venerdì 3 novembre 2017

Recital, Gianfranco Jannuzzo a Fattitaliani: dopo le stragi la Sicilia è cambiata. L'intervista

Al Teatro Ghione fino al 5 novembre “Recital” di Gianfranco Jannuzzo e Renzino Barbera. Intervistare Gianfranco Jannuzzo è sempre un piacere, lo seguo da tempo ma ogni volta colgo sfumature diverse. Partendo da "Recital" la sua forma di spettacolo prediletta, abbiamo spaziato verso altri argomenti.

Orgoglioso di essersi “patentato” alla Scuola di Proietti che gli ha dato la possibilità di destreggiarsi tra vari generi, riuscendo sempre a catturare la complicità del pubblico. Lo fa anche in Recital in cui parla della sua infanzia, della sua Terra in cui ci sono lavori in corso da secoli, del mare che influenza l’umore e delle donne che sono Dio e Terra. Accompagna il Pubblico alla risata ma diventa serio quando parla della sua terra che è passata dallo Stupor Mundi di Federico II all’orrore delle stragi. Il pubblico ammutolisce e lo segue, il silenzio viene rotto da un applauso lunghissimo e Gianfranco ride perché ha piacere di accogliere l’abbraccio finale del pubblico.  
Recital, perché? 
È una forma di spettacolo che prediligo, ciclicamente ho bisogno di saggiare il mio pubblico da solo ed è una grandissima responsabilità perché stare da solo in scena per due ore, ininterrottamente, per il pubblico è faticoso ma se io interrompo diventa faticoso per entrambi. Per mia grande fortuna, mi sono formato alla Scuola di Proietti e ne sono orgoglioso perché mi ha consentito di visitare tutti i generi teatrali, il comico, il drammatico, la pochade, la commedia brillante, quella musicale, senza fare alcuna distinzione di sorta. La disciplina è unica, il rapporto che si crea con il pubblico è di grande complicità e non può che essere quello. Tanto è vero che quest’anno dopo il Recital, riprenderò “Il Berretto a Sonagli” di Pirandello e poi a dicembre, insieme a Deborah Caprioglio, “Alla faccia vostra” una commedia francese di Pierre Chesnot, molto divertente che sarà a Roma a marzo al Teatro Quirino. Recital è Un One Man Show prevalentemente comico anche se in mezzo ci sono dei brani di sapore teatrale, in cui si parla di sentimenti, pulsioni, esigenze, valori umani.  Se lo merito mi fa piacere avere l’abbraccio del pubblico. L’attore ha voglia di recitare e di comunicare e non c’è comunicazione migliore di quella immediata e straordinariamente efficace come quella che passa attraverso le tavole del palcoscenico. In questo spettacolo metto insieme, i miei cavalli di battaglia cioè pezzi rodati che ho già provato tante volte con il pubblico e molti dei quali sono già conosciuti e te li richiedono, con pezzi di sapore diverso, inediti che costituiscono una sorpresa per il pubblico. 

Tra i tuoi cavalli di battaglia quale ami di più e perché? 
Tra i pezzi più famosi che il pubblico mi richiede sempre, c’è “I tre camerieri” che è stato lo sketch con il quale mi sono fatto conoscere ed apprezzare. Sono molto legato ad esso perché siccome adoro i dialetti, in quel modo un po’ virtuosistico ma in realtà molto divertente, spiego la differenza tra i vari dialetti siciliani. La sera della Prima non c’era, l’ho inserito dopo perché molti amici mi avevano fatto i complimenti perché parlavo siciliano ed era facile essendo siciliano. Gli ho risposto che in Sicilia, esistono vari dialetti come in tutte le altre Regioni. Mi sono preso il compito di spiegare a questi amici, le varie differenze e sfumature, usando il dialetto palermitano, catanese e messinese. E’ un pezzo molto efficace e divertente, comico ma che riesce a mostrare un po’ di virtuosismo.
La Sicilia è la terra dello Stupor Mundi di Federico II° ma è anche la terra dell’orrore. Quanto è cambiata la Sicilia da quando eri bambino ad adesso? Ci sono stati cambiamenti epocali e fondamentali, purtroppo a causa di quel fenomeno terribile che ci affligge da sempre. Federico II° aveva lasciato una traccia indelebile per tutti i siciliani già dalla nascita ossia la capacità imprescindibile di vivere e condividere con culture diverse se non opposte alle nostre, a patto di rispettarle e di farle rispettare. A quei tempi, in Sicilia potevano convivere culture diverse come quella musulmana, araba. C’erano culture ebraiche importantissime già ad Agrigento, la mia città natia. Arabi, Greci, Normanni hanno lasciato anche monumenti straordinari come la Cattedrale di Palermo.  I Romani che hanno lasciato templi meravigliosi ed i più bei Teatri del mondo. Da queste Culture abbiamo preso il meglio e nel nostro animo abbiamo la capacità di vivere con gli altri che per noi sono fondamentalmente importanti. E’ dal confronto con gli altri che nasce la nostra complessità di siciliani che adopero come metafora, la complessità e ricchezza che siamo noi italiani e che agli occhi degli altri siamo interessanti proprio perché così diversi tra di noi. 
La Sicilia è cambiata molto perché a causa delle stragi così terribili, contro Falcone e Borsellino e le rispettive scorte, si è creata una linea di demarcazione molto netta tra il prima ed il dopo. Prima di allora, qualche siciliano a qualunque livello, girava la faccia per non ammettere. Dopo quelle stragi ci siamo riuniti, prendendoci per mano, per dire “adesso basta”. C’è stato un cambio anche nell’atteggiamento e nell’insegnamento ai giovani. Si cominciarono a diffondere notizie per dire che i mafiosi sono il male assoluto, sono dei vigliacchi, sparano alle spalle. Non sono uomini d’onore! Che onore c’è ad uccidere un bambino ed a scioglierlo nell’acido? Che onore c’è a chiedere il pizzo a qualcuno che lavora per portare a casa il pane ai propri figli? Che onore c’è ad uccidere un Carabiniere che stava facendo il suo lavoro per 1000 euro al mese? Sono dei disonorati, dei fetenti, escrementi umani ma non uomini d’onore. Per fortuna questa cosa ha attecchito nelle nuove generazioni ma anche in quelle vecchie che hanno sentito finalmente il dovere di insegnare queste cose. È cambiata eccome la Sicilia!


Elisabetta Ruffolo