sabato 21 ottobre 2017

Teatro, Massimo Dapporto è “Un borghese piccolo piccolo”. L'intervista di Fattitaliani: il pubblico s'identifica nella storia

Fino al 5 novembre al Teatro Eliseo “Un borghese piccolo piccolo” tratto dal Romanzo di Vincenzo Cerami. Adattamento e Regia di Fabrizio Coniglio.  Con Massimo Dapporto, Susanna Marcomeni, Roberto D’Alessandro, Federico Rubino. 

Massimo Dapporto è un protagonista perfetto nel ruolo di Giovanni Vivaldi tanto che ne è l’alter ego. Testo articolatissimo che spazia tra Commedia, Dramma e Tragedia. Un ritratto di agghiacciante attualità raccontato con il sorriso. Un’Italia che assomiglia molto a quella di adesso, soprattutto per la corruzione e la giustizia fai da te.
Ognuno di noi è Giovanni Vivaldi ed è questo il motivo per cui il personaggio non è odiato ma rientra nelle simpatie del pubblico che lo applaude perché si sente rappresentato.
Chi è Giovanni Vivaldi? 
È il mio alter ego o meglio io sono l’alter ego di Giovanni Vivaldi. È un padre e come tutti i padri è disposto a qualsiasi cosa pur di favorire la carriera del figlio. È disposto ad iscriversi alla massoneria per favorire il figlio, riesce ad ottenere un compito sotto banco per quanto riguarda il concorso che il figlio deve fare per entrare nel ministero, è convinto che ormai il posto sia assicurato ed invece durante una rapina compiuta da un delinquente comune, il figlio viene colpito da una pallottola vagante e muore tra le braccia del padre. In quel momento Giovanni Vivaldi non ha più un futuro perché tutte le sue speranze muoiono con il figlio ed a quel punto decide di vendicarsi e di uccidere l’assassino del figlio. Ci sono molte sfaccettature per questa riduzione ed adattamento del Film per il Teatro da parte del Regista Fabrizio Coniglio. Dall’inizio fino a quando scoppia la tragedia, lo spettacolo presenta anche punte di divertimento. C’è proprio il passaggio dal divertimento all’emozione e addirittura alla commozione e al pianto e questo serve a far salire il livello dello spettacolo.
Sono passati quasi quarant’anni dal Film ma l’Italia di quell’epoca non è cambiata affatto… 
L’Italia non è cambiata neanche prima di quell’epoca e non so se avremmo la forza caratteriale per poterla cambiare noi italiani. Si spera nelle nuove generazioni ma non gli stiamo dando un buon esempio. Tutte le azioni nefande sono sempre molto attuali nel nostro Paese perché sono parte del nostro DNA. Ci sono soprattutto due elementi, quello della corruzione e quello della giustizia fai da te che colpiscono molto il pubblico ed anche le loro fantasie. Chi non ha un nemico nascosto e vorrebbe eliminarlo oppure vendicarsi? Il pubblico lo riversa nel personaggio di Giovanni Vivaldi ed è per questo motivo che, alla fine, il personaggio non è odiato ma è nelle simpatie del pubblico e lo applaude perché si sente rappresentato.
Sei un protagonista perfetto, cosa hai provato quando ti hanno dato la parte? 
Un po’ di diffidenza, non conoscevo Fabrizio Coniglio perché è un paio di generazioni più giovane di me. Mi ha fatto leggere il lavoro che aveva fatto sul romanzo di Cerami e l’ho trovato molto giusto e corretto nei confronti dell’Autore, soprattutto per la fedeltà alla storia. Un po’ alla volta ho lavorato dentro al personaggio, vivevano tutti dell’interpretazione di Sordi, ho visto il Film un paio di volte, ho letto anche il Romanzo ma mi sono accorto che c’era la possibilità di trasformare il personaggio secondo la chiave di lettura che forniva Cerami ed ho capito che offriva delle sfaccettature sia di potenzialità come criminale ed anche di volgarità che non avevano sottolineato gli sceneggiatori del Film. Mi sono mosso su questa linea e penso di aver fatto qualcosa di diverso. Come tutti gli attori, vado in scena per portare la propria impronta digitale e tocca al pubblico apprezzare o meno. 
Vivaldi è un naufrago solitario o cosa? 
Parte da un pezzo di terra che si stacca e diventa un’isoletta sulla quale ci sono anche la moglie ed il figlio e poi un po’ alla volta diventa un Naufrago solitario.
Per la prima volta a Teatro a Borgio Verezzi e adesso a Roma. Come reagisce il pubblico? 
Continua a reagire molto ma molto bene. In una maniera che ci ha sorpreso. I primi tempi sapevamo che questo spettacolo era il racconto di una tragedia ma c’erano anche delle cose divertenti, tipo come ci si iscriveva alla massoneria. Però non pensavamo che avesse tanto successo. Un grande riscontro di pubblico che viene a trovarci in camerino commosso oppure divertito e questo non ce l’aspettavamo. Mi sono chiesto a lungo quali sono i motivi di questo successo e poi alla fine ho capito che è il fatto di identificarsi nella storia.
Perché Giovanni siamo ognuno di noi…  

Elisabetta Ruffolo