lunedì 25 settembre 2017

Gustavo Zagrebelsky, “Fondata sul lavoro. La solitudine dell’articolo 1”: un saggio da rileggere

Gustavo Zagrebelsky, “Fondata sul lavoro. La solitudine dell’articolo 1”, Ed. Einaudi, Torino, 2013
Recensione di Andrea Giostra.

Introduzione:
Il 5 dicembre 2016, il risultato popolare del Referendum Costituzionale voluto dal Governo Renzi è stato chiaro. Il Referendum costituzionale era quello del 4 dicembre 2016, che portava un titolo impegnativo ed altisonante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”.
Alla luce di questi fatti di cronaca politica italiana, mi è venuto in mente di rileggere un piccolo saggio del Grande Costituzionalista italiano Gustavo Zagrebelsky, che non ha certo bisogno di presentazioni, né di pubblici elogi perché ampiamente conosciuto e riconosciuto da tutti – nessuno escluso! - per la sua rettezza morale e per la sua grande onestà intellettuale: sia da suoi amici che dai suoi nemici, sia da chi la pensa come lui che da chi non la pensa come lui!
Zagrebelsky in Italia, più che un affermato, stimato e apprezzato giurista e costituzionalista, rappresenta agli occhi di molti italiani, un “monumento vivente” della cultura giuridica del nostro paese e un indiscutibile punto di riferimento intellettuale per chi ha sete di conoscenza, di sapere, di cultura non contaminata dagli interessi di parte, di lobby, di “aggregazioni”, di “club-intercontinentali-di-potere-economico”. Insomma, la storia professionale ed umana di Zagrebelsky è unanimemente riconosciuta come quella di un Uomo che ha tracciato ed ha segnato la Cultura giuridica italiana come pochi dei giuristi viventi del nostro Paese.

Se proprio vogliamo scrivere qualcosa per i lettori che lo conoscono poco, essendo Zagrebelsky un Uomo assai riservato e discreto, possiamo certamente dire che è un grande intellettuale italiano, Uomo di grandissima cultura giuridica, otre che giurista e professore emerito in diverse università italiane e straniere; assai noto in Italia per la sua immensa cultura giuridica, per l’onestà intellettuale che ha sempre saputo dimostrare in qualsiasi importantissimo ruolo istituzionale che ha ricoperto, per la sobrietà che malgrado le altissime cariche istituzionali rivestite ha sempre mantenuto.
Su questa piccola premessa sono sicuro che nessuno abbia da ridire, né tanto meno corriamo il rischio di essere smentiti considerato che il rispetto e la stima trasversale di cui gode ed è portatore Zagrebelsky, negli ultimi anni è stata ampiamente fortificata e validata dalle tantissime interviste e dai diversi dibattiti pubblici e mediatici ai quali ha partecipato nel confronto di opinioni sul voto referendario del quale abbiamo accennato.
In questo momento della storia europea, italiana e, se vogliamo, internazionale, ed alla luce della mia breve premessa, vi invito a leggere, o a ri-leggere per chi l'avesse già letto, un interessante e assai “tempestivo” - considerato il Referendum del 4 dicembre 2016 al quale abbiamo fatto poc'anzi riferimento! - saggio di Gustavo Zagrebelsky.
Il suo saggio si legge in poco tempo, bastano al massimo due ore.
Ma se si vuole comprenderlo nella sua essenza, bisogna leggerlo e rileggerlo cogliendo gli aspetti sociali e giuridici che vuole trasmettere. È un saggio che ci parla chiaramente del fondamento della vita democratica di un Paese, che oggi sembra essersi perso e sta venendo meno in quasi tutti i paesi occidentali che si definiscono democratici.
Il saggio di Gustavo Zagrebelsky, non a caso, ha come sottotitolo “la solitudine dell’art. 1” della Costituzione Italiana.
Questo il libro di Zagrebelsky, ed a seguire la mia recensione, buona lettura a tutti.

Recensione:
La democrazia, sopra ogni cosa, ha come ideale la libertà che ceduta al bene comune, ossia ai sani principi della società democratica, produce libertà per tutti.
La libertà è la possibilità di ogni cittadino di partecipare alla vita politica attiva.
Se non c’è libertà, non c’è democrazia.
Ma cos’è la libertà? Cos’è la democrazia. Cos’è la partecipazione alla politica attiva? Cosa c’entra la libertà con il lavoro? Perché la nostra Costituzione è fondata sul lavoro?
Sono queste le domande alle quali Zagrebelsky cerca di rispondere prendendo spunto dall’articolo 1 della nostra Costituzione.
Il fondamento della vita politica di una degna democrazia è il lavoro. La politica di uno stato democratico che vuole definirsi tale, deve essere necessariamente e prioritariamente finalizzata alla creazione di lavoro. L’economia di un paese democratico, pertanto, è quell’economia che nasce da una politica economica che ha quale unico e irrinunciabile obiettivo il lavoro per i suoi cittadini.
Se invece, come accade in quasi tutti i paesi occidentali che pretendono di definirsi democratici, l’economia diviene una forza che influenza negativamente le scelte della politica economica riducendo le opportunità di lavoro per i propri cittadini, allora vuol dire che quel Paese non è un paese democratico, bensì un paese casta-cratico, ovvero, un paese oligarchico.
La nostra Costituzione pone a suo fondamento il lavoro. Se la politica del nostro paese non è stata in grado di creare lavoro per tutti i suoi cittadini, vuol dire che quella politica ha tradito la Costituzione italiana.
È quello che in questo breve ma intenso ed incisivo saggio Zagrebelsky vuole dire al lettore: senza lavoro non c’è libertà. Senza lavoro non c’è democrazia. Senza lavoro c’è oligarchia, ovvero, un governo imposto da un gruppo ristretto di persone: la cosiddetta “Casta”.
L’articolo 1 della nostra costituzione è stato e continua ad essere calpestato dall’attuale politica dominante del nostro Paese, l'Italia, e da tutti i paesi occidentali che, da questa prospettiva, “impropriamente” si definiscono democratici!
Politica divenuta oggi succube e sottomessa alla politica economia delle oligarchie internazionali che non hanno certamente come obiettivo prioritario il lavoro, ma l’arricchimento delle lobby di appartenenza e il potere di controllo delle masse.
Leggere il saggio di Zagrebelsky di cui stiamo discutendo con questa recensione, ci fa capire tante cose che sembrerebbero scontate, vivendo la nostra quotidianità ed essendo presi e imbrigliati nelle nostre frenetiche e stressanti preoccupazioni che non ci lasciano più il tempo di riflettere e di pensare al senso della vita di comunità, al senso della vita sociale, al senso dell'appartenenza ad un popolo, al senso dello Stato, o se vogliamo rispolverare un termine oramai considerato obsoleto, ma che è denso e pregnante di valori forti, positivi e di storia vissuta sul sangue e sulla pelle dei nostri nonni e dei nostri avi, al senso della Patria.
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ANDREA GIOSTRA