martedì 11 aprile 2017

Libri, intervista a Luigi Tivelli: in "Autobus 63. Viaggio sentimentale nella grande crisi italiana" racconto la nuova bruttezza e la decadenza morale di Roma". L'intervista

È stato presentato a Palazzo Ferrajoli il nuovo libro di Luigi Tivelli nel prestigioso salotto letterario organizzato da Sara Iannone.

Molti gli ospiti illustri Simona Izzo, Ricky Tognazzi, l'Onorevole Pino Pisicchio, Mario Ajello, Luca Barbareschi, Maria Rizzotti, Lamberto Dini, Antonio Possia, Fabia Baldi, Corrado Calabrò, Lucilla Vitalone, Mario Baccini, Lia Viola Catalano, Il principe Guglielmo Giovannelli, Ernesto Carpintieri, Gianni Ietto.....
L'autore del libro, Luigi Tivelli ha specificato che il romanzo ambientato a Roma di questi ultimi anni, ruota attorno alla figura di un intellettuale e uomo delle istituzioni (suo alter ego) che vive la fine di due amori: l'amore per la politica e l'amore per Roma: alla luce del grande degrado e della decadenza sia politica  che della Roma di oggi l'autore compie il suo viaggio!
Chi è Luigi Tivelli ?
Luigi Tivelli era uno studente di eccellenza, pupillo di Ugo La Malfa, leader dei Repubblicani che non voleva vivere di sola politica e così fece un corso per diventare un politologo e a 25 anni vinse il concorso della camera dei deputati.
Dagli anni dell'esordio nel 68 a soli 14 anni ero già un piccolo leader studentesco e mi sono iscritto al partito Repubblicano ed ho vissuto in discesa tante stagioni della politica dialogando con tanti leader politici e personalità da Ugo la Malfa e Antonio Maccanico a Romando Prodi, Lamberto Dini a Silvio Berlusconi e Gianni Letta.
Qual è il politico che l'ha ispirata di più?
Ugo La Malfa, perché è sempre stato un passo avanti a tutti e ha portato in Italia idee moderne ed avanzate nella società ed Antonio Maccanico per il senso dello Stato e delle Istituzioni.
La politica e Roma come possono uscire dall'attuale crisi? Che soluzione suggerisce per il cambiamento?
Il cambiamento può avvenire solo dai cittadini ma a Roma non sarà facile perché in questa città manca la figura del cittadino ed il senso della cittadinanza per ragioni storiche, sociali e culturali.
"Alla luce dell'atavico dominio del cupolone della società e dell' andreottismo e delle sue declinazioni sulla città compresa dei palazzinari- lo stadio della Roma in fondo che è l'unico obiettivo della giunta Raggi."
Di cosa parla il suo libro?
E' il mio 29° libro ma il primo romanzo e racconto la nuova grande bruttezza, la grande decadenza morale di questa nostra città. E per farlo mi servo di un alter ego, Tino (nome di mio padre), un intellettuale in mano delle istituzioni che salendo per caso su un autobus scopre il grigiore, la tristezza dei volti che lo abitano e quel microcosmo di depressione civica: così il protagonista di questa storia intraprende un viaggio attraverso una Roma che non riconosce, decadente con passaggi in un transatlantico di un Palazzo (Montecitorio) chiuso nei suoi riti spesso inutili e ripetitivi che ben poco sa dei veri problemi della gente. La figura di Tino è una specie di Virgilio contemporaneo che nel libro si accompagna nel purgatorio della Roma di questi anni, sperando di non arrivare all'inferno perché qui purtroppo siamo nelle mani della Raggi (che di certo non è una Beatrice) e della sua compagnia di dilettanti, in primis il capogruppo parlamentare Luigi Di Maio (il re del congiuntivo) e mi chiedo quanti esami abbia fatto all'università per essere candidato alla Camera! Grazie a loro a Roma regna sovrana l'immondizia e siamo costretti a fare lo slalom nelle buche, ed i cittadini romani e non, stanno a guardare senza alzare un dito per far qualcosa!
Conosco Milano e dico che c'è un'etica diversa: i cittadini qui sono capaci di indignarsi non reagiscono di fronte ai mali della città come a Roma.
E Di Maio che accusa spesso la stampa, e i giornalisti, dovrebbe esser grato a loro e ai romani che ben poco sanno cos'è l'indignazione civile! 
Però non sono del tutto negativo perché vedo alcune iniziative di qualche attore (come Placido) ed intellettuale che ha organizzato gruppi civici per ripulire le vie del proprio quartiere. Ai Parioli esiste un'associazione Take Roma guidata da una signora che sta ripristinando Villa Balestra.
Che messaggio vuol dare il suo libro, dunque?
C'è un tema che ricorre nel libro che non riguarda solo i mali di Roma; la crisi ha inciso soprattutto sulle attitudini e sugli stessi sentimenti delle persone. La nuova solitudine e l'incapacità di comunicare delle persone oltre alla crisi economica. Il libro parla di quella capacità di comunicare che è venuta meno nell'animo umano e della solidarietà che è stata sostituita dal cinismo e dal menefreghismo  che ha portato ad un individualismo  tirchio con assenza di generosità sociale  e generosità di sentimenti.
La crisi è una peste che contagia gli animi e corrode le speranze delle persone mietendo vittime nell'indifferenza dei carnefici.
La solitudine ha preso il posto della solidarietà.
Cosa rappresenta l'autobus?
L'autobus è un microcosmo: quando sono arrivato a Roma e stavo in collegio mi divertivo a prendere l'autobus e girovagare per le strade di Roma e della dolce vita e così mi sono innamorato di questa città.
Dopo anni che non usavo più prendere l'autobus, 2 anni fa ho voluto fare il confronto.
Ho preso un autobus che porta da via Libia a piazza Venezia e sono rimasto allibito di come è cambiata Roma, di come sia degradata!
Alla presentazione del libro erano presenti la coppia di registi Simona Izzo e Ricky Tognazzi: cosa pensano del libro? è possibile uno sviluppo cinematografico dello stesso?
Loro pensano che questa mia opera sia uno splendido soggetto e che potrebbe essere anche un film.
Negli ultimi anni mi sono appassionato di cinema come mia figlia Giulia (che si è laureata in regia e cinema) e sono stato ideatore ed artefice del festival della commedia italiana che ogni anno si svolge a Sabaudia ed ho affidato la direzione artistica alla coppia Tognazzi-Izzo.
C'è un passo che vuol citare nella lettura del libro?
I Romani: cittadini o sudditi?
"Tino era un uomo pratico e concreto e non amava filosofeggiare troppo. Un giorno, seduto in una piazzetta di Trastevere, in cui da un lato bivaccava un gruppo di ragazzotti ventenni dall'aria strafottente  e fancazzista, e dall'altro una vecchia questionava dal balcone con il nipote, aveva annotato mentalmente l'espressioni che venivano fuori dalle bocche genuine di quei romani ed aveva tracciato un ritratto socio-linguistico piuttosto rivelatore: le parole che aveva sentito rimbalzare di più erano: nun me ne pò fregà de meno, fatte li cazzi tua, che me ne frega, num me rompe li cojoni, m'arrimbalza, so cazzi mia."
Emanuela Del Zompo.

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