martedì 9 maggio 2017

Cinema, Fattitaliani consiglia "Gold" di Stephen Gaghan "una narrazione sorprendente, efficace e assolutamente contemporanea". La recensione

Dopo aver visto l’ottimo film di Stephen Gaghan, mi verrebbe di scrivere d’impulso che la scena è dominata da due fuoriclasse big star hollywoodiane: Matthew McConaughey nei panni ei Kenny Wells, e Edgar Ramirez in quelli di Michael Acosta.
Ma ovviamente non è solo questo perché gli artisti che abbiamo appena citato sono solo una parte del tutto, una componente olistica dell’intrigante ed eccellente narrazione di Stephen Gaghan, Patrick Massett e John Zinman che hanno firmato la brillante sceneggiatura di “Gold”. Sono loro i veri protagonisti di questo bellissimo film condito di tantissime componenti emozionali e di tantissime storie che si intrecciano magnificamente come un wareshinobu giapponese! Poi c’è la fotografia di Robert Elswit, assolutamente spettacolare, basta quella per ripagare il costo del biglietto. Così come le bellissime musiche scelte da Daniel Pemberton. L’ottima produzione è tutta hollywoodiana: Black Bear Pictures, Hwy61 e Living Films.
La dicitura della promozione statunitense del lungometraggio “tratto da una storia vera”, calamita ancora di più lo spettatore come l’oro di cui si narra, che in fondo è il vero protagonista assoluto per quello che è in grado di generare come pulsione e propulsore di anime inquiete, dissennate, alcoolizzate, rapaci, cupidigie, avventate, voraci, ammiccanti, affascinati, seduttrici, truffatrici … ma di chi? Questo lo scopriranno coloro che andranno al cinema a vedere il film! Non posso certo anticiparlo io qui … gli spoiler sono inquisitoriamente ma assennatamente vietati nelle recensioni!
Il film racconta la storia di Kenny Wells, figlio di un’importante dinastia di petrolieri, caduto in disgrazia dopo l’improvvisa morte del padre, che cerca di rifarsi la fama ed il prestigio perduto in un’avventura che condivide con il famoso e brillante geologo anglo-indonesiano Michael Acosta, con quale stipula un patto di sangue inciso con inchiostro in un tovagliolo di pessima carta di uno scadente bar di periferia orientale dove hanno appena concluso di parlare e di stringere l’impegno picaresco. Un patto di fratellanza e di amicizia che i potenziali spettatori dovranno scoprire al cinema se sarà rispettato da entrambi oppure sarà cinicamente tradito! Il successo imprenditoriale e pionieristico, come spesso accade nelle produzioni statunitensi, calamita come mosche attratte dal miele le lobby del mercato azionario fatto di avventurieri e di squallidi personaggi che tutto possono e tutto fanno per cupidigia e denaro, come già ci aveva spudoratamente spiegato Martin Scorsese con il suo favoloso “The Wolf of Wall Street” (2014).
Anche qui, e a questo punto sembra essere un must delle produzioni hollywoodiane dell’ultimo anno, è la famiglia il riparo sicuro e protettivo dagli insuccessi e dalle delusioni della vita. E se la famiglia c’è ed è vera, allora la si ritrova nei peggiori momenti della propria vita, quando tutto sembra perduto e la speranza di farcela è svanita come polvere sotto la pioggia dirompete. Ma questa è un’altra storia da scoprire in una narrazione sorprendente, efficace e assolutamente contemporanea. Buona visione … come scrivono alla fine della loro recensione tutti i critici professionisti, quale non sono ovviamente io, per invitare i propri lettori a vedere un buon film!
ANDREA GIOSTRA.

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