Pochi anni dopo, nel 1986, uscì nelle sale cinematografiche il capolavoro con lo stesso titolo di Jean-Jacques Annaud con un superbo Sean Connery e un impressionante Ron Perlman. Ancora oggi ho presenti nella mia memoria quelle immagini. Aver letto il libro prima di vedere il film, mi diede la possibilità di ripercorrere i ricordi che avevo della lettura attraverso la straoridnaria narrazione cinematografica di quella che io penso sia una vera perla della settima arte.
Quale libro sorprenderebbe i suoi amici se lo trovassero nella sua biblioteca?
Non lo so! Ho migliaia di libri, di tutti i generi. La sorpresa non potrebbe che dipendere da come è fatto chi si dovesse sorprendere … più che dal libro.
Qual è il suo protagonista preferito in assoluto? E l'antagonista?
L’uomo e la sua interiorità, le sue emozioni, le sue pulsioni, le sue paure, le sue speranze … un po’ quello che racconta Dostoevskij in tutti i suoi romanzi, in tutti i suoi racconti … insieme a lui tantissimi altri scrittori ovviamente. È questo il mio “protagonista preferito” quando leggo un libro, l’uomo e la donna e la loro interiorità raccontata, disvelata. Cosa molto ma molto difficile da scrivere.
Lei organizza una cena: quali scrittori, vivi o defunti, inviterebbe? Perché?
Nessuno. Degli scrittori vanno letti i libri. Conoscerli dal vivo e passare una serata con loro potrebbe essere deludente. Molto deludente e forse anche noioso. Nel leggere un libro ognuno di noi si fa un’idea dello scrittore. Ma è un’idea illusoria, proiettata, irreale, immaginata. Si arriverebbe a quella cena con delle aspettative che certamente andrebbero deluse. E per questo non ne inviterei neanche uno dei miei scrittori preferiti. Inviterei i loro lettori invece, per chiacchierare e confrontarmisulle letture che abbiamo fatto dello stesso autore. Quello sì. Sarebbe molto interessante.
Ricorda l'ultimo libro che non è riuscito a finire?
Ci sono tantissimi libri che ho interrotto. Non posso fare un elenco. Sono tanti. Se dopo le prime dieci quindici pagine non mi appassiono, lo chiudo e lo archivio in libreria con una mia nota. Appunto sul libro perché l’ho interrotto così se un giorno dovessi riprenderlo, leggendo i miei appunti saprei subito perché non devo perdere il mio tempo per rileggere quel libro.
Quale scrittore vorrebbe come autore della sua biografia?
Non ho mai pensato, né penso, che qualcuno potesse scrivere una mia biografia. Quindi nessuno!
Cosa ritroviamo di Andrea Giostra in "Novelle Siciliane"?
Niente e tutto.
“Niente” perché stiamo parlando di tre “divinità” della letteratura siciliana e internazionale, gli autori che hanno scritto le “Novelle Siciliane” sono dei mostri sacri della letteratura. Io sono solo un loro semplice lettore da quando andavo al liceo.
“Tutto” nel senso che certamente Verga e Pirandello, come tutti i siciliani e come tutti gli studenti del sud, li studiai e li lessi al liceo, e poi per i fatti miei. Ricordo liceale di aver comprato tutti i libri di Pirandello per esempio. Da questo punto di vista “tutto” perché certamente hanno contribuito parecchio alla mia formazione culturale e alla conoscenza che ho della mia terra, la Sicilia, da una prospettiva letteraria, oltre che da quella mia esperienziale. A questi aggiungerei Tomasi di Lampedusa con il classico “Il Gattopardo”, Sciascia, Bufalino, poi il Camilleri romanziere più che quello “Montalbano”, e altri scrittori siciliani che però ho letto più distrattamente.
Le “Novelle brevi di Sicilia” non hanno nulla dei “Racconti Siciliani”, parliamo di due pianeti diversi, un sassolino da una parte e il sole dall’altra! Le scrissi oltre dieci anni fa con il mio Nokia E90, e le ho pubblicate con StreetLib poco più di un anno fa. Sono piccolissime storie di vita quotidiana e si leggono in un minuto ciascuna. Tra l’altro, è forse il primo libro che vince un premio letterario, il Premio Letterario Milano International assegnato a Milano il 25 novembre 2017, che si può leggere e condividere gratuitamente da sempre dal mio Blog. Giovanni Zambito.
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