mercoledì 4 ottobre 2017

Arte, Tamara De Lempicka simbolo di emancipazione femminile e musa leggendaria

Una donna affascinante Tamara De Lempicka, straordinaria donna e pittrice, di origine polacca, che nei suoi dipinti in modo netto e vivace ha saputo stigmatizzare un’epoca, la sua, quella dell’art decò divenendone la maggior esponente femminile nel periodo “des année folles” di Parigi.  Nasce nel 1898 con il nome di Tamara Rosalia Gurwik-Gorska, ma è nel 1911, a soli tredici anni, durante un viaggio in Italia con la nonna materna, che scopre la sua vena artistica e la passione per la pittura.

Nel 1914 trasferitasi a San Pietroburgo, poco più che adolescente, ad una festa in maschera si presenta agghindata da contadina polacca con al guinzaglio un’oca colpendo l’immaginario di Tadeusz Lempicki, nobile avvocato polacco, con cui poi convolò a nozze due anni più tardi.

Dopo diverse peripezie, incluso l’arresto del marito per l’attivismo controrivoluzionario, rilasciato poi grazie alle influenti amicizie della moglie, si trasferiscono a Parigi. Tamara qui segue gli studi all’Académie de la Grande Chaumière, e prende lezioni da Maurice Denis e André Lhote.

La sua passione per l’arte è vissuta in modo “carnale”.  Colpisce l’uso delle sue cromie fatta di pochi colori “ton sur ton” con la scelta delle gradazioni di grigi e nette righe nere che fanno per contrasto emergere le altre tonalità usate nei suoi quadri per gli abiti. I visi hanno orbite evidenti sottolineate da archi sopraccigliari netti. 

Diviene presto la ritrattista dei volti più noti delle madame Parigine anche a seguito della sua prima esposizione pubblica al Salon d’Automne. Nel frattempo, nel 1920, nasce la figlia Kizette.

E’ in questo periodo che inizia una vita mondana e sfrenata, fatta di feste in ville con piscine e tanto sfarzo che la portano ad uno stile di vita al limite, amanti (uomini e donne) e cocaina inclusi. Si riduce così a dipingere a tarda notte, ma tutta questa vita sregolata la porterà al divorzio. Viaggia in tutta l’Europa e giunge più volte in Italia dove conosce Gabriele D’annunzio a cui vorrebbe dedicare un ritratto.

Oramai è una pittrice affermata e nei suoi quadri, in particolare nelle sue donne, algide ed affascinanti, trasferisce un senso di irraggiungibilità, gli sguardi sono spesso sfuggenti e quasi svelano l’animo romantico e tormentato dell’autrice che soffre di una forma depressiva che la accompagnerà per tutta la vita. Esprime in modo poderoso, nei dipinti, la plasticità dei corpi con un forte rimando al classico che ha acquisito proprio in Italia, ma è anche provocatoria e al contempo estrinseca ed esaspera quel mondo fatto di dettagli ed accessori sofisticati, guanti e cappelli, che riportano alla vita sfarzosa e mondana che vive.

Si risposa nel ’33 con il barone Kuffner con cui si sposterà in America. Tamara organizza mostre a New York, Los Angeles e San Francisco e si dedicherà anche a diverse iniziative umanitarie. Di questo tempo sono le produzioni astratte, opere però non apprezzate dal pubblico e dalla critica. Dopo la morte del marito Tamara raggiunge la figlia Kizette ad Houston, per ritrasferirsi a Parigi nel 1969 ritornando a dipingere dopo un lungo periodo di assenza. Nel 1972, un’importante mostra antologica, alla Galerie du Luxembourg, la riporta al successo oramai anziana.

Muore nel 1980 a Cuernavaca (Messico) dove si era trasferita dal 1978, le sue ceneri saranno sparse sul vulcano Popocatépetl, come indicato nelle sue volontà.

Ester Campese

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