giovedì 3 agosto 2017

I solisti del teatro, il 10 agosto ACCABADORA reading dal romanzo di Michela Murgia drammaturgia di Carlotta Corradi

ACCABADORA reading, dal romanzo di Michela Murgia edito da Giulio Einaudi Editore, drammaturgia di Carlotta Corradi per la regia di Veronica Cruciani con  Monica Piseddu. 10 agosto ore 21.30, “I solisti del Teatro”, Giardini della Filarmonica romana

Accabadora è il più bel romanzo di Michela Murgia nonché uno dei libri più letti in Italia negli ultimi anni (Einaudi 2009; vincitore Premio Campiello 2010). Il 10 agosto alle ore 21.30, a Roma all’interno della rassegna “I solisti del teatro” presso i Giardini della Filarmonica, è presentato in forma di lettura scenica nella versione drammaturgica di Carlotta Corradi per la regia di Veronica Cruciani con Monica Piseddu (Premio Ubu, Premio Le Maschere, Premio Hystrio), con i video di Lorenzo Letizia e la drammaturgia sonora di Francesco Medda (Arrogalla). Lo spettacolo, coprodotto da Compagnia Veronica Cruciani, Teatro Donizetti di Bergamo, CrAnPi, debutterà a novembre 2017 in anteprima nazionale al Teatro Biblioteca Quarticciolo per proseguire la tournée in diverse città italiane.
La Murgia racconta una storia ambientata in un paesino immaginario della Sardegna, dove Maria, all’età di sei anni, viene data a fill’e anima a Bonaria Urrai, una sarta che vive sola e che all’occasione fa l’accabadora. La parola, di tradizione sarda, prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire, uccidere; Bonaria Urrai aiuta le persone in fin di vita a morire. Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, più colta e più attenta della precedente, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. È allora che fugge nel continente per cambiare vita e dimenticare il passato, ma pochi anni dopo torna sul letto di morte della Tzia.
“Il monologo teatrale, scritto da Carlotta Corradi, inizia proprio nel momento in cui Maria rivede, dopo un silenzio durato anni, la sua madre adottiva, Bonaria, la quale, in punto di morte, le chiede di aiutarla a morire. Maria non sa cosa fare. Aveva giurato anni prima a Bonaria che lei mai e poi mai sarebbe stata capace di una cosa simile. E Bonaria le aveva risposto: ‘Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo. Potresti ritrovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata’. Ed ecco che Maria si trova ora a un passo dalla tinozza. Questo conflitto che Maria vive è il nodo che ci permette di entrare nel mondo interiore di questo personaggio femminile; in quelli che sono i suoi i dubbi, i conflitti che la agitano, l’affetto per questa madre adottiva e il rapporto con la propria coscienza. Non è un monologo declinato al passato, ma un dialogo vivo, apparentemente fatto con la Tzia, ma forse solamente interiore. Maria ripercorre tutte le tappe di un passato che l’ha tenuta bloccata, negli affetti e nella crescita. E che oggi, in scena, per voce e corpo di Monica Piseddu, attrice dalla straordinaria capacità introspettiva, il personaggio rivive con una tale forza e intensità da permetterle di rinascere e finalmente considerarsi una donna, e non più una bambina.
Quando ho letto il romanzo mi ha colpito per i temi che metteva in campo, questa idea di famiglia alternativa va verso una narrazione che ci spinge verso una società più aperta, è una storia che ha una forza politica, questo è il motivo per cui ho scelto di portarla in scena. Da subito ho pensato che dovesse essere un monologo e che dovesse avere come protagonista Maria, infatti nel testo è la figlia che parla e si rivolge a questa madre che non sentiremo e non vedremo mai in scena, quasi come se questo genitore fosse più un genitore interno che non reale.” (Veronica Cruciani) “Il tema della morte messo nel tema della maternità conferisce tridimensionalità alla vicenda. Le altre riduzioni teatrali si sono soffermate soprattutto alla figura del titolo, ma c’è una sfaccettatura politica e umana complessa” (Michela Murgia).
“Il monologo racconta dunque una storia d’amore. In questo caso, tra una figlia e una madre. In questo caso, non la madre naturale. Ma l’altra madre. I due grandi temi che oggi chiameremmo dell’eutanasia e della maternità surrogata, nel testo teatrale come nel romanzo, creano un ambito di riflessione ma non sono mai centrali quanto l’amore e la crescita. Crescita sempre e inevitabilmente legata al rapporto con la propria madre, naturale, adottiva o acquisita che sia.” (Carlotta Corradi).

"Carlotta Corradi ha fatto un lavoro di tessitura, utilizzando tutte parole mie, ma in un modo in cui io non le ho usate. C'è un'originalità anche autoriale in questo testo. Chiamarlo 'riduzione' non va bene: è un ampliamento. Una visione che io non ho assunto perché la mia attenzione era sulla vecchia, non sulla bambina. È un pezzo di Maria che mancava, sono felice che siano state altre donne a vederlo. Probabilmente dieci anni fa, quando ho scritto il romanzo, non ero in grado di vedere la Maria adulta. Ora è un piacere leggerla nelle parole, negli occhi, nel gesto artistico di altre professioniste. Pur non avendo scritto una parola, potrei controfirmarla, la sento molto mia, molto somigliante all'intenzione letteraria che c'era nel romanzo." (Michela Murgia)



Crediti

ACCABADORA_reading
dal romanzo di Michela Murgia edito da Giulio Einaudi Editore
drammaturgia Carlotta Corradi
regia Veronica Cruciani
con Monica Piseddu
scene e costumi Barbara Bessi
luci Gianni Staropoli
video Lorenzo Letizia
drammaturgia sonora Francesco Medda (Arrogalla)
assistente alla regia Giacomo Bisordi
organizzazione e comunicazione Giorgio Andriani e Antonino Pirillo
produzione Compagnia Veronica Cruciani, Teatro Donizetti di Bergamo, CrAnPi
  
Biglietti
intero 15,00 - ridotto 13,00 - gruppi 10,00

Info e prenotazioni
06 4746390 - 393 9753042 - 349 1945453

Giardini della Filarmonica
via Flaminia 118 - Roma

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