mercoledì 4 ottobre 2017

Fiore di Cactus, Fattitaliani intervista Maximilian Nisi e Benedicta Boccoli: al Teatro della Cometa fino al 22 ottobre

Maximilian Nisi e Benedicta Boccoli vi aspettano al Teatro della Cometa di Roma, dal 4 al 22 ottobre con Fiore di Cactus di Pierre Barillet e Jean- Pierre Grédy. Regia di Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovesi.

Un classico della commedia brillante che fa molta presa sul pubblico e divertendo riesce a raccontare grandi verità sulla vita, sull’amore, sul dolore e su tutte le debolezze umane. Risate assicurate! 
Chi è Stefania Cincotti? 
Benedicta: E’ il personaggio più brillante e carino che fino ad oggi abbia mai interpretato. Come attrice è impossibile non amarlo perché è pieno di fragilità e questo lo rende simpatico agli occhi del pubblico. Apparentemente la Signorina Cincotti è una donna insopportabile, scontrosa, rigida, a tratti urticante, ma a poco a poco, sciogliendosi e lasciandosi andare, riesce a tirar fuori la sua parte più dolce ed umana. Mi è capitato spesso di accettare di interpretare un personaggio perché mi sono innamorata perdutamente delle sue debolezze. Ecco, questa è una di quelle volte. Adoro questo personaggio.
Maximilian: Stefania Cincotti è la mia fedele assistente. E’ una presenza importante, direi quasi determinante, per il regolare svolgimento della mia giornata. Mi aiuta in studio, prepara i panini del mio pranzo, mi compra le camicie, i calzini, mi ricorda gli appuntamenti. Non potrei vivere senza il suo preziosissimo aiuto. È come una madre/moglie attenta e premurosa e come tale non può che essere da me amata e al tempo stesso profondamente odiata. 
In "Fiore di cactus" sono Giuliano Foch, un facoltoso dentista. 
Un ruolo inconsueto per te...
Sì. Quando mi è stato proposto ho pensato che non fosse un ruolo giusto per me. Nell'immaginario collettivo il Dottor Foch non può che avere la fisicità, la voce e l'aria sorniona di Walter Matthau, che lo ha magnificamente interpretato nella versione cinematografica nel 1969 diretto da Gene Saks.
In verità leggendo la pièce teatrale ho poi scoperto che Giuliano Foch non è altro che un uomo di quarant' anni, farfallone ed allergico al matrimonio. Quindi la distanza tra lui e me si è decisamente accorciata. Certo, Foch è un bugiardo patologico, io lo sono meno anche se devo riconoscere che dire qualche bugia, di tanto in tanto, può essere liberatorio. 
E così ho accettato di interpretare questo ruolo e mi sono mosso su territori a volte conosciuti a volte no e devo dire che, alla resa dei conti, si è rivelato un lavoro intrigante.
In questa pièce si parla di bugie...
Benedicta: Sì, ed è un argomento vincente. La bugia in teatro è l'equivoco fondamentale che fa procedere l'azione. È il sale. Chi non dice bugie? Tutti le diciamo: i bambini, gli adulti, gli anziani; chiunque può riconoscersi in questo testo e la catarsi che ne deriva e senz'altro divertente. È un tema perfetto perché genera situazioni esilaranti.
Maximilian: In teatro le bugie creano un bel gioco. Quando una bugia ne genera un'altra e questa a sua volta, per sopravvivere, non può che generarne un'altra ancora il miracolo si compie. Una catena di bugie senza fine non possono che stupire, divertire e raccontare.
Giuliano Foch è un bugiardo seriale che fino alla fine spera di farla franca ma, ahimè, così non sarà.
Giorgio Barattolo, il direttore artistico del Teatro della Cometa, ha dichiarato che con la Stagione di quest’anno vuole alternare momenti di comicità a momenti di riflessione. Vi sembra che "Fiore di Cactus" sia uno spettacolo in linea con questa sua necessità? 
Benedicta: Questo testo è una macchina da guerra, da più di cinquant’anni viene rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo con grandissimo riscontro sia di critica che di pubblico. È un testo estremamente empatico che sa creare una sinergia perfetta tra attori e pubblico. È un passaggio di energia potente tra gli attori che lo interpretano, a volte improvvisando, e il pubblico che assiste.
Maximilian: "Fiore di Cactus" è una commedia che fa sorridere e in qualche momento anche riflettere. I personaggi sono credibili perché, nel bene o nel male, sono umani ed è veramente molto difficile non riconoscersi in loro e nelle dinamiche raccontate. Il finale è poetico. C'è una parte ludica e una più profonda. Si, credo che possa essere sicuramente una buona scelta per la Stagione ormai prossima del Teatro della Cometa.
Lo spettacolo ha debuttato due estati fa a Borgio Verezzi, in occasione del  50esimo Festival Teatrale e poi?  
Benedicta: Lo scorso anno lo abbiamo portato in diversi teatri del Nord Italia. Quest’anno ripartiamo da Roma e poi debutteremo in Svizzera, in Sardegna, in Veneto, in Emilia Romagna, in Trentino, in Lombardia e in altre città italiane.
Il pubblico come ha risposto? 
Maximilian: La storia è molto articolata e lo spettacolo, anche se agile, non è molto corto. Eppure, nonostante la lunghezza, il pubblico sta con noi e ci segue con vivo entusiasmo. È preso dalla vicenda e si affeziona moltissimo ai personaggi. 
Benedicta: Lo scorso anno a Borgio Verezzi, durante la terza recita è piovuto e non abbiamo potuto portare a termine lo spettacolo. Il pubblico è rimasto immobile, seduto sotto la pioggia senza ombrello: voleva assolutamente sapere come andasse a finire la storia.
Elisabetta Ruffolo


di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy
con Benedicta Boccoli, Maximilian Nisi
e con Anna Zago, Piergiorgio Piccoli / Daniele Berardi, Thierry Di Vietri, Matteo Zandonà, Anna Farinello, Ilaria Pravato, Federico Farsura
regia Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovese
musiche a cura di Stefano De Meo

scenografia Adriano Pernigotti 

realizzazione scene Palcobase

luci e fonica Samuel Donà

costumi Rosita Longhin

service tecnico Claudio Scuccato - Sia Idee

assistente alla regia Federica Bassi

produzione Teatro de Gli Incamminati

compagnia THEAMA TEATRO