mercoledì 20 settembre 2017

Sala Umberto, il 23 settembre "La foto del Carabiniere” La storia di Salvo d’Acquisto e di mio padre di e con Claudio Boccaccini

Alla Sala Umberto, il 23 settembre in occasione dell’anniversario della morte di Salvo D’Acquisto, andrà in scena “La foto del Carabiniere” La storia di Salvo d’Acquisto e di mio padre. Scritto, diretto ed interpretato da Claudio Boccaccini. Musiche originali di Maurizio Coccarelli.

Racconta cosa è avvenuto nell’Italia Nazista, il cui acme è il sacrificio del Brigadiere Salvo D’Acquisto. È la storia di un gesto estremo di solidarietà, il massimo che può dare un uomo è dare la sua vita per salvare quella degli altri. Un monologo sferzante, in cui si ride, si piange e si riflette.

È un teatro di narrazione, è un po’ come se fosse il Vajont di Marco Paolini, Le Marocchinate di Simone Cristicchi ed Ariele Vincenti, Le Olimpiadi del 1936 di Federico Buffa. I ragazzi la storia la devono vivere e non soltanto studiarla sui libri in cui questi episodi a volte non vengono ricordati neanche con un trafiletto.
1943-1960 una fotografia nel portafoglio di tuo padre. Cosa succede? Succede che un ragazzino di sette anni che sono io, casualmente scopre che nella patente del papà c’è la foto di un giovane carabiniere in divisa. Sapevo che nella patente si riponevano gli affetti più cari come i figli, la moglie. Ero molto sorpreso ma anche turbato, mi chiedevo chi fosse il giovanotto della foto che era nella patente del mio papà. Era l’anno delle Olimpiadi di Roma, racconto quel momento storico, a livello di abitudini, di gite al mare la domenica. E’ uno spaccato di quella vita che ricorda un po’ un certo cinema italiano, Monicelli, Scola, Steno. Racconto quegli anni, in maniera molto divertita, con gli occhi di un ragazzino che scopre ogni giorno qualcosa, in un palazzetto di Tor Pignattara, pieno di soggetti curiosi. Un giorno, il mio papà mi racconta quello che era successo. Il racconto si trasferisce a Torrimpietra, nel 1943. Mio padre viveva nel Castello di Torrimpietra perché era figlio del fattore e molto amico con Salvo, un ragazzo napoletano.
Dopo l’8 settembre, con i tedeschi, si passa ad essere da alleati a nemici. Casualmente, per un incidente scoppia una cassa di munizioni e muoiono due soldati tedeschi.
I tedeschi ritengono che sia un attentato e che sia da punire con una rappresaglia. Il 23 settembre vengono rastrellati 22 persone, tra cui mio padre Tarquinio. In riva al mare gli fanno scavare le fosse e stanno per essere ammazzati quando Salvo D’Acquisto, si assume la responsabilità dell’incidente. 
È una storia che ha segnato la vita di mio padre e naturalmente anche la mia. È uno spettacolo molto fortunato, è il quarto anno che si fa, oltre cento repliche, ho date per tutto il prossimo anno e mi piace molto farlo. Parlo di mio padre che non c’è più da trentadue anni, aveva sessantanove anni. Ho impiegato molto tempo a scriverla, l’ho sentita come esigenza. Sono un Regista e questa è stata anche l’occasione per tornare sulla scena. 
Il suo intento è quello di legare i giovani a dei valori che in quell’epoca erano fondamentali e che adesso stanno quasi scomparendo. Sì, l’ho fatto in tante scuole e devo dire che i ragazzi lo accolgono molto bene. Le scuole sono venute anche a Teatro. Mi interessa molto raccontarlo ai ragazzi. È la storia di un gesto estremo di solidarietà, il massimo che può fare un uomo è dare la propria vita per gli altri. La storia sembra essere fatta da gente che non esiste ed invece è fatta da esseri umani.  


Elisabetta Ruffolo