giovedì 23 novembre 2017

Rodney Stark, Il trionfo della fede: Perché il mondo non è mai stato così religioso

«Dio non è morto» - scrive il Wall Street Journal presentando in anteprima il lavoro di Stark- «Ci crediate o no, il mondo è più religioso che mai!».

E infatti, tutti sembrano dare per scontato che il mondo stia diventando più secolare: la fede è destinata alla modernità.

Scienziati e atei applaudono il cambiamento; fedeli e religiosi si lamentano: crisi delle vocazioni, crisi dei matrimoni, abbandono dei valori tradizionali... ma ecco che nel suo nuovo studio Rodney Stark indaga e sfata un bel po’ di miti e false convinzioni in materia di religioni.

Stark analizza i risultati di un sondaggio senza precedenti - più di un milione di persone in 163 nazioni - per tratteggiare un quadro reale della situazione e ragionare su numeri concreti.

E naturalmente scopre dati del tutto opposti a quelli del sentir comune: un ricorso stupefacente alla fede e una crescita esponenziale di fedeli, soprattutto tra i Millennials! E ancora, l'Islam non supera affatto il cristianesimo così come il numero degli atei, che rimangono pochi, ovunque, nonostante tutto il discorso del “nuovo ateismo”. E molte altre felici intuizioni… 

Ancora una volta un libro di Stark, dati alla mano, sfida la comune vulgata, ponendoci di fronte a ciò che realmente sta accadendo e chiedendosi cosa significhi tutto ciò per il nostro futuro, confermando l’autore nel suo ruolo di studioso innovativo che ha riformato l'indagine sociale delle religioni, creando le basi per un “nuovo paradigma”. 

«Viviamo in un mondo molto religioso»
Viviamo in un mondo molto religioso. Rilevamenti effettuati su oltre un milione di persone in 163 Paesi mostrano che: 

- l’81% dichiara di professare una fede religiosa organizzata e molti dei restanti affermano di assistere a funzioni religiose o di partecipare ad altre attività religiose;

- il 74% dice che la religione è una parte importante della propria esistenza quotidiana;

- il 50% riferisce di essersi recato in un luogo di culto o di aver assistito a una celebrazione religiosa negli ultimi sette giorni; 

- il 56% crede che «Dio è direttamente coinvolto in ciò che accade nel mondo»;

- in pochissimi Paesi il 5% si professa ateo e solo in Vietnam, Cina e Corea del Sud gli atei superano il 20%. 

Queste statistiche bastano da sole a sconfessare il luogo comune secondo cui la fede è in declino.

Tuttavia i dati vanno ben oltre e ci consentono di esaminare la religione nel mondo da diverse angolazioni. Non a caso, queste statistiche, prima non disponibili, dipingono un quadro affascinante della religione a livello globale. Quanto più si scava nei dati, tanto più appare chiaro come l’opinione comune di un mondo sempre più secolarizzato non solo sia sbagliata, ma di fatto rispecchi l’esatto opposto di quanto effettivamente sta accadendo. 

Fino a oggi, le statistiche relative alla religiosità a livello mondiale sono state basate essenzialmente su congetture. Molti Paesi non hanno statistiche affidabili della loro composizione religiosa, pertanto i dati precedentemente disponibili sull’appartenenza religiosa erano valutazioni approssimative; il che spiega le enormi differenze tra di esse. Pertanto, se il CIA World Factbook< /i> (CIA WF)  riferisce che, nel mondo, ci sono 2,1 miliardi di cristiani, il World Christian Database parla di 3,2 miliardi. 

Sull’appartenenza religiosa sono oggi possibili statistiche molto più affidabili, calcolate basandosi su dati forniti dal pregevole Gallup World Poll, un sondaggio a livello mondiale effettuato dalla Gallup Organization. Nel 2005 la Gallup ha iniziato a condurre rilevamenti annuali a livello nazionale in 119 Paesi; attualmente i Paesi coinvolti sono 163, per un totale del 97% circa della popolazione mondiale. In ogni Paese viene selezionato un campione di mille, o più, persone da intervistare e vengono assegnati diversi «pesi»; i dati riflettono correttamente la popolazione in termini di sesso, età, istruzione, numero di componenti del nucleo familiare e condizione economica. Le statistiche riportate in questo capitolo sono basate sull’unione dei campioni di tutti gli anni, cosa che porta a un elevatissimo numero, aumentan do così notevolmente la precisione dei risultati: attualmente, il numero medio di casi per tutti i 163 Paesi è di 7.567. 

Tuttavia, persino in queste statistiche sono presenti parecchi, inevitabili difetti. In molti Paesi agli intervistati è stato chiesto di scegliere se si professavano cattolici, protestanti o cristiani ortodossi. In altri era sufficiente indicare «cristiani», senza ulteriori distinzioni. Pertanto, nello stilare statistiche a livello mondiale, persino coloro che si sono dichiarati protestanti, cattolici o ortodossi devono essere inseriti nella indifferenziata categoria di «cristiani». Lo stesso vale per gli intervistati musulmani. Per molti Paesi non si considera la distinzione tra sunniti e sciiti, pertanto sono tutti etichettati come «musulmani».

Un secondo difetto sta nel fatto che, sebbene attualmente siano circa un milione le persone intervistate, ci sono ancora troppo pochi casi per stilare statistiche affidabili relative ad alcune r eligioni minori, tra cui shintoismo, zoroastrismo, taoismo e confucianesimo. Il che ha reso necessario inserire queste religioni e tutte le altre minori in una categoria residuale, denominata «altri». (Gli ebrei potrebbero essere considerati separatamente, in quanto sono così altamente concentrati in Israele e negli Stati Uniti che è possibile stilare una stima accurata.) Nei prossimi anni, grazie all’aumento della campionatura a livello mondiale, sarà possibile suddividere maggiormente la categoria «altri». 

Per giunta, alcuni hanno risposto di non professare alcuna religione, oppure di essere secolarizzati, o atei, o agnostici. Tutti costoro sono finiti nella categoria «secolarizzati», che così però è assai falsamente gonfiata, anche perché milioni di questi «secolarizzati» dichiarano di aver assistito a funzioni religiose nella settimana precedente!

Un’ultima difficoltà deriva dal fatto che il governo cinese non consente alla Gallup, o a quals iasi altra agenzia straniera specializzata in sondaggi, di porre domande relative all’appartenenza religiosa. Di conseguenza, per la Cina le statistiche sono basate su un campione nazionale di 7.021 persone intervistate nella loro abitazione nel 2007 dalla Horizon Ltd., la più grande e più apprezzata agenzia cinese di sondaggi. Quei dati sono poi stati acquistati dall’Istituto di studi religiosi della Baylor University (di cui sono co-direttore) grazie a un finanziamento della John Templeton Foundation. 

Anche i dati cinesi hanno avuto bisogno di una correzione a causa del grande errore introdotto dalla forte indisponibilità dei cristiani cinesi ad accettare l’indagine e da un’ulteriore tendenza, da parte di coloro che l’hanno comunque accettata, a negare di essere cristiani. Pur con questa correzione, sommare i dati cinesi ha portato a una forte distorsione perché il 75% dei cinesi ha dichiarato di non avere alcuna religione, finendo così per essere inseri ti nella categoria «secolarizzati». Si dà il caso però che la maggior parte di loro si reca spesso nei templi, dove prega varie statue di divinità a cui offre cibo, e che il 72% di quanti hanno dichiarato di non professare alcuna religione ha detto di aver praticato il culto degli antenati nell’ultimo anno. Questa confusione deriva dal fatto che i cinesi hanno una definizione assai ristretta di religione – che riguarda soltanto la partecipazione a un organismo religioso organizzato. Si tenga presente che l’aver inserito i cinesi ha raddoppiato la dimensione numerica della categoria «secolarizzati».

Membri nominali

La tabella 1.1 mostra il numero di aderenti alle principali religioni. Chiaramente, la stima del CIA WF è molto realistica, mentre quella del World Christian Database è di gran lunga troppo elevata.

A livello mondiale, 2,2 miliardi di individui (33%) dichiarano di essere cristiani, superando notevolmente i musulmani, che ammontano a 1,5 miliardi (22%). Numericamente gli indù sono il terzo gruppo religioso, con un miliardo di fedeli (16%), seguiti dai buddhisti con 500 milioni (8%). Gli ebrei sono 13 milioni (meno dello 0,2%), mentre le altre fedi contano 127 milioni di aderenti (2%). I secolarizzati ammontano a 1,3 miliardi (19%).

Tabella 1.1. Appartenenza religiosa nominale a livello mondiale

  numeri percentuali
cristiani 2.243.570.000 33
musulmani 1.480.575.000 22
indù 1.046.389.000 16
buddhisti 507.132.000 8
ebrei 13.106.000 0,2
altri 127.351.000 2
secolarizzati 1.278.657.000 19
totale 6.696.780.000 100,2*
* Percentuale totale superiore a 100 dovuta a errore di arrotondamento. 

Ovviamente, alcuni di coloro che si dichiarano religiosi sono non praticanti.

Per esempio, ci sono europei «cristiani» che non hanno mai messo piede in una chiesa e molti altri che ci sono stati soltanto una volta, quando da bambini sono stati battezzati; altri si dichiarano musulmani, ma non sono mai andati in una moschea.

Come si vedrà, il fatto di non essere praticanti non necessariamente deve equivalere a non-religiosità.

È comunque assai interessante esaminare la distribuzione a livello mondiale dei membri attivi delle varie fedi, qui riportata per la prima volta.

Come vedremo nelle pagine successive, la partecipazione attiva fornisce una visione più significativa delle religioni del mondo di quanto lo sia quella su base puramente nominale. 

Membri praticanti

L’unico metodo di misurazione disponibile della partecipazione attiva è preciso: Negli ultimi sette giorni vi siete recati in un luogo di culto o avete assistito a una funzione religiosa?

La tabella seguente riguarda esclusivamente coloro che, in un modo o nell’altro, nella settimana precedente l’intervista avevano frequentato il rispettivo luogo di culto. Dati comparabili non sono disponibili per la Cina, pertanto la tabella non tiene conto dei cristiani cinesi; cosa che ha un effetto poco rilevante nel caso dei cristiani, ma riduce notevolmente il numero dei buddhisti.

Contrariamente allo stereotipo dei musulmani come ferventi praticanti, il loro numero si riduce quasi quanto quello dei cristiani, se i dati si limitano alla fr equenza settimanale. La tabella mostra anche che oltre 29 milioni di coloro che sono classificati come «secolarizzati» hanno assistito a una funzione religiosa negli ultimi sette giorni.

Tabella 1.2. Partecipazione religiosa attiva a livello mondiale (Cina esclusa)

  numeri percentuali
cristiani 1.166.751.000 39
musulmani 941.394.000 31
indù 686.351.000 23
buddhisti 143.042.000 5
ebrei 3.153.000 < 0,1
altri 63.799.000 2
secolarizzati 29.188.000 1
totale 3.033.678.000 101*
*Percentuale totale superiore a 100 dovuta a errore di arrotondamento.

Complessivamente, quasi nulla cambia quando si esaminano soltanto i membri attivi: il cristianesimo resta di gran lunga la religione più professata (39%), seguita dall’islam (31%).

Rodney Stark
Rodney Stark è sociologo della religione e docente di Scienze sociali presso la Baylor University, in Texas, dove è co-direttore dell'Istituto di studi religiosi. È uno dei maggiori esponenti della teoria della «scelta razionale». Il primo volume pubblicato in Italia dell'autore è stato La vittoria della ragione per le nostre edizioni. 

Il trionfo della fede

RODNEY STARK
Collana: I Leoni
Perché il mondo non è mai stato così religioso
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