sabato 7 ottobre 2017

Libri, “Resistere non serve a niente” di Walter Siti: romanzo noioso e scontato dall’inizio alla fine. La recensione di Fattitaliani

Walter Siti, “Resistere non serve a niente”, Ed. Rizzoli, Milano, 2012. Recensione di Andrea Giostra




Vincitore del premio Strega 2013, il romanzo di Walter Siti non riesce mai a catturare il lettore con la sua narrazione. La storia è sì interessante e, per certi versi, nuova per il fatto di essere ambientata in Italia. La cronaca testimoniata e il romanzo narrato quasi mai riescono a fondersi per divenire convincenti e catturare il lettore che attende, fino alla fine, di sentire finalmente pulsare un battito d’emozione, di essere sfiorato da un accenno di pathos. Nulla di tutto ciò.
Il romanzo sembra artisticamente costruito col solo obiettivo di partecipare e vincere un concorso letterario: ed in effetti questo risultato Siti lo ha brillantemente raggiunto.
“Resistere non serve a niente” non passerà certo alla storia della letteratura italiana, come arditamente si sono affrettati di scrivere alcuni critici letterari della stampa nostrana.
Siti descrive asetticamente tante verità della politica, del malaffare, delle oligarchie, dell’incontrastato potere economico delle organizzazioni criminali, della finanza e delle potenti multinazionali. Ma sono verità note ed arcinote alla cronaca finanziaria, politica e criminale che il cinema e la letteratura internazionale percorrono già da diversi lustri.
L’originalità, se c’è, si trova, a cercarla, come detto, nell’ambientazione italica.
La democrazia è morta per lasciare il suo posto ai grandi interessi economico-finanziari delle potenti oligarchie internazionali? Se è questo il messaggio che vuole lanciare Siti, bisognerebbe chiedersi, prima ancora, se la democrazia in Italia è mai nata.
Ma questa, chiaramente, è un’altra storia e meriterebbe un altro racconto, un altro romanzo.
In due parole, il romanzo è deludente e assolutamente commerciale, nell’accezione “usa e getta” di Latouche.
Da leggere solo per chi volesse rendersi conto di come va scritto un romanzo noioso e scontato dall’inizio alla fine; tranne che nella interessante narrazione dell’esperimento scientifico di “economica casalinga” realizzato con sette “scimmie cappuccine” da Keith Chen, docente di economia dell’Università di Yale.
Ma almeno questa “sorpresa” la lasciamo al lettore che arditamente volesse acquistare questo libro!

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ANDREA GIOSTRA