mercoledì 20 settembre 2017

Artemisia Gentileschi, pittrice e donna simbolo di coraggio e dignità

Una donna forte Artemisia Gentileschi considerata la più importante artista classica italiana, vissuta del XVII secolo, che fu in grado di influenzare l’arte del suo tempo, in qualità di pittrice.
A lei che tanti tributi ha ricevuto in vita e post morte, tra cui anche Alitalia nel 2015 dedicandole l’Airbus A330 (Roma - Abu Dhabi), vogliamo dedicare questo articolo.
Artemisia figlia del pittore Orazio Gentileschi, nacque a Roma nel 1593, un’artista definita poi di scuola caravaggesca, per lo stile che ha ripercorso, quello di Michelangelo Merisi. Fu proprio il padre Orazio ad introdurla alle tecniche pittoriche dato che all'epoca, rispetto ad oggi e fino alla metà del secolo scorso, il mondo artistico si riferiva solo al maschile, le donne non facevano opere d’arte e non partecipavano alle accademie d’arte. Era infatti disdicevole per l’universo femminile andare a bottega ed in casa di altri a meno di essere a servizio o modella (ritenute poco più che prostitute).
Artemisia invece ebbe una grande opportunità, osservare incantata fin da fanciulla suo parte all'opera che le insegnò prima di tutto a usare e preparare i materiali per dipingere, ad esempio la macina dei colori e la loro riduzione in polvere nel pestello, la predisposizione delle tele, fino alla realizzazione dei pennelli, come all'epoca si usava ed anche poi a rendere quella lucentezza ai suoi magnifici dipinti, iniziati prima con dei piccoli interventi, in aiuto, sulle tele del padre e poi realizzando pian piano le prime proprie produzioni.
L’ingresso vero e proprio nell'agone artistico di una giovanissima Artemisia si avrà con l’opera “Susanna e i vecchioni” che ne rappresenta quindi l’esordio.
Frequentava lo studio del padre della Gentileschi, un altro pittore: Agostino Tassi, notevole artista di prospettiva e trompe-l'œil cui Orazio intendeva affidare Artemisia per istruirla anche in tal senso. Il Tassi invece se ne invaghì e la stuprò a soli 17 anni non essendo da Ella corrisposto. Artemisia ne rimase sconvolta, ma Agostino Tassi promise poi di sposarla con un matrimonio riparatore, ma che non gli fu possibile, dato che era già sposato. Prima che Artemisia si accorgesse di ciò fra i due ci fu un periodo relazionale in cui Ella si concedette ancora, nella speranza di questo matrimonio. Compreso l’inganno iniziarono denunce e querele che portarono ad un pruriginoso ed umiliante processo che diede scandalo, ma poi diede ragione ad Artemisia, che fu però costretta a trasferirsi a Firenze accolta dalla Corte medicea, da Cosimo II dei Medici, che le aprì le porte della raffinata Corte di Firenze, ma non senza prima sposarsi comunque in forma riparatoria con un borghese, Pietrantonio Stiattesi, anch'egli pittore.
Artemisia molto velocemente divenne amica delle personalità fiorentine del tempo tra cui Michelangelo Buonarroti il Giovane che sarà anche suo mecenate e Galileo Galilei, che avranno importantissima influenza nella sua evoluzione artistica, permettendole di fare un significativo “salto culturale” che la farà poi apprezzare e desiderare da tutte le corti più importanti del mondo. Sarà anche la prima donna nella storia, nel 1516, ad essere accolta alla prestigiosa Accademia di disegno.
A fronte di problemi economici Artemisia fu costretta a rientrare a Roma, per poi successivamente trasferirsi a Venezia ed a Napoli dove artisticamente, attraverso un periodo fervido in un ambiente stimolante, ebbe la possibilità di rivedere il suo naturalismo caravaggesco. In questo periodo realizzò tra i suoi capolavori “Ester e Assuero”. Si trasferì quindi per un breve periodo a Londra, alla corte di Carlo I, dove raggiunse il padre Orazio oramai anziano per realizzare un importante progetto, ma rientrò poi a Napoli a seguito dell’improvvisa morte di lui.
Artemisia morì a Napoli 1653 lasciando una grandissima eredità artistica ed umana insegnandoci la dignità e la lotta per la conquista dei propri diritti.

Ester Campese 

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