venerdì 13 ottobre 2017

Les Dodi, Fattitaliani intervista Edoardo Menichelli: a Bruxelles mancava una vera gelateria artigianale

A Bruxelles la presenza degli italiani è sempre stata massiccia e la cucina nostrana è ovviamente sparsa in tutto il Belgio. Eppure, si è sempre alla ricerca minuziosa di posti e specialità che possano restituire l'essenza e il gusto dell'autentico prodotto made in Italy o comunque all'italiana, nel senso cioè di freschezza, genuinità e semplicità.

Fra i simboli del gusto italiano c'è senza dubbio il gelato e da qualche mese nella capitale europea si ha un'altra ghiotta opportunità di assaggiarne uno (anzi, tanti!) presso Les Dodi. Gelateria artigianale italiana.
Mi presento all'appuntamento con un quarto d'ora di anticipo e all'interno un giovane (l'orario di apertura è alle 12,30) è talmente concentrato sulla preparazione del gelato che quasi non si accorge di me.
Sono piacevolmente stupito che il giovane sia proprio il titolare, Edoardo Menichelli il cui spontaneo atteggiamento di accoglienza richiama una delle qualità universalmente riconosciuta alla maggioranza degli italiani.
«Ho 22anni, sono di Roma - confessa a Fattitaliani - e sono qui da circa un anno. A dire il vero conoscevo la città perché mio padre già ci aveva lavorato, dunque da piccolo venivo durante l'estate. Poi mio padre è tornato a lavorare qui e pure io per aprire questa gelateria artigianale. Quest'anno ho studiato il francese, sbrigato le faccende burocratiche e finalmente il 22 luglio ho aperto l'attività». L'intervista.
Perché hai deciso di aprire una gelateria?
Mi è sempre piaciuta la cucina e la ristorazione in generale, poi nello specifico il gelato è una mia passione: pensavo che una gelateria a Bruxelles fosse una bella idea, che mi ha conquistato sempre di più man mano che prendevo delle informazioni e mi è sembrata una scelta scontata.
Tu che studi hai fatto?
Ho fatto il liceo classico e poi ho lavorato in un paio di ristoranti sia come cameriere che come aiuto cuoco. In seguito, ho deciso di intraprendere questo braccio della ristorazione e ho fatto dei corsi a Roma e Bologna.
Prima di aprire la tua attività, ti sei informato sul mercato belga: che cosa offriva e che cosa mancava? Le gelaterie ci sono...
Sì, ma non una vera gelateria artigianale. Ci sono delle catene sia belghe che estere: non c'era una gelateria artigianale nel modo in cui la intendono gli italiani, nel fatto cioè di seguire la stagionalità, utilizzare le migliori materie prime possibili. Nel mondo del gelato la prima cosa che t'insegnano è distinguere il gelato (l'artigianale) e l'ice cream (quello industriale, confezionato): in Belgio c'era principalmente ice cream e anche quello che potesse somigliare a un gelato artigianale era come quello che fanno in Nord Europa, cioè molto freddo, pesante, con molti grassi; però, gli stessi belgi preferiscono il gelato come si mangia in Italia e allora fare un gelato come esattamente si fa in Italia e portarlo qui mi sembrava fosse una splendida idea. 
Viene apprezzata questa scelta?
La comunità italiana ha apprezzato moltissimo e tantissimi vengono, ma anche gli stessi belgi apprezzato tantissimo questo gelato e molti mi dicono che ci ritrovano lo stesso gusto di quello provato nelle loro vacanze italiane.
C'è una distinzione fra i gusti che prediligono gli italiani da quelli belgi?
Sì. Ho notato che i gusti alcolici, che in generale non vanno benissimo in Italia né all'estero, nonostante la grande tradizione della birra, neanche il Belgio li ama in modo particolare e si registrano gli stessi volumi di vendita che in Italia. Inoltre, i formaggi italiani (ricotta, mascarpone...) nel gelato non vengono particolarmente apprezzati dai belgi, mentre dagli italiani sì. Una cosa che accomuna sono i gusti dove c'è del croccante, un biscotto: i belgi apprezzano di più anche la frutta soprattutto pesche, albicocca, mango, frutto della passione... Prima o poi farò il gelato allo speculos.
Non ti hanno ancora chiesto il gelato alla birra?
No, io infatti avevo in mente di farlo, ma vedendo che i gelati alcolici non vanno molto...
Garantire l'artigianalità del prodotto comporta dei costi in più...
Certo. Quello che fa il prezzo del gelato è il sapore caratterizzante. Se si utilizza la vaniglia del Madagascar che è arrivata a 900€ al chilo, o il pistacchio dop di Bronte ha un costo differente o la nocciola e così via. Però il vantaggio di una gelateria artigianale è che se utilizzi materie di prima qualità, anche se non ti trovi in un posto di passaggio o al centro, le persone a quel punto tornano appunto per il gelato che non puoi trovare altrove e vengono apposta. 
Più richiesta la coppetta o il cono?
La coppetta.
E la brioche è richiesta?
Così così: più gli italiani che i belgi che non sono abituati.
L'attività sta andando bene?
Bisogna considerare che sono all'inizio, dunque va bene. La stragrande maggioranza delle persone tornano perché il gelato piace moltissimo: ho aperto tardi con la stagione praticamente finita e sono sicuro che la prossima stagione, continuando a tenere un livello alto di qualità, andrà ancora meglio.
Ultima domanda: perché "Les Dodi"?
Quando ero piccolo, mia sorella, più grande di due anni, non riusciva a pronunciare il mio nome e mi chiamava "Dodo". Poi, crescendo, io chiamavo lei "Dada" anziché Giordana. Insieme, quindi, ci chiamavano "i Dodi": il nome, semplicemente francesizzato, diventa "Les Dodi" il cui suono è bello all'orecchio.
Giovanni Zambito.

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