mercoledì 21 giugno 2017

Cinema, Fattitaliani consiglia “Quando un padre” di Mark Williams con Gerard Butler: la recensione

“The Headhunter's Calling” (2016), di Mark Williams. Recensione di Andrea Giostra.

Uscito nelle sale italiane l’8 giugno 2017 con il titolo “Quando un padre”, il film di Mark Williams, sceneggiato da Bill Dubuque, recupera un tema che è di tutti i tempi, e che abbiamo già visto trattare dalla produzione britannica nel 2004 in “Natural History”, con la regia di Shona Auerbach, la sceneggiatura di Andrea Gibb, e che ha visto tra i protagonisti lo scozzese Gerard Butler, oggi bravo interprete del remake “The Headhunter's Calling”, film che rivisitata la sceneggiatura non-originale della produzione canadese del 2004.
Come abbiamo apprezzato anche recentemente nel bellissimo film francese “Demain tout commence” (Famiglia all’improvviso) del 2016, di Hugo Gélin, uno dei due genitori, quando l’altro è assente, deve viaggiare di fantasia per restituire una presenza narrata fatta di grandi imprese e di mirabolanti avventure in giro per il mondo, per legare affettivamente il figlio al genitore mancante.
Sono tutte stupidate, e questi tre film - tra i tantissimi prodotti negli anni - ce lo dimostrano inconfutabilmente., le recenti pseudo-teorie di qualche psicologo sprovveduto e superficiale secondo le quali “la qualità conta più della quantità” in una relazione duale padre-figlio, madre-figlio, genitore-figlio. I grandi narratori della storia dell’uomo e i grandi conoscitori del profondo dell’animo umano, da centinaia di anni ci raccontano e ci dimostrano che è molto più importante esserci nella quotidianità, che favorire nel figlio una costruzione fantastica frutto dell’assenza fisica.
Ebbene, il film di Mark Williams tratta benissimo questo tema, lo immerge nell’attualità economico-lavorativa dei nostri giorni fatta di insicurezze e di sfide professionali selvagge e senza scrupoli; dimostra come una vita familiare apparentemente solida e tranquilla sia invece costruita su equilibri assai precari e instabili che possono compromettere inesorabilmente l’attaccamento ai nostri valori familiari più antichi e profondi quando è devastata da un dramma, da una “crisi”; recupera il piacere della bellezza, della cultura e della futuristica architettura di Chicago del ‘900 - bellissime le visite e le narrazioni che vedono protagonista il piccolo e bravissimo interprete - e brillantemente si appropria di una rivoluzionaria visione prospettica delle più temibili crisi che un essere umano o una società possono subire: «Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.» (Albert Einstein, 1931).
Non sarà forse questo il vero e straordinario messaggio che recuperano Mark Williams e Bill Dubuque?
PS - la traduzione in italiano del titolo originale, “The Headhunter's Calling”, non è quella tradotta dalla distribuzione nostrana, bensì “La chiamata del cacciatore di teste”.
ANDREA GIOSTRA
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