lunedì 17 aprile 2017

Cinema, Fattitaliani consiglia "Ghost in the Shell" di Rupert Sanders. La recensione

Il fantascientifico film di Sanders è un libero remake del “Ghost in the Shell” di Mamoru Oshii del 1995, presentato al Festival di Venezia di allora, e in concorso al Festival di Cannes del 2004 con il sequelInnocence(tradotto dalla distribuzione italiana con “Ghost in the Shell: L'Attacco dei Cyborg”), che vide una produzione nipponico-britannica. La sceneggiatura del ’95 porta la firma di Masamune Shirow e Kazunori Ito. Il Film, per certi versi, fu destrutturante nella rielaborazione dell’approccio cyber-punk occidentale e innescava nello spettatore elementi di riflessione sulla probabile evoluzione cibernetica futuristica dell’essere umano dell’anno 2029.

La produzione statunitense del 2017 riprende proprio quell’importante concetto, lo fa proprio e pone allo spettatore, ovviamente in modo indiretto, una serie di domande interessanti e inquietanti al contempo: Cosa succede se è l’intero corpo ad essere sostituito da un robot indistruttibile con all’interno un cervello umano perfettamente funzionante? Cosa si innesca nelle dinamiche soci-relazionali di questo essere imprigionato in uno shell (guscio) con poteri straordinari? Qual è l’evoluzione psicologica di un uomo-robot-cybernetico che prova emozioni e sentimenti (ghost) che non possono trovare corrispondenza e conforto negli altri esseri umani? Qual è la solitudine che si sperimenta e come la si può superare? Quali sono i margini di libertà che ad un essere di siffatta natura restano per esercitare il suo “libero arbitrio”?
Sono questi i dilemmi che scaturiscono dalla visione del film, che la sceneggiatura di Jonathan Herman e Jamie Moss, con la regia di Sanders, pongono allo spettatore.
L’interpretazione di Scarlett Johansson, il Maggiore, è eccellente. Quale membro operativo della Task Force Sezione 9, ha il compito di combattere il terrorismo di un mondo futuristico, già ben descritto da Ridley Scott con il suo meraviglioso Blade Runner del 1982. Il nemico principale, da trovare e da uccidere ad ogni costo, è il potente, indefinito e imprendibile Kuze (Michael Pitt), un misterioso terrorista che la Section 9, coordinata-operativamente proprio dal Maggiore, ha il compito di scovare ed eliminare. Quello che però emerge lentamente, è che Kuze non è altro che l’ultimo delle decine di esperimenti cybernetici condotti negli anni dalla scienziata Dott.ssa Quelet (Juliette Binoche) della Hanka Robotics, per riuscire alla fine a costruire l’essere perfetto e indistruttibile - il Maggiore appunto! - venduto al Governo per potenziare l’anti-terroristica Section 9 al cui comando c’è il potente e furbissimo Daisuke Aramaki (interpretato in lingua giapponese dal bravo Takeshi Kitano).
Ma è dall’imprevedibile ed improbabile incontro tra il Maggiore e Kuze che viene svelata la loro vera natura e tutto quello che c’è dietro alla Section 9 e i relativi esperimenti della Hanka Robotics. Ma tutto questo lo spettatore lo vedrà al cinema!
Il film, con la sua interessante narrazione cinematografica, sviluppa una serie di elementi che arricchiscono la visione rendendo indubbiamente affascinante ed attraente la visione per gli amanti cinefili del genere fanta-scientifico condito con componenti futuristici, sperimentali, riflessivi, robotici, cybernetici, ma anche psico-dinamici e introspettivi.
Con “Ghost in the Shell” del 2017 è iniziato un nuovo sequel fantascientifico? Lo vedremo negli anni a venire. Quello che è certo, è che la produzione statunitense non ha badato a spese e all’utilizzo di innovative e costosissime tecnologie informatiche cinematografiche per riuscire a creare un prodotto di alta qualità che certamente sarà apprezzato da chi ama questo genere filmico.
ANDREA GIOSTRA.