sabato 14 ottobre 2017

A Fattitaliani Sara Tacchi, Influencer di fashion, d’arte, di stile: "prima di essere donna sono femmina... per me conta la classe". L'intervista

Sara Tacchi, Influencer di fashion, d’arte, di stile, ci parla di questa nuova figura che domina i social mondiali. Intervista di Andrea Giostra.

Sara Tacchi si forma con una preparazione accademica appartenente ad un mondo apparentemente lontano da quello che “abita” adesso. Due lauree, una in economia internazionale, l’altra in inglese. Avrebbe voluto intraprendere la carriera diplomatica. Fin da ragazzina ha sempre adorato la moda, l’arte, la scrittura. Erano i suoi più importanti hobby.
All’età di 32/35, il destino del fashion bussa alla sua porta. Durante una vacanza estiva, viene notata da un fotografo di Vogue, e lì inizia il suo primo contatto interessante e professionale, quale modella fotografica, con il mondo che conta della moda.
Da autodidatta, intanto, inizia a studiare il mondo del fashion, dell’alta moda, dalla fotografia artistica, per iniziare a costruirsi un bagaglio culturale che le sarebbe potuto servizi per navigare in quell’oceano spesso impetuoso che è il fashion e l’altra moda internazionale.
Inizia allora ad occuparsi di moda dal punto di vista di chi la osserva e vuole scoprirne i segreti e il fascino, e come un attore, prende in mano la “macchina da presa” per osservarla e comprenderla, utilizzando la scrittura e l’arte del narrare la moda e tutto quel mondo tanto ammirato. I suoi articoli e i suoi piccoli video, li pubblica nel suo blog e nelle sue pagine social, e da lì Sara ha iniziato a riscuotere un interessante successo social e virtuale, tanto che oggi è considerata unanimemente come una importante influencer del mondo del fashion nazionale, e per certi versi internazionale.

Ciao Sara e benvenuta per questa chiacchierata sul tuo lavoro e su questa nuova professione che ha preso il sopravvento nel mondo del web planetario. Per iniziare la nostra conversazione, vorrei ti presentassi ai nostri lettori. Chi è la Sara-Donna?
Sara è semplicemente quella che vedete nelle foto, nei servizi fotografici. Io non mi travesto. Sono nata così. Per me ciò che conta è la classe, avere uno stile unico. Mi rendo conto che non sono una donna omologabile, perché non è nella mia natura. Adoro sperimentare, osare. Questo da ragazza mi portava a sentirmi strana, diversa dalle mie coetanee. Non mi accettavo. Con la maturità ho capito che invece il fatto di non far parte di questa globalizzazione femminile è un pregio non un difetto. Io prima di essere donna sono femmina. Scandalo per molte donne. Ma la femminilità è il dono più prezioso che una donna possa avere e donare. Quando se ne è consapevoli da un potere assoluto se usata con classe, ironia e sensualità. Per certi aspetti sono una donna moderna ma per altri “vintage”. Per me un uomo e una donna devono avere ruoli distinti. Se confondiamo questi ruoli uccidiamo la sensualità, l’erotismo. Non amo le donne dominatrici. Ritengo che siano l’antitesi dell’essere femmine. Il fatto che una donna faccia il famoso “passo indietro” non denota debolezza, ma forza. Non sopporto l’aggressività, figuriamoci nelle donne. Questo concetto però è poco capito. L’aggressività non è sinonimo di forza ma di estrema debolezza e insicurezza. Io sono la donna che volevo essere e per esprimere le mie idee non ho bisogno d’aggredire. Ho un carattere forte, fragile, compassionevole, non giudico ma accolgo.
Invece chi è la Sara-Influencer conosciuta in tutto il mondo dell’alta moda internazionale?
Sara–Influencer. Io ho voluto dare una linea totalmente diversa dal concetto classico del termine influencer che ultimamente viene deriso a ragion veduta. Il termine influencer mi sta stretto, perché’ io non lo rappresento come viene utilizzato.
L’influencer classica cosa fa?
Ve lo dico io.
Scrive 4 righe, sempre che sappia scrivere, cosa rara, e poi pubblica 3000 fotografie. Cerca in qualsiasi modo di accattivarsi tutti con finti elogi e si sforza semplicemente di dire cosa si usa per quella determinata stagione. Il più delle volte veste in modo terrificante, quando invece dovrebbe rappresentare la classe, lo stile della moda e se mi permetti dato che siamo in Italia la moda italiana. Ma qualcuno di nome Coco Chanel dice “Puoi andare a scuola di buone maniere, di gusto ma non esiste alcuna scuola per la classe. Ci devi nascere”. Parole dure ma vere. L’influencer classica parla sempre e dico sempre dei soliti stilisti noti. Ma è possibile che un talento come Antonio Marras, per fare un esempio, non venga quasi mai menzionato.
Sara vuole raccontare alle persone di un mondo di talenti poco valutati non fermandosi a descrivere i capi ma raccontando le loro meravigliose storie. E ci metto sempre la faccia perché’ utilizzo sempre me stessa per indossare certi capi e far capire alle donne che devono osare. Invece vedo tante uniformi e poca sensualità. Io sono certa che le persone sono assetate di sapere queste vite avventurose, tragiche, emozionanti. Non m’interessa dire cosa si usa o meno in una determinata stagione. La moda la facciamo noi. Perché’ se dessimo retta a certi stilisti vestiremmo come dei pagliacci. Io voglio invece che le donne creassero il loro stile osservando tutto. ”Si ruba, non s’impara”.
Iris Apfel, icona della moda internazionale che sono convinta molte influencer nemmeno sanno chi sia, ha insegnato che bisogna mischiare capi importanti con capi comprati anche nei mercatini. Non è la marca prestigiosa ha fare di una donna una Signora di gran classe, ma è il portamento, come parla, come muove le mani, come ammalia, uno sguardo.
“Quando una donna di classe entra in una stanza non fa fischiare ma crea silenzio”.
Un’influencer deve essere pregna di cultura, arte, perché’ queste due parole esaltano la moda. Io non voglio parlare solo di vestiti. Noia totale. Voglio parlare, anzi scrivere di moda, arte. Far conoscere alle persone il mondo del fashion, dell’arte, della cultura per quanto posso a 360 gradi.
Puoi spiegarci Sara, in poche parole, chi è oggi quello che viene definito Influencer?
Ho già anticipato nella tua domanda precedente qualcosa. Nel termine classico l’influencer influenza la moda. Ma ormai questa figura è diventata quasi ridicola.
Per me un’influencer deve intanto avere una preparazione accademica. Deve saper parlare e scrivere. Parlare le lingue. Fondamentale sapere le lingue. Deve avere il coraggio di dire dei grandi no a sfilate indecenti. Deve aiutare le donne a non vergognarsi della loro femminilità. Deve saper ascoltare tutti e rispondere a tutti. Ma prima di elogiare un capo, un gioiello ecc.… deve averlo provato su sé stessa. Deve valutare non solo l’estetica del prodotto ma la manifattura, cosa dimenticata. Gli stilisti veri rimangono tutta la vita artigiani della moda. Deve influenzare anche nell’arte. Facendo conoscere artisti, scrittori ecc.…Deve aiutare gli artisti, diventare non solo colei che li vestirà ma il manager. Deve saper muoversi in ogni ambiente. Sembrerebbe tutto un deve, ma se c’è passione quel deve scompare e rimane questo fuoco sempre acceso.
Recentemente ho scritto un breve articolo sulla nuova figura professionale dell’Influencer del ventunesimo secolo che so che hai letto. Secondo me, l’aspetto più interessante e originale di questa nuova figura professionale è quello che ho descritto con queste parole:
«L’Influencer di successo, non si limita a scrivere e postare le sue foto e i suoi scritti. Intrattiene con i suoi follower un vero e proprio confronto virtuale fatto di consigli, di scambi di opinioni, di recensioni sul prodotto acquistato e provato, di tutti quelli che sono e sono stati i vantaggi e gli svantaggi dell’esperienza commerciale, professionale, amatoriale del prodotto acquistato o da acquistare (per prodotto si intende sia quello materiale che quello immateriale). Questo interessante elemento di confronto diretto, in realtà, è la componente che fa la differenza con la pubblicità tradizionale unidirezionale: “ti dico io cosa acquistare perché quello che promuovo è il meglio per te che esiste sul mercato!” Nell’incontro virtuale tra l’Influencer e il suo follower, il rapporto evolve in: “decidiamo insieme cosa devi acquistare in base ai tuoi peculiari bisogni perché quello di cui discuteremo alla fine sarà il meglio che potrai trovare sul mercato!”»
Qual è la tua posizione rispetto a quello che descrivo? Secondo te è così oppure la prospettiva è un’altra? Nel senso che il mio è un approccio da osservatore esterno e quindi assolutamente sindacabile. Il punto di vista di chi fa un’analisi parziale. La tua prospettiva è certamente più interessante perché è il tuo lavoro e lo conosci in tutti i suoi rivoli. Cosa mi dici in proposito?
La penso esattamente come te. L’influencer deve “sporcarsi le mani”. Come fai a consigliare se prima non hai provato? È fondamentale creare un rapporto con chi ti segue. Ascoltare le esigenze e anche le critiche. Interfacciarsi con il proprio “pubblico”. Alla fine si crea quasi un rapporto d’amicizia. Devi portare le persone a fidarsi di te e per farlo devi essere credibile. Per questo motivo io ho deciso di mettere per la maggior parte delle volte foto dove indosso io i capi anziché’ foto di riviste o sfilate.
È un rischio continuo ma “piccoli rischi piccoli successi, grandi rischi grandi successi”.
Anche per quanto riguarda l’arte io parlo di ciò che ho visto, letto. Quest’ultima parola “leggere”. Mai smettere. La gente non è stupida. Capisce subito se ciò di cui scrivi l’hai vissuto, sentito perché’ trasmetti passione. Devi invogliare, sedurre, ammaliare, incuriosire. E questo cos’è se non arte?
Ci racconti qualcuna delle tue esperienze di lavoro concreto perché il lettore capisca di cosa si tratta? Come funziona il lavoro e come si sviluppa?
Certamente. Intanto non pensate che sia un lavoro superficiale. Io mi preparo prima, mi documento, ho mille quadernetti dove scrivo tutto quello che mi passa per la testa altrimenti me lo dimenticherei e poi vado “a braccio”.
Quindi prima cosa preparazione.
Facciamo un esempio concreto. Evento. Intanto è una sfilata, una mostra ecc. … quindi voglio sapere vita morte e miracoli di queste persone, stilisti, artisti e preparo il mio Staff.
Studio il mio outfit e quello del mio Staff. Deve essere raffinato, mai volgare, ma adeguato.
Se è una sfilata classe, ricercatezza perché’ voglio rappresentare la moda italiana nel suo lato più glamour. Lo stesso pretendo da chi mi accompagna. Se fosse una Mostra uguale. Una Street Art aggiungo eccentricità, un’intervista sobria. Io studio tutto nei minimi particolari.
Dopodiché ormai chi mi conosce sa che quando varco il palcoscenico io parto. Il mio Staff mi rincorre, mi solleva da tante cose che non posso gestire. Non mi fermo, improvviso, non ho un copione. Le idee più geniali mi sono sempre arrivate sul campo. Oso e porto il mio Staff ad osare. Ma esigo un comportamento esemplare. Eleganza, educazione. C’è poi un confronto tra me e chi mi segue. Perché’ è fondamentale. Mi piace il lavoro di squadra. Coinvolgere le persone accanto a me. Io sono per il gioco di squadra. Voglio sentire anche con occhi diversi dai miei. Essere sempre un passo avanti.
Quindi dato che io non sono la classica influencer, arriva la parte solitaria del mio lavoro in cui devo stare isolata per scrivere il mio articolo.
Secondo te Sara, quali sono i punti di forza per avere successo nella professione di Influencer?
I punti di forza sono avere innanzitutto una forte preparazione.
Esempio: nel caso della moda, outfit, trucco, capelli, tutto. Circondarsi di persone qualificate che ti possano aiutare. Se vado ad una sfilata, con me c’è sempre la mia Stylist che mi spiega le parti più tecniche, le cuciture, i tessuti, ecc.…
Io vedo sempre arrivare influencer sole. Ma che ne sanno della costruzione di un vestito? Non siamo sarte.
Il mio vantaggio è che fin da piccola mia mamma mi vestiva in sartoria e così una preparazione basica l’ho assimilata, ma non mi basta.
Sapere le lingue.
Sapersi comportare in ogni circostanza e reagire immediatamente agl’imprevisti.
Garbo, gentilezza ma autorevolezza.
Riuscire a fare un gioco di squadra.
Io ho tante ragazze che dopo avermi vista al lavoro mi chiedono di poter fare uno stage con me. Sono gentile ma severa. Voglio disciplina. Non voglio vedere, come invece è purtroppo la prassi, influencer e Staff in giro a mangiare, bere senza interagire con gli altri.
Io sto lavorando, non sono ad un Party. Certo, poi tutti liberi, e la serata inizia. 
I punti di debolezza invece? 
I punti deboli.
Facile, poca preparazione. Non saper parlare e scrivere. Adottare dei look indecenti.
Non sapere le lingue. Noi siamo il nostro biglietto da visita. Le donne mi avvicinano perché’ sono attratte da come mi vesto, è semplice.
Ultima cosa, apparentemente superficiale, ma a questo dico un grande no! I biglietti da visita. Molte influencer non li hanno. Ormai in tutto il mondo ci si presenta con il proprio biglietto.
Com’è che hai iniziato a fare questo lavoro? Quando hai iniziato e come è scattata la molla? 
Io ho iniziato per gioco facendo vedere come è Sara in tutti i momenti della giornata. Scrivendo di quello che so. Non pensavo di essere seguita e cercata così. È nato tutto in modo naturale.
Però ricordo un complimento fattomi da una donna ... “Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire le cose come stanno. Grazie”. 
Oggi chi si rivolge all’Influencer? Chi sono i brand che reclutano Influencer? E quali i loro reali obiettivi? 
Io posso parlare solo per me.
Da me arrivano richieste di partecipazioni a sfilate per esprimere la mia opinione, Brand che mi chiedono consigli se quel prodotto potrebbe funzionare. Artisti che vogliono essere promossi da me partendo dall’outfit alla mostra fino alle vendite delle opere perché’ io nasco come imprenditrice in un settore prettamente maschile e ho esperienza nelle trattative.
I loro obiettivi sono sempre gli stessi, avere visibilità, successo. Per questo motivo io seleziono in base a miei criteri del tutto soggettivi. Non siamo tutti talenti e se non hai voglia di lavorare, di impegnarti, la cosa non fa per me. 
Chi sono invece le persone che chiedono agli Influencer consigli per le loro scelte? Dalla tua esperienza ovviamente.
Tutti. Persone di tutti i ceti sociali. Sarte, mamme, donne in carriera, ecc... Uomini che si lamentano giustamente di essere trascurati. Ma io amo la moda e quindi anche quella maschile e prometto di occuparmene di più. 
Sara, tu lavori nel mondo dell’Arte, del fashion, della moda da sempre praticamente. Se ti venisse chiesto di spiegare cos'è l'Arte a dei bambini di dieci anni, con parole semplici, cosa racconteresti loro? 
Se dovessi parlare d’arte a dei bambini, racconterei loro l’arte come una fiaba piena di colpi di scena. I bambini amano le avventure, la magia. Di certo non parlerei loro di date, concetti accademici. Sarebbe stupido e noioso. Perché’ dai bambini s’impara molto. Loro non sanno cos’è la noia. Parlerei normalmente e non come fanno troppi adulti che hanno inventato una lingua dove tutto finisce sempre per ino/e/i. Dove tutto è piccolo. Piattino, bicchierino … Si dice piatto, bicchiere … E li condurrei per mano in un racconto colmo di entusiasmo, suspense, pericolo.
Se dovessi raccontare di uno scrittore, pittore, cercherei le figure più interessanti e durante il racconto leggerei dei versi, delle poesie, farei vedere dei quadri spiegando a cosa si sono ispirati.
I bambini sono curiosi, in un secondo possono decidere di alzarsi e non ascoltarti più perché li annoi.
La voce da non sottovalutare. Niente timbro da professoressa di matematica, ma una voce accattivante, poi forte, poi silenzio, di nuovo forte. I bambini vanno ammaliati.
Se invece dovessi spiegare cos’è la Cultura e a cosa serve nel mondo dell’Arte? 
La cultura e l’arte per me sono due facce della stessa medaglia. Attraverso una strutturata preparazione culturale si ha un accesso principale nel mondo dell’arte. Mai smettere d’imparare, leggere. Ma anche questo se non è dettato dalla passione è solo fatica. E se è solo fatica, lasciate perdere. 
Se dovessi scegliere un colore tra il rosso e il blu, quale sceglieresti? E perché? 
Il rosso e il blu. Vorrei scegliere il blu, colore sinonimo di tranquillità, pace, silenzio, linearità nella vita.
Ma io devo seguire la mia natura Io sono rosso fuoco. Passione, movimento. La mia vita non è mai stata una linea retta ma sempre con alti e bassi, in salita.
Alterno momenti di fervore assoluto a momenti di totale solitudine per riprendere energia. Ho trovato dopo vari periodi di strade tortuose un mio equilibrio. Ma io non sono una donna statica. Avrò sempre voglia d’imparare, sperimentare, osare.
Se dovessi scegliere un fiore, quale sceglieresti? O meglio, se un ammiratore volesse regalarti un mazzo di fiori dopo una tua performance, che fiori ti piacerebbe ricevere?
Sembrerebbe una domanda indolore. E invece dice molto di una donna. Io adoro i tulipani dai mille colori. All’apparenza fiori semplici, non rose. È il contrario. I tulipani non sono i classici fiori scontati, non si trovano in tutte le stagioni quindi richiedono ricerca. E riempiono una stanza sempre di primavera anche se dentro di noi abbiamo l’inverno.
Le rose rosa piccole avvolte in un bouquet. Mi provocano una fitta al cuore perché me le regalava sempre un uomo che ho molto amato, mio fratello.
Infine un’unica rosa rossa a gambo lungo confezionata come usava in passato dentro una scatola di cartone.
Sara, per finire la nostra chiacchierata, mi piacerebbe che ci raccontassi qual è il tuo sogno nel cassetto che oggi vorresti realizzare e che ti porti dentro fin da bambina? 
Ho sempre avuto tanti sogni che cambiavano continuamente, ma tra questi io ho avuto sempre tre sogni costanti.
Volevo intraprendere una carriera diplomatica che mi permettesse di aiutare gli altri e viaggiare, scrivere, fare l’attrice.
Tre sogni così diversi, ma erano i miei. Il primo e il terzo chiaramente sono stati archiviati. Ma la scrittura no, mai. Poi in “tarda” età è arrivata la moda e anche qui vorrei essere riconosciuta. 
Grazie Sara, per averci spiegato la tua professione, e in bocca al lupo per tutto quello che fai e che farai nel tuo lavoro e nella tua vita. 
Grazie a te Andrea. Non so cosa accadrà nella mia vita, perché’ la vita è sempre un imprevisto. Professionalmente vorrei proseguire il mio cammino sia nella moda che nella scrittura. Scrivere finalmente qualcosa di mio.
Privatamente sarà banale, ma vorrei incontrare quella parola strana che si chiama amore.

Link per saperne di più su Sara Tacchi:

di ANDREA GIOSTRA