giovedì 2 febbraio 2017

Teatro “Pirandello” Agrigento, "Vestire gli ignudi" una storia di sesso, potere e visibilità mediatica. Intervista a Gaetano Aronica

Teatro “Pirandello” Agrigento, in scena sabato 18 e domenica 19 febbraio l’opera del drammaturgo siciliano “Vestire gli ignudi” a cura di Gaetano Aronica: “una storia di sesso, potere e visibilità mediatica che sembra scritta ai giorni nostri” con lo stesso Aronica, Andrea Tidona e Claudia Gusmano. 

Mentre Palermo si prepara ad anno ricco di promozione culturale,  Agrigento si avvia alle celebrazioni del 150° dalla nascita di Luigi Pirandello. Un avvenimento importante che vedrà la città dei Templi  impegnata a programmare una serie di eventi per dare il giusto tributo al drammaturgo agrigentino che vinse il Nobel nel 1934. 
Un anno d’oro per la Sicilia che finalmente esce dai soliti canoni precostituiti di terra rassegnata e incapace di governarsi e si propone al mondo come una regione fucina di nuove proposte altamente qualificanti che ne evidenziano il carattere intellettuale e una tradizione fatta di un patrimonio di mescolanze: etniche, archeologiche, linguistiche.  
Pirandello è sinonimo di Teatro ed ecco una bella proposta dell’attore agrigentino Gaetano Aronica, che ha curato adattamento e regia di “Vestire gli ignudi” in scena dalla metà di febbraio al Teatro Pirandello di Agrigento.  
Una giovane donna, Ersilia Drei, viene ritrovata in fin di vita in un giardino pubblico. La sua storia, raccontata da un giornalista, sale alla ribalta delle cronache e diventa un caso nazionale, ma le dichiarazioni della donna provocano uno scandalo che pare trasformarsi in un intrigo inestricabile: un giallo rovesciato, dove l’indagine non scaturisce dal ritrovamento della vittima ma porta alla sua individuazione. Ad una prima, apparente verità, se ne sostituiranno altre, con improvvisi cambiamenti di prospettiva.
Incontriamo Gaetano Aronica, attore poliedrico che abbiamo visto al cinema (con Tornatore Malena e Baarià), in molte fiction TV (Catturandi; Felicia Impastato e tante altre), impegnato anche in teatro che adesso si cimenta anche nella regia. Approfittiamo di un momento di pausa per fargli qualche domanda sul questo suo ultimo importante impegno artistico.
Tra le opere Pirandelliane hai scelto “Vestire gli Ignudi”, come mai una scelta così forte e impegnativa? 
Perché è una storia  attuale, una storia nera che potrebbe essere letta come una seduta psicanalitica. Il flusso di coscienza della protagonista è lo specchio deformante che smaschera la vera natura degli altri personaggi, facendone emergere il  lato oscuro, a tratti terribile. Durante questo percorso di  formazione e trasformazione, Ersilia assume una nuova coscienza di sé. Il testo è attraversato da una violenza sotterranea, da una volontà di sopraffazione che è per i personaggi del dramma, ragione stessa della propria esistenza. Tutti cercano di dissimulare il desiderio di trasgressione con un pietistico sentimentalismo e un buonismo di facciata sotto i quali si nasconde il più spietato egoismo. Vestire gli ignudi è una storia di sesso, potere e visibilità mediatica che sembra scritta ai giorni nostri. Ed è soprattutto la storia di una libertà, di una ribellione ad una società imprigionata nei meccanismi della forma. Il contrasto fra maschile e femminile si incarna in quest’opera, nelle celebre dicotomia pirandelliana tra Forma e Vita. 
Chi è Ersilia Drei? 
Una donna tutta nel suo moto interiore, nei suoi sentimenti, nella sua capacità di mettersi a nudo. È straniera in un mondo che non riconosce e che non la riconosce se non come corpo da usare, consumare, azzannare, dilaniare. Il cannibalismo dei personaggi sta tutto qui: nel nutrirsi di ciò che essi non hanno e non possono comprare: la Vita che scorre e pulsa nelle braccia di Ersilia come fosse un animale ferito, la Natura stessa in gabbia. Ma Ersilia è davvero una vittima o è consapevole del gioco sociale a cui partecipa? Non a caso, Ersilia Drei  è considerata a più voci come il settimo personaggio pirandelliano in cerca d’autore, con una differenza: quelli compaiono evocati dalla mente di chi li ha creati; lei arriva direttamente dalla strada.  
Il tuo approccio con il drammaturgo?
Non ho potuto fare a meno di pensare al Pirandello lacerato dai  problemi quotidiani, dalla follia, dal desiderio di un amore impossibile, dalle visioni, dalle sue ossessioni di uomo e di artista. E l’ho immaginato solo con i suoi fantasmi, perso nel teatro vuoto, prigioniero delle grandi invenzioni contenute nei  Sei Personaggi,  che  hanno trasformato il teatro contemporaneo: la scena nuda  e la recitazione. Non tenere conto di queste suggestioni, della carica innovatrice del teatro di Luigi Pirandello nel quadro di  un’Estetica europea, avrebbe significato per me tradirlo, riconsegnarlo al provincialismo culturale, o peggio, alla polvere del museo, alla forma vuota, sottraendolo al flusso inarrestabile della vita. Fino ai nostri giorni, ed oltre …
Gaetano riprende il suo lavoro. Assorbito dal palcoscenico lo seguiamo per qualche minuto. Un grande professionista e un grande amore per il teatro, una passione che riusciamo a percepire e che lui riesce a trasmettere. Con “Vestire gli ignudi” siamo convinti che regalerà oltre che alla città di Agrigento, al mondo del teatro una occasione unica per rileggere Pirandello in chiave moderna con un allestimento originale e noi siamo già pronti in attesa che si apra il sipario.