mercoledì 17 maggio 2017

Istat: in Italia crescono le diseguaglianze, calano le nascite, over 65 anni al 22%

Un Paese vecchio, l’Italia, fatto di impiegati e di pensionati, e un Paese in cui aumentano le diseguaglianze. Lo dice il Rapporto annuale 2017 dell’Istat presentato stamattina nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio dal presidente dell’Istituto, Giorgio Alleva. Ancora in calo le nascite. E di fronte ad una ripresa moderata dell’economia, a subire di più gli effetti della crisi sono le famiglie degli stranieri. Il servizio di Adriana Masotti: 

"La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". È da questa analisi che si muove la mappa socio-economica dell'Italia tracciata dal Rapporto Istat: le diseguaglianze tra classi sociali aumentano, ma anche quelle all'interno di esse e a causa della frammentazione del mondo del lavoro si va perdendo l’identità stessa di “classe”. L'Italia è un Paese sempre più vecchio: la quota di individui di 65 anni e oltre ha raggiunto il 22 per cento, collocando il Paese "tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo".

Complesse le dinamiche istruzione/occupazione: per l'Istat giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, e tra gli esclusi dal mondo del lavoro sono sempre più gli immigrati, a cui spesso non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito. In tutto circa 5 milioni quelli residenti in Italia soprattutto al Centro Nord: romeni, albanesi e marocchini i più numerosi.

A proposito ancora di diseguaglianze, l’Istat rileva che la spesa per consumi delle famiglie ricche, della 'classe dirigente', è più che doppia rispetto a quella dei nuclei all'ultimo gradino della piramide disegnata dall’Istituto cioè 'le famiglie a basso reddito con stranieri'. Capacità di spesa ridotta significa anche meno opportunità.

Capitolo tempo libero: un sogno per le donne, che se sono casalinghe lavorano 49 ore settimanali, e in genere per gli adulti e per i gruppi sociali a basso reddito. Non così tra i giovani, i maschi più delle ragazze, ma a seconda del reddito delle famiglie cambia la qualità del modo di viverlo: i giovani della classe dirigente svolgono più frequentemente attività culturali, sportive, corsi extra scolastici e dedicano meno tempo alla tv, che invece occupa buona parte del tempo libero dei giovani che vivono in famiglie a basso reddito.

Le fratture che caratterizzano il Paese vengono confermate: "persiste il dualismo territoriale: è nel Mezzogiorno infatti che sono più presenti gruppi sociali con profili meno agiati". Infine, nel 2016 si è registrato un nuovo minimo delle nascite (474mila) e al 1 gennaio di quest’anno la popolazione residente si attesta a  60,6 milioni. Il numero medio di figli per donna è di 1,34, il saldo naturale cioè la differenza tra nati e morti segna nel 2016 il secondo maggior calo di sempre (-134mila), dopo quello del 2015. Adriana Masotti, Radio Vaticana, Radiogiornale del 17 maggio 2017.