sabato 3 giugno 2017

Cinema, Fattitaliani ha visto “47 Metri" di Johannes Roberts: un thriller assai artigianale. La recensione

“47 Meters Down” (2017), di Johannes Roberts. Un buon thriller dev’essere costruito con ingredienti accademici classici, e in ordine: fare immedesimare lo spettatore col protagonista; trascinare il racconto in storie intime e del quotidiano; rappresentare fin da subito delle resistenza e delle perplessità rispetto a proposte che vengono da amici o conoscenti che lasciano prevedere il rischio e il pericolo imminente; far precipitare drasticamente gli eventi in situazioni empatiche e drammatiche … e poi altro ancora finalizzato a creare suspense, tensione, ansia, angoscia, fibrillazione emotiva.
Ebbene, tutto questo viene sapientemente costruito dalla sceneggiatura (Johannes Roberts), e rappresentato dalla regia (sempre di Johannes Roberts) in modo assolutamente scolastico. Dopo l’incipit narrativo, il film fissa la telecamera in un unico ambiente: tutto accade a 47 metri sotto il livello dell’oceano messicano.
Lo striminzito cast di attori si limita ad eseguire il compitino in modo soddisfacente. Le scene vengono rappresentate seguendo un déjà vu a tratti imbarazzante. Ma tutto questo non impedisce qualche gridolino di spavento strozzato in sala. Lisa (Mandy Moore), per decantare la fine di una relazione che aveva creduto amore, si lascia trascinare dalla temeraria sorella Kate (Claire Holt) in una splendida vacanza nel golfo del Messico. Le ferie spesso, si sa, diventano luogo di avventura e di spericolatezza. Due compagni d’hotel riescono a sedurre le belle e avventate sorelle, e a condurle in sparviere avventure. La successione degli eventi non è possibile anticiparla qui, si perderebbe il gusto di un thriller assai artigianale e, sembrerebbe, a bassissimo costo.
ANDREA GIOSTRA.
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