sabato 25 novembre 2017

Antonello Costa, in "Mastercost" il divertimento è servito, tra il varietà e il calembour. L'intervista di Fattitaliani

Volete ridere di gusto? Fino al 26 novembre, al Teatro Nino Manfredi di Ostia, “MASTERCOST. Lo spettacolo è servito” con Antonello Costa. Giampiero Perrone, il corpo di ballo di cui fa parte Annalisa Costa che è anche coreografa dello spettacolo.

La comicità servita in cucina. Sketch, gag, battute servite come antipasti, primi, secondi e dolci squisiti! Qualche nome? Bruschette di battute miste, riso a crepapelle, tonno più tardi, fino al caffè ed ammazzacaffè. 

Uno spettacolo che sta tra il varietà ed il calembour!
A proporre le portate, il bravissimo Giampiero Perrone, uno chef con l’erre moscia che si chiama Platini, Mitterand, Le Moko, per gli amici Jean Pierre Peron. Re della scena Antonello Costa che da solo ci delizia con le canzoni comiche, macchiette e piatti della tradizione. L’idea della commedia nasce dopo aver letto un articolo sul cibo che regala buonumore. Loro in 1 h e 10’ ci riescono alla grande. Il divertimento è uno dei migliori piatti di questo ristorante. Si ride, non si pensa a nulla, si dimenticano i problemi ed il conto è il costo del biglietto.

C’è l’omaggio alla canzone napoletana “chella là” di Renato Carosone, “Io mammete e tu” di Domenico Modugno cantata e ballata a tempo di  tip tap, poi il personaggio Maurizio il collaudatore di supposte; lo sketch dal titolo L’Andrologo. Raffaello Piombo, il cugino calabrese di Tiziano Ferro; il balbuziente Arcangelo Bottiglia; la parodia di Shakira, interpretata da Antonella Costa, ed il monologo di un uomo di marca.

Gran finale con la storia della “magic dance” e con il bis dell “kitmancula”, danza russa liberatoria per evitate lo stress quotidiano.

Platini, Mitterand e Le Moko, come ma questi tributi all’inizio dello spettacolo? Veramente l’omaggio è a Totò che io e Giampiero amiamo e non alla Francia. Siccome lui fa il cuoco francese ed ha l’erre moscia, fa ridere il fatto che li si chiami Platini, Mitterand, Le Moko, per gli amici Jean Pierre Peron.

Il divertimento è uno dei migliori ingredienti di questo ristorante. E’ un po’ di tempo che questo spettacolo è in scena, il successo è sempre lo stesso e soprattutto gli ingredienti sono uguali o avete aggiunto qualcosa? Per fortuna quello che abbiamo scritto l’anno scorso a marzo, al primo debutto a Roma, è rimasto lo stesso, nel senso che quando lo scriviamo è per un pubblico di tutt’Italia. La sera della prima, a parte l’omaggio alla canzone napoletana ma che comunque è italiana, tutte le battute faranno ridere da Bolzano a Gela. Ciò è fondamentale perché non ci piace cambiare città per città, invece lo spettacolo rimane al 97% identico, poi magari invece di dire una via o una piazza di Roma, ne citiamo una della città in cui siamo. 
La risposta alle vostre battute sarà la stessa anche a Bolzano? 
Non ti so dire, andremo il 5 dicembre. Degli amici mi hanno detto che il pubblico risponde, credo che gli piacerà molto. Non so se sono abituati ad essere coinvolti ma anche quello fa parte del mestiere ed è divertente. 
Com’è nata l’idea di far ridere parlando di piatti culinari? Qualche anno fa avevo letto un articolo sul cibo che dà buonumore. Mangiando bene, sei allegro. Non possiamo cucinare in scena, quindi invece di Master Chef, Mastercost e ogni pietanza è una portata comica. Devo dire che il pubblico con questo schema molto semplice e poi Giampiero è bravissimo a fare il padrone di casa, scherza con il pubblico e dice “adesso l’antipasto, poi i primi, i secondi e per finire il dolce”. Abbinare un piatto alla comicità è stata una risposta brillante. 
Ho notato che quando canti, traduci il napoletano che è una lingua universale. Perché? 
La mia formazione comica è romana e napoletana ed essendo un comico trasversale, adoro le macchiette dell’avanspettacolo degli anni ’30, ’40 e ’50 quindi in ogni mio spettacolo c’è sempre una macchietta napoletana. In questo c’è anche l’omaggio a Modugno con “Io, mammeta e tu””. Come antipasto c’è anche “Chillallà” che facciamo prima lento e poi arrangiato all’americana ma sono gli unici momenti in napoletano. Poi ci sono i personaggi: Maurizio, il pezzo sulla moda, c’è lo sketch dell’andrologo, Sergio uno dei miei migliori personaggi, il paziente di uno psicologo. Mi preoccupo sempre che lo spettacolo abbia una varietà di offerta comica. In questo caso noi offriamo tanti tipi di comicità diversa.
Una battuta è “Uno sguardo al futuro ma con un occhio al passato”. Qual è il ricordo più piacevole legato al passato e quali saranno i tuoi prossimi impegni? Sono uno che guarda sempre avanti, cerco di ricordarmi più che le cose belle, gli errori in modo da non ripeterli. Essendo siciliano, sono molto ottimista e positivo. Per fortuna le cose belle sono tantissime. Ieri sera, debuttare in un teatro che non mi conosce e sentire il pubblico che rideva e partecipava in una certa maniera, è sempre bello perché ti rendi conto che il lavoro che fai per uno spettacolo, ti porta poi a raccogliere i frutti. Guardo indietro e sono contento di quello che ho fatto. Guardando avanti mi preoccupo di finire questo spettacolo e di prepararne uno nuovo ed ogni anno, aggiungere nuove piazze al mio tour. Quest’anno abbiamo aggiunto Bolzano, Reggio Calabria e Gela. E’ questo ciò che mi auguro per il futuro.

Elisabetta Ruffolo