mercoledì 31 maggio 2017

Catacombe di Santa Domitilla, presentati i restauri e il museo sul tema “Il mito, il tempo e la vita”

Un nuovo museo sul tema “Il mito, il tempo e la vita” e una serie di interventi che hanno portato alla luce la bellezza delle decorazioni pittoriche. Sono stati presentati ieri alla stampa i restauri e il nuovo museo della Catacombe di Santa Domitilla realizzato dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Tra le tecniche usate anche quella del laser, che ha permesso di riportare alla luce particolari pittorici fino ad ora sconosciuti. Il servizio di Marina Tomarro: 

Un viaggio nel tempo, per riscoprire i luoghi dove non solo venivano seppelliti i primi cristiani, ma erano celebrate Messe e preghiere e nei momenti di persecuzione e pericolo diventavano anche nascondigli sicuri. Sono ancora più affascinanti e ricche di storia le catacombe di Domitilla dopo i restauri che hanno restituito affreschi e aspetti di quella vita che conduceva verso l’eternità. Ascoltiamo il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra:

R. - E’ importante per tre ragioni. Prima di tutto perché permette di vedere questa congiunzione profonda tra la cultura classica e la cultura cristiana. E’ una sorta quasi di luogo di dialogo tra due espressioni religiose e due visioni del mondo che però trovano molte radici comuni. Secondo, è importante perché è la catacomba più estesa di Roma: questi 12 km, questi 4 piani, questi 26 mila e più loculi dimostrano quanto fosse importante, quanto qui respirasse il cristianesimo e comunque la vita di Roma. Terzo, Domitilla è importante anche adesso per il museo che abbiamo allestito ma anche perché i restauri che stiamo conducendo permettono di vedere un complesso iconografico di immagini, di straordinaria, intensità e bellezza e soprattutto anche di grande quotidianità ricordandoci che qui, sotto terra, continuava la vita che si svolgeva sopra.

D. - Le catacombe che significato hanno per i cristiani?

R. – Avevano la convinzione che la vita continuasse e non per nulla i fedeli, i parenti, gli amici, tornavano qui in questo spazio, celebrando anche dei pranzi, secondo un rituale ben noto oppure riproducevano ancora lì tutta la vita che aveva accompagnato i loro cari. E questo era un modo per affermare soprattutto la fede e la risurrezione nell’immortalità, in questa altra faccia della vita rispetto a quella rivolta verso di noi, che è la faccia dell’eternità.

Tra i restauri più importanti c’è quello al cosiddetto "Cubicolo dei fornai" dove vengono raccontate attraverso le decorazioni le attività legate all’Annona, l’istituzione romana che gestiva le derrate alimentari nella città. Per la prima volta è stata utilizzata per il restauro la tecnica del laser, che ha permesso di riportare i colori quasi allo stadio originario. Ascoltiamo Barbara Mazzei, responsabile dei cantieri di restauro degli affreschi:

R. - Le novità sono, intanto, la possibilità di identificare finalmente i soggetti raffigurati; e ce ne sono alcuni importanti che riguardano la storia della panificazione a Roma: come si svolgeva il commercio del grano e la distribuzione del pane… Abbiamo poi invece delle scene che appartengono al repertorio della pittura paleocristiana e in particolare un collegio apostolico molto importante che fa riferimento, in base alla composizione, al più antico mosaico absidale che abbiamo a Roma che è quello di Santa Pudenziana. E poi delle scene che, invece, ci testimoniano della fede dei primi cristiani con il riconoscimento dei patroni come accompagnatori al cospetto del Cristo.

Insieme alle catacombe è stato restaurato anche il museo annesso dove sono stati raccolti pezzi di sarcofagi, teste, statue, epigrafi, ritrovati durante gli scavi e che vogliono raccontare la vita quotidiana che ruotava intorno alle catacombe, come ci spiega Fabrizio Bisconti, sovraintendente della Pontificia commissione di Archeologia sacra:

R. - Voi vedete dentro questo museo dei banchieri, dei pastori, dei cavallari. C’è anche un "cucumius" che di mestiere faceva il "capsarius", cioè il guardarobiere delle terme di Caracalla, lo abbiamo trovato proprio nella terra di Domitilla. Poi abbiamo dei bambini che giocano nella culla con un sonaglio e, ancora, degli argentieri, quindi anche la vita vissuta. Si vede come c’è era un’integrazione e un’interazione tra pagani e cristiani anche nelle catacombe che era il luogo deputato proprio alla morte, che poi era la vita dei cristiani perché non dimentichiamo che i cimiteri sono dormitori in attesa della risurrezione. Marina Tomarro, Radio Vaticana, Radiogiornale del 31 maggio 2017.

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