venerdì 20 gennaio 2017

Custodie Cautelari, l'intervista di Fattitaliani sul nuovo album "La Notte delle Chitarre (e altri incidenti)" un viaggio onirico ed esistenziale

In rotazione radiofonica il nuovo singolo delle Custodie Cautelari “Tic tac la vita che passa” (video), un pezzo cantato in duetto da Ettore Diliberto e dalla vocalist di Vasco Rossi Clara, impreziosito dalle chitarre di Cesareo degli Elio e le Storie Tese. Il brano è tratto da quello che suona come il lavoro più maturo mai realizzato dalle Custodie Cautelari di Ettore Diliberto: l’album “Notte delle chitarre (e altri incidenti)”, che mischia il pop con il rock, il progressive, il blues, il rock sudista, la musica d’autore, il soul.

Le Custodie Cautelari nascono il 20 ottobre del 1993. Questa band, che ha calcato e anticipato prima il mondo delle cover e poi inventato veri e propri eventi musicali come la NOTTE DELLE CHITARRE, tra concerti e dischi, che hanno coinvolto centinaia di artisti e musicisti, quest’anno compie ventitre anni. Sono: Ettore Diliberto (voce, chitarre e sintetizzatori), Anna Portalupi (basso e cori), Alex Polifrone (batterie e cori), Salvatore Bazzarelli (tastiere e programmazioni), Nicola Denti (chitarre elettriche e acustiche).
Più di vent'anni di carriera, più di duemila concerti, un numero incalcolabile di featuring e l'aria di chi l'ambiente in cui opera lo conosce bene. Le Custodie Cautelari sono tutto questo e Fattitaliani.it si è fatta dire qualcosa di più sul nuovo album e sul nuovo singolo direttamente da loro. L'intervista.

Una carriera longeva e soddisfacente e adesso un disco che appare come una vera e propria opera monumentale. Già dal titolo il richiamo al passato è evidente. Facciamo un po' il punto della situazione: ad oggi credete di aver (artisticamente) realizzato il realizzabile o c'è qualche rimpianto?
23 anni così sono proprio tanti, lo scandire del tempo al fianco di parecchia musica, centinaia di colleghi, migliaia di persone. Credo che l’operazione più grande che abbiamo realizzato sia stata quella di non sparire. Non ci siamo fatti risucchiare dal gorgo effimero di un format, e siamo andati avanti ad approfondire e prenderci cura del nostro modo di fare musica. Il rimpianto più grande resterà sempre quello di non aver potuto condividere parte di questa strada con Paolo Perduca, il nostro tastierista che nel 2004, dopo un concerto al Revenge di brescia, perse la vita in un incidente stradale.
Un suono che spazia fra varii generi e che qualitativamente raggiunge, senza dubbio, livelli elevatissimi: quali artisti sono d'ispirazione per la vostra produzione musicale? È possibile fare qualche nome?
Siamo molto attratti da ogni forma di ingegneria del suono. A volte mi capita di sentire cose sbalorditive anche in produzioni dance. Tutto qui ispira ed ogni cosa nuova diventa oggetto di curiosità e studio. Attualmente risultano molto interessanti sonorità post-industrial come Sia, o post-motown alla Bruno Mars. Il nostro prossimo lavoro sarà comunque diverso, sempre. L’ispirazione per le batterie arriva da Simon Gibson degli Abbey Road, uno dei più grandi al mondo. Gestire le chitarre è relativamente semplice, sono tutti artisti con cui suoniamo da anni.
Parliamo nello specifico del disco in uscita La Notte delle Chitarre (e altri incidenti): cosa deve aspettarsi chi lo compra, cosa c'è dentro quell'ora e venti di musica?
Un viaggio. Onirico ed esistenziale. Tante parole, stati d’animo, molti ritmi, tantissime note e nessuna canzone “di maniera”. Ogni episodio accompagna verso quello successivo.
C'è un particolare singolo nell'album che colpisce per l'intensità del testo "Tic Tac la vita che scorre". Fra angoscia e rassegnazione qual è, nello specifico, il messaggio che volete mandare?
Che c’è bisogno di bellezza, come dice l’inciso. La bellezza dà senso alla vita e la si può trovare in tutto. Nella gioia e nel dolore.
Sempre nello stesso singolo, inoltre, le sonorità ricordano molto una new wave modellata, ricostruita e riprogettata: ci sono particolari motivazioni dietro questa scelta stilistica?
Mi sembrava una soluzione originale e mai sentita. Pur ammirando e rispettando tutti, noi andiamo dietro le nostre pulsioni del momento. Credo che la cosa più bella del  brano sia l’accordo di mi-7/9 che si crea nell’intreccio di voci tra me e Clara Moroni (risponde Ettore Diliberto).
In particolare nel video compaiono i volti di due dei più di trenta artisti con cui avete collaborato per questo disco: Clara Moroni, appunto, e Cesareo: come è stato lavorare con loro?
Siamo vecchi amici. Con Cesareo abbiamo realizzato più di 50 concerti in 15 anni, di cui molti avendo anche Elio come ospite con lui. Con Clara ci siamo occupati anche della pubblicazione e del tour-club del suo album SEI nel 2013. Si tratta di gente che è bello frequentare, con cui è bello uscire, e  a cui, se hai un’idea bella non serve spiegarla a lungo.
Parlando di collaborazioni: c'è qualche artista con cui vi siete particolarmente trovati? Uno o due che spiccano fra gli altri?
È una festa con tutti, sebbene lo storico con Solieri sia di gran lunga il più nutrito di aneddoti esilaranti. Il 2016 ha visto l’ingresso di Matt Backer (già chitarrista di Elton John , Joe Cocker e ABC), tra gli ospiti e amici e una grande presenza dello strepitoso Giacomo Castellano, oltre al video con Scarpato (L’Impossibile)
Data la longevità del gruppo e la fiorente carriera vi siete ormai conquistati un nome nella scena musicale. Dalla vostra posizione senza dubbio sarete in grado di consigliare qualche artista, magari fra quelli emergenti, che vi ha particolarmente colpito, o, perché no, un artista con cui avreste il piacere di collaborare ma che non avete mai incontrato.
Mi piace moltissimo LP, ma a chi non piace? Aspettiamo Martin Kent - ACE (chitarrista degli Skunk Anansie), da Londra Sammie Jay (sentirete che voce) …
Cosa c'è, ora come ora, nel futuro delle Custodie Cautelari?
Dischi e concerti. Appuntamenti estivi con Mogol, con La Notte delle chitarre, dischi di artisti emergenti tra cui i Dogma, Simona Sorbara, Jimmy Damasi, Fede Bes e gli Audiospettro, canzoni nel disco di Maurizio Solieri, la sigla di un importante Festival, cene, casino, amore e allegria.
Giuseppe Vignanello
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