sabato 1 aprile 2017

Visita del Papa a Carpi e Mirandola, intervista ai sindaci Alberto Bellelli e Marino Benatti

La visita del Papa a Carpi cade a quasi 5 anni dal terremoto che, nel 2012, ha scosso l’Emilia provocando 28 morti, centinaia di feriti e danni di ogni tipo. Molto è stato fatto sul fronte della ricostruzione e molto si deve al forte spirito di coesione sociale dei carpigiani, come conferma il sindaco della cittadina emiliana, Alberto Bellelli, al microfono di Emanuela Campanile: 

R. – Quello che ha dato una mano qui, è stata la coesione sociale, è stata la volontà dei carpigiani di ripartire il prima possibile. E oggi, quando si vedono i risultati, come anche con il 25 marzo, con la riapertura della Cattedrale, questo non può essere che un segno di speranza!

D. – Per quanto riguarda Mirandola …

R. – Io posso parlarvi di tutti i comuni colpiti dell’area Nord, quindi Mirandola, Cavezzo, Concordia, San Felice, Medolla … stiamo parlando di comuni che hanno avuto un impatto ancora più grande dal sisma, anche rispetto a Carpi. A livello di numeri assoluti siamo vicini, ma parliamo di comuni di dimensioni ridotte rispetto al mio. Nei paesi più piccoli, nei centri storici, la riattivazione della rete commerciale e delle attività economiche, risulta ovviamente più complessa ma, devo dire, c’è stata una direzione presa da subito che ha fatto in modo che la ricostruzione, oggi, sia tangibile.

D. – Quindi, il sindaco di Carpi cosa si aspetta da questa visita?

R. – Io posso dirvi quello che si sente in città: c’è un grande clima di attesa, una grande gioia perché sappiamo che c’è sempre la possibilità di poter ragionare e riflettere su quanto Papa Francesco dice. Ci lascia sempre dei messaggi che penso siano importanti per una riflessione, sia da parte dei cattolici sia dei non cattolici; ci interroga sui grandi temi della globalizzazione, della globalizzazione dell’indifferenza, delle periferie… E penso che sia un incontro: per me e per la mia comunità è soprattutto questo, per misurarsi con un pensiero più alto.

Dopo aver fatto tappa a Carpi, il Papa si sposterà nel pomeriggio a Mirandola. Un comune fortemente colpito dal sisma di 5 anni fa. A testimoniare che la ricostruzione non è solo materiale ma anche morale, è il sindaco, Marino Benatti, che sentiamo nell’intervista di Emanuela Campanile: 

R. - Il Papa, in questi ultimi tempi, ci esorta all’accoglienza e credo che siamo assolutamente partecipi di questa sua importantissima indicazione. Noi, anche se ancora terremotati, abbiamo iniziato ad accogliere i profughi; credo che questo sia un bellissimo segno. Abbiamo bisogno di ricostruire la nostra comunità non solo perché ricostruiamo le case, le imprese e gli edifici, ma perché ridiamo valore ad alcuni concetti importanti, come l’accoglienza e la convivenza, valori per noi importantissimi. Noi che abbiamo avuto tanta solidarietà da parte di tanta gente che non conoscevamo italiana, straniera, dopo il terremoto abbiamo bisogno assolutamente di essere capaci di restituire quella solidarietà.

D. - Parlando  anche con i rappresentanti della città di Carpi emerge una forza e un’energia proprio nel sentirsi e nel volersi unire per fare fronte comune per affrontare le difficoltà. Cosa vi rende così uniti e caparbi?

R. - Io credo sia la nostra storia, i valori che questa terra ha espresso da sempre. Penso che uno dei valori, secolari ormai, è quello che questa terra ha sempre pensato di fare, di costruire assieme, cioè le due parole “costruire, fare” e “assieme” sono le identità forti della nostra terra. Ed era così già prima del terremoto, penso a tutta la cultura sociale, i servizi, la capacità di dare valore ad esempio alla scuola, alla qualità della scuola, all’idea, anche, che la comunità sia uno dei primi baluardi del vivere bene. Queste sono un po’ le cose che credo siano alla base della nostra capacità poi di recuperare dopo la drammatica situazione del 2012.

D. – Allora, come vorreste essere ricordati da Papa Francesco?

R. - Come coloro che, vivendo una drammatica situazione, con la solidarietà di tanti, hanno capito che il prima passo stava a noi. Lo abbiamo fatto. Bisogna capire che la ricostruzione - come dicevo prima - è una ricostruzione anche dei valori morali e che, proprio per questo, anche se non abbiamo finito la nostra ricostruzione, pensiamo che abbiamo il dovere di accogliere persone che purtroppo hanno vissuto drammatiche situazioni come la guerra e la fame e che quindi ci possa essere di aiuto in questo passaggio anche la presenza del Santo Padre. Emanuela Campanile, Radio Vaticana, Radiogiornale del 1° aprile 2017.

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