venerdì 18 agosto 2017

Libri, Il Bambino senza Tempo di Michele Iacono ha la purezza siciliana perduta dei cantastorie. La recensione di Fattitaliani


L’incipit al romanzo di Michele Iacono recita così: «La follia dell'impossibile era ciò che cercavamo di compiere ritrovare in quello spazio ontologico, in cui tutto era presente, il frangente minuscolo di un attimo, per penetrarlo, rapirlo all'oblio del nulla e restituirlo alla luce.»
La lettura di questo poche righe ci fa comprendere che la narrazione de “Il Bambino senza Tempo” sarà fluida, scorrevole, armonica, per certi versi poetica. E certamente questo interessante elemento ne incuriosisce la lettura.
Il racconto di Iacono - più che romanzi, amo definirli racconti così com’era nelle antiche tradizioni siciliane dell’ ‘800 e del ‘900 dove i cantastorie si recavano nelle affollate piazze dei paesini siciliani per incantare il popolo che in massa vi si recava, dopo aver lavorato chi la terra, chi in bottega, chi con gli animali di campagna, per lasciarsi accompagnare in immagini oniriche che le parole del narratore costruivano come un viaggiare tra le stelle d’agosto - ebbene, il racconto di Iacono ha questa purezza siciliana perduta, quella dei cantastorie che incantavano i nostri nonni e i nostri avi che seduti attenti e silenti negli antichi agorà siculi, sperimentavano l’ebrezza di un beddu cuntu, seppur spesso tragico.
La storia che ci narra Iacono si ispira liberamente ad un fatto di cronaca che impressiona il protagonista rimasto turbato dalle parole pronunciate dal bimbo che avrà un destino disperato: «Lo dirò a Dio». La narrazione, da allora, sarà arricchita di leste pennellate di realtà e di fantasia, di verità e di sogno, di cinismo e di umanità, di anelata provvidenza e di cruda crudeltà, di fede e d’ignavia, di speranza e di disperazione, di tempo e di non-tempo. Non occorre in queste poche righe scomodare Sigmund Freud per comprendere che nella vita di ognuno di noi “Nulla accade per caso”. Ma qual è il caso in questa storia? Cosa c’entra il caso con le sofferenze e con l’oblio? Forse tutto si racchiude nelle parole del protagonista che conclude la sua avventura dicendo a sé stesso: «Pensai che forse il vero miracolo era sperare ancora che questo mondo potesse diventare migliore.»? Bisogna ovviamente leggere il libro di Lo Iacono per scoprirlo. Bisogna leggere il libro per fare un bel viaggio onirico, così come quello innescato magistralmente dai cantastorie siciliani dei secoli passati, tra i vicoli e le piazze e i mercati arabi e le tantissime maschere di una città bellissima. Una città così colma di bellezza che t’acceca la vista, così colma di bellezza che i suoi millenari abitanti non la vedono più da secoli, così come forse non vedono più la saggezza della sua infinita storia per comprendere le tragiche sorti del mondo che stiamo vivendo.
Michele Iacono, “Il Bambino senza Tempo”, Bookabook Ed., Milano, 2017.

ANDREA GIOSTRA

Nessun commento:

Posta un commento

COMMENTI
Attenzione: tutti i commenti anonimi verranno moderati e pubblicati solamente dopo l'approvazione della redazione di Fattitaliani.it.