mercoledì 22 novembre 2017

Libri, Relitti di debole luce la raccolta poetica di Jona. La recensione di Fattitaliani

Aldo Gallina, in arte JONA, è l’Autore di questa Silloge poetica, ma occorre dire che è anche altro: Pittore e Scultore ormai di respiro internazionale.
Ha testimoniato la sua arte facendo molte mostre, varcando i confini dell’Italia; ne citiamo una per tutte: una personale fatta a Cannes, dove ha ricevuto il primo premio, con una scultura contro la violenza sulle donne, figure mai trascurate nei suoi percorsi creativi. Questa sua Silloge è la seconda ed ha titolo: “Relitti di debole luce”. Jona definisce così i resti di grandi momenti di vita lontani nel tempo che il pensiero può evocare dando loro un nuovo vissuto.
Quindi il ricordo si ripropone come scintilla di vita. Nulla si spegne veramente di ciò che abbiamo vissuto. Lo afferma l’Autore, facendo parlare la quieta penombra di un vicolo della sua città natale, Soncino, in un tardo pomeriggio ammantato di solitudine. Questa bella poesia il cui titolo è appunto “Vicolo Soncinese” è stata da lui donata alla Municipalità di Soncino.
Era un suo sogno poterla stampare con un torchio del 1861, presente nel Museo della Stampa di Soncino. Sempre nella sua città ha realizzato un grande evento dal titolo: La Notte degli Angeli, in cui la Poesia si è unita alla Musica, creando atmosfere suggestive ed emozioni che si esaltavano vicendevolmente.
Oltre a raggiungere momenti di grande spiritualità, è stata data la possibilità di concorrere a dei ragazzi, facenti parte di una banda, esprimendosi con pillole di musica composta da loro stessi. Questo Autore è singolare, estremamente singolare, aperto ad incentivare i giovani talenti, a stimolare la loro creatività. Per JONA bisogna essere allievi della vita: imparare, conoscere, creare: sono stati dell’essere che la rendono un infinito presente, reso eterno dall’Arte. 
Nella sua arte JONA esprime l’attrazione per ciò che non si conosce, la voglia di essere rapito da un cosmo animato, che ci è precluso dal mistero che avvolge l’infinito. Il suo cielo è “a pois” come lui dice in una sua poesia. Ci sono due fronti in ogni vita: avvenimenti distratti che fanno raggruppare il tempo e le esperienze adiacenti all’anima che ne fanno dilatare la percezione. C’è quindi in JONA una grande consapevolezza di ciò che è la realtà e la spiritualità. E’ netta la distinzione di quanto profonde siano le sue radici. C’è concretezza in lui, non ci sono sprechi di parole ed ha la preziosa capacità di esprimere in poche righe, ad esempio, la valenza della figura paterna che lascia ciò che ha subito. Quindi una eredità tramandata, un vissuto da subire, sperimentando altro con la propria diversità, per arrivare a capire che quello che noi siamo è la sintesi finale di ciò che abbiamo vissuto.

In questo concetto c’è anche la forza dell’accettazione senza mai rassegnarsi, JONA è un creativo e sa che l’anima dell’accettazione è la curiosità. La materia plasma ciò che la mente, in un continuo mutamento, suggerisce,”trasformazioni materiche spostano assetti mentali”. Ci dice: Questa è la Vita, un giorno mai uguale all’altro, con dei vuoti che sono poi alla base delle nostre scelte. Non trascura il valore ed il peso del dolore, della sofferenza e, sempre con sinteticità, tocca grandi scogli come la violenza che alberga in ognuno di noi, che ogni giorno ci percuote con la sua pena, creando muri e cancelli che ci rendono uomini soli.
Così ci parla dei terremoti dell’anima, del tendere dell’uomo all’immortalità, ben sapendo che il suo compito terreno tende alla decomposizione. Non sorvola sul nero che ci sovrasta, sulle dipendenze che ci schiavizzano, sulla mancanza di rispetto che impera in questo mondo che si deve conoscere per non temerlo e combatterlo per difendersene. Una poesia fatta di luce e di ombre, ma niente ridondanze, termini barocchi, immagini in eccedenza. Riesce, con pochi versi, saturi di vita, a raccontarci la sua “Poesia senza tempo”, il suo mondo, le figure amate, che il tempo ha risparmiato senza farle cadere nell’oblio: il fruttivendolo anziano, il motorino del nonno, il parrucchiere opportunista, la grande nevicata. Stupisce che abbia già raggiunto la capacità poetica di esprimere se stesso con ordine, con intensità e chiarezza, che rendono leggibile il suo cospicuo mondo interiore.
JONA possiede l’Arte e l’Arte possiede JONA, in ogni sua forma. Può esprimersi con le parole, con i colori e con le figure, ecco perché raggiunge la completezza.
Nei suoi mondi vivono spesso le figure degli angeli come energie luminose, che fanno da scudo alla nostra anima, alimentata da un soffio divino. I suoi angeli sono “udibili” ci sorreggono e spesso convivono con la diversa abilità, corpi inusuali entro cui vivono anime talentuose. Essi compensano la miseria umana, l’incapacità perduta dell’uomo di coltivare la favola, l’aver tolto le lucciole ai bimbi, la poesia ad un prato notturno, l’essersi reso divulgatore di false verità. Come uomo del suo tempo, l’Autore non può non rilevare che camminiamo in un deserto di cenere, avvolti dalla solitudine e dalla violenza ma ci dice anche che ci si può risvegliare. Nel profondo di ognuno di noi c’è un fiore che può sbocciare con la nostra immaginazione, dando colore e valore alla nostra vita. In una Poesia amara quanto bella:”Alzheimer” ce lo dimostra, dando alla solitudine il valore di uno spazio protettivo per chi ha smarrito sé stesso. Abbiamo dinanzi un Poeta di pregio, non usa forzature, né nei concetti esprime ciò che sente di essere con garbo e delicatezza.
Per lui la Poesia è fonte di ricerca, superando le apparenze dilaganti del teatro della vita.

Il cambiamento è rinascita, la necessità di vivere più vite, il potersi osservare attraverso le sue creazioni, il nascondersi dietro ciò che lui è per darsi l’opportunità di essere altro. Molto toccante la vena riparatrice della Poesia che porta il titolo:
 “Deportato nr.2612 1969”. In soli tre versi trasforma il dolore cieco e la violenza che hanno privato l’uomo della sua umanità identificandolo con un numero, in una combinazione che si schiude al valore della vita, riscattandosi dalla violenza subita con l’amorevolezza e la generosità del perdono.
Trovo giusto lasciar concludere al Poeta questo mio tentativo, mi auguro riuscito, di regalarvi la sua anima con dei versi dedicati alla Poesia:” Grazie, ora sono come un fiore, che ha bisogno del sorriso del cielo per aprirsi e del suo pianto per crescere. Tu sei il mio unico cielo”
Caterina Guttadauro La Brasca  

Foto copertina: Francesco Premoli