giovedì 17 agosto 2017

Il Premio Insetticix. Dal futuro remotissimo, un possibile futuro prossimo

“C’era una volta, fra cinque milioni di anni...” 

Questa storia potrebbe cominciare così. Prima però è necessario ricordare due cose.
La prima è che, in caso di conflitto nucleare, gli scienziati indicano negli scarafaggi la forma di vita che avrebbe più probabilità di sopravvivere e ripopolare il pianeta. 
La seconda è che il Premio Nobel, che come sappiamo include anche il Nobel per la Pace, fu istituito secondo le ultime volontà di Alfred Bernhard Nobel, inventore della dinamite e della balistite, esplosivi che tanto pacifici non sono. E quindi non stupitevi se, fra qualche milione di anni, un certo premio potrebbe anche chiamarsi... 

***
Il  Gran Maestro del premio Insetticix per le Indagini Sulle Origini zampettò verso il microfono, agitò con sussiego le lunghe antenne in segno di saluto, attese che lo zamplauso scemasse, e cominciò:
– Eccellenza Presidente Scarfon Centoduesimo, Autorità tutte, scarignori e scarignore,  è un onore per me consegnare il premio per le Indagini Sulle Origini a...  – aprì una busta con le zampette anteriori, tirò fuori un cartoncino e lesse, anzi fece finta perché sapeva già:                    – ...all’illustre collega Beetlegeuse R16, Grande Accademico dell’Ordine del Sottosuolo della Grande Isola.
Scoppiò un lungo zamplauso e il premiato, visibilmente emozionato, si inchinò per quanto poteva permettergli la rigida corazza. 
Poi il Gran Maestro continuò.
– Come sapete, il premio viene assegnato a scoperte di particolare interesse sulle misteriose origini della nostra civiltà Scarblatt. Nei milleduecentododici cicli vitali in cui si è tenuto il Premio, sono stati fatti tanti piccoli passi avanti e purtroppo, quelle volte in cui una teoria è stata contraddetta da nuovi dati, anche indietro. Ma quest’anno sono felice di potere annunciare che finalmente, grazie all’esimio collega Beetlegeuse R16, è stata fatta una scoperta davvero straordinaria, in virtù della quale la risposta a quel “Da dove veniamo?”, che ci assilla da troppo tempo, è ormai vicinissima. Ma lasciamo che sia lui a parlarne. Prego.
Altro zamplauso, e il Gran Maestro lasciò il microfono all’Accademico Beetlegeuse R16 che si schiarì la voce e, in un silenzio carico di attesa, cominciò.
– Eccellenza Presidente Scarfon Centoduesimo, Autorità tutte, scarignori e scarignore. Desidero ricordare in questo momento con gratitudine tutti quelli che hanno dedicato il loro ciclo di vita alla ricerca che oggi, per una fortunata convergenza di metodo scientifico, caso, intuizione e tanto lavoro, ha permesso di produrre una affascinante teoria certamente molto vicina alla realtà. 
L’accademico fece una pausa, poi continuò.
– Sappiamo da molte migliaia di cicli vitali dell’esistenza di una civiltà precedente alla nostra, la Humanz, e ci era già noto che la stessa si era estinta all’improvviso per un violento fenomeno di natura imprecisata che aveva investito l’intero Terrarth: il Grande Evento. 
Allo stesso modo, conosciamo da moltissimo tempo il misterioso disco di Oxxa, di cui sapevamo solo che faceva parte della cultura Humanz. Su di esso sono state fatte tante congetture: un oggetto utilizzato nell’ambito di un gioco di cui si sono perse le regole, un elemento decorativo delle loro abitazioni... Tante ipotesi, ma non una di esse si è avvicinata alla verità. Nessuno ha mai pensato, in particolare, che quel disco potesse aiutare a chiarire il mistero della scomparsa della razza che l’aveva creato. E invece... – attimo di silenzio a effetto, sguardo circolare – E invece si è rivelato di una importanza incredibile. La chiave del Grande Enigma. 
In platea non si muoveva un’antenna.
Beetlegeuse R16 si godette la suspense, poi continuò.
– La svolta è arrivata quando un mio collaboratore ha scoperto che quel disco era perfettamente compatibile con la feritoia presente in un appsoft, quelle apparecchiature di cui sono stati trovati esemplari in scavi condotti nello strato geologico del Grande Evento. Per un colpo di fortuna proprio in quelle settimane la nostra università di Nyucc, studiando i pezzi meglio conservati di tre appsoft, era riuscita a riprodurne uno che sembrava potesse funzionare. Ci abbiamo lavorato sopra moltissimo, e finalmente si è avuta la conferma di quello che speravamo: quel disco era un rudimentale magazzino di dati che racchiudeva le uniche testimonianze dirette giunte a noi da un passato lontano alcuni milioni di anni. Dopo sei mesi siamo riusciti a estrarre alcune immagini: poche decine di pzec, quasi niente rispetto alle migliaia originali, ma di un valore incalcolabile. Eccole.
Le luci in sala si abbassarono e sullo schermo alle spalle dell’accademico comparve una scritta humanzide sottotitolata in scarblattese “Il pianeta delle scimmie” a cui seguì una serie di immagini in cui si vedevano due tipologie di Humanz, chiaramente in conflitto; l’ultima foto mostrava invece il mezzo busto di una statua emergente dalla sabbia di una spiaggia. Raffigurava un Humanz con una strana cosa a punte sul capo e un braccio alzato sulla testa a sostenere un altro oggetto altrettanto strano. 
Tornarono le luci, e stavolta la platea era un mare agitato di antenne eccitatissime. 
Lo scienziato riprese: – Poche, pochissime immagini, ma incredibilmente preziose. Innanzitutto da esse abbiamo realizzato che la nostra definizione di “Razza Humanz” era imprecisa: in effetti Terrarth fu dominato da una prima razza Humanz, che abbiamo chiamato Humanz1, e successivamente da un’altra, la Humanz2, che il reperto ci mostra reciprocamente ostili. Ma la scoperta veramente straordinaria è un’altra: e cioè che, non sappiamo se per la saggezza della natura o per un suo capriccio, nel DNA degli Humanz era probabilmente codificata la necessità di autodistruggersi, come intera civiltà, a un certo momento della loro storia, lasciando a un’altra specie la supremazia sul pianeta. Nelle immagini che abbiamo visto è documentato il drammatico “passaggio di consegne” dalla specie Humanz1 alla Humanz2. 
Avrete notato che si tratta di un avvicendamento fra specie molto simili, diremmo contigue. 
Ma quando il momento dell’autodistruzione arrivò anche per gli Humanz2, il testimone venne passato a una specie molto, molto diversa.
Beetlegeuse R16 fece un’altra pausa, percorse lentamente con lo sguardo l’uditorio, poi concluse: – La nostra.
Un boato di “Oooh” seguito da un lunghissimo zamplauso accolse la conclusione, e tutti si alzarono ritmicamente sulle zampette posteriori rimettendosi giù immediatamente dopo, a formare una ola dopo l’altra. 
Il Gran Maestro abbracciò Beetlegeuse R16, anzi lo azzampò, e i due rimasero per un lungo momento incastrati come una zip. 
Il Gran Maestro finalmente si staccò dall’altro e, rivolto al pubblico, disse al microfono: 
– Ma il nostro Accademico Beetlegeuse R16, vincitore del 1212° premio Insetticix per le Indagini sulle Origini, ha ancora una piccola sorpresa per noi.  Non è vero? 
L’accademico avvicinò a sua volta la testa al microfono.
– Sì, è così.  I colleghi dell’università di Parixeille, con i quali è in atto una grande collaborazione, hanno riesumato dai loro magazzini tutti gli esemplari di appsoft, di cui possiedono la più grande collezione al mondo. Stimolati e indirizzati dai risultati dei nostri studi, dopo innumerevoli tentativi sono riusciti a recuperare qualcosa di molto interessante proprio da quello che sembrava nelle peggiori condizioni. In breve, siamo convinti di essere arrivati all’identità di chi, decretando la fine della civiltà Humanz2, permise alla nostra di sostituirla su Terrarth. Si tratta di due Humanz2 del periodo del “Pianeta delle scimmie” di cui abbiamo appena visto immagini, due Humanz2  di cui oggi conosciamo i nomi e persino i volti, che da adesso in poi saranno consegnati al rispetto e alla riconoscenza di tutte le generazioni Scarblatt. 
Le luci si abbassarono di nuovo. Sullo schermo comparvero due orribili facce Humanz, e Beetlegeuse R16, con la voce che vibrava, annunciò: 
– Eccellenza Presidente Scarfon Centoduesimo, Autorità tutte, scarignori e scarignore, ecco gli Humanz senza i quali la civiltà Scarblatt non esisterebbe. 
Si chiamavano Kim Jong-un e Donald Trump.  
Tutti si alzarono in piedi zamplaudendo entusiasticamente, tranne una graziosa Scarblattina che era svenuta per la paura. 
I due erano veramente troppo, troppo brutti.

Carlo Barbieri

PS: So già che qualcuno contesterà: “Ma perché mai gli Scarblatt avrebbero dovuto chiamare proprio Insetticix un premio alle ricerche sulle loro origini?”.
Ma ovvio. Perché gli scienziati Scarblatt avranno certamente capito che erano stati proprio gli insetticidi, generazione dopo generazione – anzi “ciclo vitale dopo ciclo vitale” – a selezionare le specie di scarafaggi più forti, in grado di sopravvivere al Grande Evento causato dagli Humanz2. 
Molto più coerente che istituire con i soldi derivanti dall’invenzione di esplosivi un Nobel per la Pace, e per di più assegnarlo a certi personaggi. O no? 
CB

Carlo Barbieri è uno scrittore nato a Palermo. Ha vissuto a Palermo, Catania, Teheran, il Cairo e adesso fa la spola fra Roma e la Sicilia. Un “Siciliano d’alto mare” secondo la definizione di Nisticò che piace a Camilleri, ma “con una lunga gomena che lo ha sempre tenuto legato alla sua terra”, come precisa lo stesso Barbieri. Scrive su Fattitaliani, Ultima Voce e Malgrado Tutto, testata a cui hanno collaborato Sciascia, Bufalino e Camilleri. Ha pubblicato fra l’altro le raccolte di racconti “Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non” e "Uno sì e Uno no" (D. Flaccovio Editore); i gialli “La pietra al collo” (ripubblicato da IlSole24Ore) e “Il morto con la zebiba” (candidato al premio Scerbanenco 2015), ambedue con Todaro Editore ; "Il marchio sulle labbra" (premiato al Giallo Garda), "Assassinio alla Targa Florio" e "La difesa del bufalo, tutti e tre con D. Flaccovio Editore. Suoi scritti sono stati premiati al Premio Internazionale Città di Cattolica, al Premio di letteratura umoristica Umberto Domina, al Premio Città di Sassari e al Premio Città di Torino. I suoi libri sono reperibili anche online, in cartaceo ed ebook, su LaFeltrinelli.it e altri store.