domenica 3 settembre 2017

Film da rivedere, "La Migliore Offerta” (2012) di Giuseppe Tornatore. la recensione

di Andrea Giostra - Perché mai un anziano ricco e di successo uomo nevrotico ossessivo, Geoffrey Rush, dovrebbe innamorarsi di una bella e giovane donna nevrotica fobica, Sylvia Hoeks?

Qual è l’elemento di originalità e di passionalità che attira morbosamente quest’uomo verso questa donna?
Geoffrey Rush, oltre ad essere un nevrotico fobico, è anche un misofobo, un soggetto che ha una paura patologica del contatto fisico con qualsiasi oggetto o persona per timore di essere contaminato ed infettato. È un maniaco dell’ordine, della pulizia, dell’igiene, della perfezione a modo suo. Le uniche cose che è concesso toccare alle sue mani spoglie dai suoi inseparabili guanti, dei quali possiede una ricca e lussuosa collezione riposta ordinatamente in una super-igienica-cabina-armadio, sono i bassorilievi d’olio delle donne dei dipinti della sua preziosissima collezione di grande esperto battitore d’asta. È solo lì che Tornatore mostra le mani ig-nude di Geoffrey Rush, quando godono del contatto fisico con le forme dipinte di bellissime donne del passato della storia dell’arte e quando chiudono lentamente alla vista dello spettatore, come un sipario che lentamente cala sul palco che ha appena trasmesso virulente emozioni, la schiena bianca e delicata della giovane donna per la quale ha scoperto iracondo il suo cuore aritmico.
La donna è Sylvia Hoeks, esplosa in una cronica forma di nevrosi agorafobica dopo l’improvvisa morte accidentale del giovane fidanzato col quale aveva appena trascorso quello che descrive come un bellissimo viaggio di piacere. È l’angoscia che caratterizza la recita da clausura di Hoeks, rintanata in un segreto angolo dell’abbandonata villa di famiglia e improvvisamente desiderosa di spogliarsi di tutti i beni che s’è ritrovata a possedere dopo l’improvvisa scomparsa dei genitori.
Jim Sturgess ben recita la parte del giovane seduttore e conquistatore di donne belle e vere, geniale artigiano e grande talento nel riparare qualunque tipo di marchingegno meccanico ingrippato o danneggiato. Uno Sturgess che possiede saggezza e talento curativo dei dolori dell’anima e dei turbamenti provocati da passioni improvvise e travolgenti, incomprensibili e perturbanti all’inesperto e vulnerabile animo di un adesso goffo e fantozziano Rush.
La sceneggiatura ed il film non trasmettono alcun pathos. Eccessivamente celebrali, costruiti con eccessiva perizia scientifica, quasi bariccosi, dunque senz’anima. Quell’anima che Tornatore avrebbe voluto, invece, rappresentare fulgida e libera quando colpita dai sentimenti dirompenti dell’amore terreno. Ma è un’anima, quella del film, che non ha cuore pulsante.
È un film artigianale, scollegato, artificiale, artificioso, dove non c’è arte vera perché in fondo non trasmette nulla, nessuna emozione.
E poi, in fondo, quello che - il sempre grande maestro del cinema - Tornatore ben confeziona allo spettatore è una “truffa”: come il film!

Scheda:
Titolo originale: The Best Offer
Regia di Giuseppe Tornatore
Produzione Paco Cinematografica, Warner Bros
Sceneggiatura originale di Giuseppe Tornatore
Musiche di Ennio Morricone
Con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson, Dermot Crowley, Liya Kebede, Maximilian Dirr, Sean Buchanan, Lynn Swanson, Miles Richardson, Kiruna Stamell, Katie McGovern, Gerry Shanahan, Sylvia De Fanti, Brigitte Christensen, Jay Natelle, Anton Alexander, Laurence Belgrave, Rajeev Badhan, Patricia Meglio.


ANDREA GIOSTRA

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