mercoledì 1 novembre 2017

Gabriella Greison racconta Marie Curie e Hedy Lamarr: entrambe formano la vita di ciascuno di noi. L'intervista di Fattitaliani

Il 7 novembre, Sala Umberto di Roma, Gabriella Greison in “Due donne ai Raggi X. Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io” di Gabriella Greison e Giampiero Cicciò che cura anche la regia. 

Il 7 novembre non è una data scelta a caso, è il giorno in cui in tutto il mondo si festeggiano i 150 anni dalla nascita di Marie Curie, due volte premio Nobel. Lo spettacolo celebra la sua vita di “grande scienziata” come amava definirla Albert Einstein che aveva un grande rispetto per lei. Da un recente sondaggio si è scoperto che Marie Curie è la scienziata che conoscono tutti, in qualsiasi Nazione.  Utilizzando la vita di un’altra donna, Hedy Lamarr, scienziata ed inventrice del Wi-Fi moderno, ed allo stesso tempo star di Hollywood (la ricordiamo tutti in “Sansone e Dalila”) con le sue debolezze, le sue passioni smodate ed il suo spirito libero, rispetto a quella di Marie con i suoi baratri e le sue mete raggiunte, con le sue origini umili e la poca cura di sé, eppure le loro vite s’intrecciano e si amalgameranno in modo tale da non avere più confini. Due donne che hanno combattuto contro la società maschilista del tempo. Utilizzerà la vita di Albert Einstein che in quel periodo era in America ed era un grande fautore di cinema ed amico di Charlie Chaplin. Ci saranno i grandi opposti come Dio e la Scienza, il Bene ed il Male che s’incontreranno e si mescoleranno ed entreranno nella vita di ognuno di noi, perché anche noi viviamo di duplicità e potremo ben presto identificarci in Marie Curie “Grande scienziata” con le fattezze di un genio. L'intervista di Fattitaliani.
Dalla Fisica quantistica a Marie Curie, celebrata nel 150° anno dalla sua nascita…  
Lo spettacolo era “1927 -Monologo Quantistico” ed ha avuto un enorme successo, l’abbiamo portato in giro per tutta l’Italia. Quattrocento, cinquecento persone a sera. Quasi sempre sold-out. La Produzione era Teatro Menotti, il Regista era Emilio Russo. Quest’anno per i 150 anni dalla nascita di Marie Curie, insieme a Giampiero Cicciò, ho creato questo monologo che si intitola “Due Donne ai Raggi X” ed il sottotitolo è “Marie Curie ed Hedy Lamar, ve le racconto io”. Racconteremo la storia di Marie Curie con i suoi alti e bassi ed il suo lato umano e non la storia della Madre della Radioattività che l’ha portata a vincere due Premi Nobel, sia in fisica che in Chimica. Quello è fondamentale ma lo conosciamo tutti. Racconterò invece i suoi lati umani che la caratterizzano e sono poco conosciuti. Analizzeremo anche la vita di Hedy Lamarr, poco conosciuta ma era la donna più bella del mondo, prima dell’arrivo di Marilyn Monroe. E’ stata anche lei una scienziata, inventrice del Wi-Fi moderno. Entrambe messe insieme, miscelate, mischiate, creano le vite di tutti noi, perché insieme con le loro sfumature, con i loro lati caratteriali poco definiti, formano la vita di ciascuno di noi. Chiunque può identificarsi. A volte la fisica è una metafora bellissima.
Parli della vita privata di Marie Curie ma ha avuto tempo per il privato?
Tutti pensano che i fisici siano sempre chiusi nel loro laboratorio, con gli occhialini a fondo di bottiglia e non vedano mai la luce, invece ha avuto una vita anche piccante. Dopo che Pierre Curie era morto da diversi anni, ha avuto anche un amante che è arrivato a tradire la moglie e la sua famiglia per lei. Ha dovuto combattere cinque duelli per Marie Curie per salvare l’onore perché in quei tempi, nel 1911 non era possibile fare una cosa del genere. Finivi sulle prime pagine dei giornali per lo scandalo immenso. La vita di Marie Curie è stata immensa, ha avuto anche lei i suoi dubbi, le sue esitazioni, i suoi drammi e racconteremo questo.
Un grande amore per Marie Curie da parte di Pierre che rifiuta il Nobel perché lei non era stata citata. 
Esatto! L’amore può nascere anche in laboratorio e Pierre Curie s’innamora innanzitutto della ragazzina che piangeva quando il temuto Ispettore Oberg degli Istituti Privati di Varsavia l’aveva interrogata sulla storia della Russia Zarista, mentre lei aveva preparato e studiava in classe la storia della Polonia, perché era cresciuta a Varsavia. A Pierre Curie, piaceva questo di lei, il fatto che era semplice, umile. A Marie Sklodowska (il cognome da ragazza), di Pierre piaceva il fatto che non fosse mai sceso a compromessi con la politica e contrattato la libertà con il denaro. Formavano una coppia pazzesca. Si sono amati dal primo all’ultimo giorno della vita di Pierre che morì nel 1906 travolto da una carrozza e lei con ostinazione ha portato avanti i suoi studi ed ha portato a casa due Premi Nobel, un record assoluto.
Non è mai sceso a patti con la politica, accade lo stesso anche oggi. 
E’ sempre incredibile fare dei confronti su quanti soldi arrivino di finanziamento agli Istituti di Ricerca e tutti quei soldi magari rappresentano il cartellino di un giocatore di calcio. A me sembrano delle cifre pazzesche che girano in altri ambiti e nella ricerca non arrivino. Noi stiamo dimostrando che a Teatro le persone vogliono conoscere queste vite, vogliono sapere queste storie ed è questa la cosa bella.
Grandi battaglie di Marie Curie allora, secondo me le battaglie per noi donne non sono ancora finite. 
Certamente non abbiamo ancora finito però lei ci ha fatto vedere qual è la strada da seguire, ha combattuto fino agli ultimi giorni della sua vita, cercando di andare in tutti gli Istituti, in tutte le Scuole, in tutte le Classi, invogliando le donne a continuare, ad andare avanti, di non fermarsi perché le stavano prendendo in giro. Negli ultimi anni con le poche forze che aveva, ha cercato di tenere su con la forza, tutte le ragazze che stavano crescendo. Io quella forza che ha trasmesso, l’ho presa tutta.
Perché questo spettacolo non viene portato nelle scuole? 
Può essere che lo proporremo nelle scuole, anzi deve arrivare nelle scuole perché ci sono sempre delle persone illuminate che capiscono, come hai capito tu, come ho capito io. Quando le trovi, io sono felice. Basta trovarne una che poi a ruota ne capisce un’altra. In questi casi sono i punti isolati che fanno la forza, come lo sono state la vita di Hedy Lamarr, di Marie Curie, la massa pensava ad altro ed aveva eretto un muro fatto di mattoni, con preconcetti, vecchi pregiudizi, convenzioni e Marie Curie ha buttato giù col suo sguardo che andava oltre le convenzioni del tempo. Noi facciamo la stessa cosa nella vita di tutti i giorni perché è in quello che ci possiamo identificare. 
Elisabetta Ruffolo