venerdì 8 settembre 2017

Seraphitus - Seraphita, il romanzo di Franco Salvatore Grasso: la storia di un talentuoso cuoco siciliano. La recensione di fattitaliani

Franco Salvatore Grasso, “Seraphitus - Seraphita”, Ed. La Macina onlus, Roma, 2015. Recensione di Andrea Giostra.

L’introduzione del romanzo di Franco Salvatore Grasso inizia con “Questo racconto è tratto dall’omonimo romanzo del 1835 di Honoré de Balzac ‘Seraphita - Seraphitus’ dove lo scrittore descrive questo ‘essere’ che unisce in sé i due sessi.”
Alla lettura di questo incipit, immediatamente sono stato catapultato nei miei ricordi adolescenziali quando curioso di conoscere i moti dell’animo che nell’adolescenza divengono dirompenti, lessi con ingenua voracità la raccolta di racconti “Il Delta di Venere” di Anais Nin e m’imbattei nella straordinaria e sorprendente per me lettura del racconto di “Artisti e Modelle” e nella storia dell’artista Mafouka che lo scultore Millard narra all’edace narratore. Questa apparente insignificante associazione mentale, ai fini di questo breve scritto, ha una ragione, semplice ma efficace.
Il romanzo di Grasso narra della storia di un talentuoso cuoco siciliano, con il più siciliano dei nomi di battesimo, Salvatore, che dalla terra dei cibi pregiati e millenari, si trasferisce nel freddo impero tedesco al servizio di un inquietante potente uomo germanico che vive in un antichissimo castello dell’antica nobiltà tedesca. Il periodo storico della narrazione è quello della Belle Époque francese trasferitasi in Germania. Periodo storico, culturale e sociale molto prolifico nelle produzioni ed invenzioni scientifiche e tecnologiche di allora, le cui scoperte furono mai così abbondanti nei secoli precedenti. L’entusiasmo del grande sviluppo tecnologico e scientifico della Belle Époque influenzò fortemente tutte le discipline culturali e artistiche del tempo. L’espressione artistica certamente più inquisitoria e dirompente fu il can can francese. Nella Belle Époque tutto era concesso, tutto era possibile, tutto era da sperimentare, e l’euforia e la frivolezza erano auree dominanti in tutti gli stili di vita, in tutte le discipline, in tutte le arti. La raccolta di racconti “Il Delta di Venere” di Anais Nin, ne rappresenta postumo l’atmosfera e l’ossigeno che si respirò a quel tempo a Parigi e che, come una nube contagiosa di vitalità vera, si diffuse in tutta l’Europa colta e affamata di sapere e di emozioni. Sperimentare l’eccitazione del piacere erotico narrato, commissionato da Henry Miller alla giovane e promettente scrittrice Anais, al centro di tutta la narrazione dei racconti di Nin, fu un modo per dimostrare intellettualmente, per certi versi platonicamente, come non sia l’uomo o la donna il fulcro del ruotare terreno, bensì la stessa pulsione di vita ben mimetizzata dietro il fugace brivido dell’estasi repentina. Non c’è alcun dubbio, da questa prospettiva, che avesse ragione Sigmund Freud quando saggiamente sostenne che noi umani siamo degli esseri insignificanti al servizio di uno spruzzo di piacere terreno che ci costringe a proliferare per garantire più la continuità della nostra specie che a godere il caduco piacere dell’amore terreno.
Questa è la cornice culturale, sociale, artistica, intellettuale del romanzo di Franco Salvatore Grasso. Se il suo lettore non si immerge disarmato all’ascolto in questa dimensione, in questo affascinate periodo storico di vivace bellezza, in questa frivola e al contempo poderosa atmosfera, se non si omogenizza … il tempo della lettura! … in quel prezioso fluido temporale che fu la Bella Epoque, certamente non potrà assaporare pienamente la bellissima storia di Grasso del “Seraphitus - Seraphità”.
Questo è il primo sentiero di lettura.
Grasso partecipa ai suoi lettori che “Seraphitus - Seraphita” è “liberamente tratto dal romanzo” di Honorè de Balzac “Séraphîta” pubblicato a Parigi nel 1835. Honorè de Balzac fu un grandissimo drammaturgo, saggista e narratore francese che produsse opere magnifiche durante tutta la prima metà del diciannovesimo secolo, e che certamente ispirarono i fausti letterari della Bella Époque che sarebbe arrivata di lì a poco. La sua colossale opera letteraria venne letta e studiata da grandi intellettuali, filosofi e scrittori quali Friedrich Engels, Gustave Flaubert, Émile Zola, Marcel Proust, Jean Giono, solo per citare alcuni di francesi grandissimi. de Balzac, in questo suo romanzo, ci racconta della vita di Séraphîta, un androgino di cui s’innamora Wilfrid, noto come Séraphitüs, del quale Wolfrid è innamorata Minna. La storia di Séraphîta è ambientata in nord Europa, in Norvegia, a Stromfjord, fredda quanto la Germania di Grasso, dove nebulosamente la sua doppia vita di uomo e di donna si presenta agli occhi del lettore curioso e audace.
Questo è l’altro sentiero che dovrà seguire il lettore di “Seraphitus - Seraphita”.
La lettura del romanzo di Grasso è scorrevole, fluida, intrigante, attenta, che certamente appassiona il lettore. L’ambientazione temporale è quella degli inizi del novecento, quella geografica, l’“Impero Tedesco”. La prospettiva narrativa è quella del cuoco siciliano, Salvatore, che “ … oramai giunto alla tarda età … con veste fiabesca … (la racconta) ai propri nipotini.” Il narrare dell’oramai vecchio cuoco inizia così … “Il mio nome è Salvatore, sono un vegliardo di ottantotto anni e risiedo, insieme a mia moglie, in una provincia siciliana ubicata alle pendici dell’Etna presso l’abitazione dei miei figli e dei numerosi nipoti … ”.
Non resta pertanto a voi che state leggendo queste poche righe, che comprare il romanzo e continuarne la magica lettura.

di ANDREA GIOSTRA