mercoledì 21 dicembre 2016

L'attore Alessandro Fricano Gagliardo a Fattitaliani: migliorarsi per scalare il successo del cinema più importante al mondo. Intervista

Ho incontrato Alessandro Fricano Gagliardo, talentuoso attore italiano, anzi, siciliano di Bagheria: città del palermitano conosciuta in tutto il mondo perché ha dato i natali a grandissimi artisti, basti ricordare Renato Guttuso, Dacia Maraini, Giuseppe Tornatore e tanti altri. Alessandro nel 2015 è già stato protagonista di un lungometraggio, "Libera Me”, con la regia di Piero De Luca e Max Aiello, del quale ci parlerà anche in questa intervista.
Il film racconta la storia di Sabrina (interpretata da Fabiola Rigano), una giovane e spensierata studentessa d'Università che decide di andare a convivere con il suo amato fidanzato, Alessandro (è anche il nome del personaggio che interpreta). Presto, però, la felicità dei primi mesi scompare per lasciare posto al peggiore incubo della vita di Sabrina. 
Il film è uno psicodramma, con sfumature thriller, sul delicato ed assai attuale tema della violenza di genere, sulla libertà delle donne e l'amore per la vita. Alessandro in questo film fa parlare bene di sé la critica cinematografica, che gli riconosce la sua convincente performance nel ruolo di un “personaggio difficile”. Alessandro ha una formazione artistica e professionale molto interessante: Laureato in Lingue e Letterature nel 2007 presso l'Università degli Studi di Palermo; subito dopo si trasferisce a Londra, dove inizia a prendere le prime lezioni di recitazione in inglese al "City Lit"di Covent Garden. Per apprendere in modo più efficace, sempre a Londra, studia e utilizza la tecnica di recitazione del Method Acting  (tecnica impiegata all’Actors’ Studio da celebri attori hollywoodiani) con un Maestro di recitazione assai qualificato come Sam Rumbelow. Alessandro si distingue per talento, passione, volontà, determinazione, tant’è vero che dopo l'esperienza londinese si trasferisce a Valencia (Spagna) dove frequenta la "Escuela Superior de Arte Dramatico", laureandosi nel 2013 con un “BA (Hons) in Acting”. Il suo ultimo anno di studi accademici lo frequenta presso il "Rose Bruford College of Theatre and Performance" prestigiosa accademia britannica che ha formato mostri della recitazione cinematografica tra cui Gary Oldman, protagonista di Dracula di Francis Ford Coppola, ed altre Big Star del Cinema internazionale.

Tutto il resto della sua brillante carriera ed esperienza artistica, Alessandro ce lo racconterà in questa chiacchierata con Andrea Giostra. Oggi, infatti, Alessandro Fricano Gagliardo è qui con noi e racconterà ai nostri affezionati lettori la sua esperienza di Artista che vive e lavora tra Europa e Stati Uniti.
Alessandro Fricano Gagliardo, benvenuto e Ti ringraziamo moltissimo per essere qui con noi. Tu sei un Artista, un Attore che, come abbiamo accennato nella presentazione dell'intervista, ha studiato tantissimo e ha avuto una bella formazione professionale, artistica ed umana. Quella che faremo oggi, Alessandro, sarà più una bella conversazione che una classica intervista con domande spesso superficiali e scontate.
Detto questo, la prima domanda che ti pongo è: Cosa diresti di te ai nostri lettori come Uomo, prima ancora che come Artista?
Intanto grazie dell’invito, è un piacere essere qui con voi.
Diciamo che ognuno di noi compie un percorso unico, personalissimo nella vita, e che questo lo forma, lo caratterizza definendolo come Uomo. Io ho avuto il mio di percorso, a partire dalla terra in cui sono nato e cresciuto, dalla mia famiglia, a cui sono molto legato, poi l’educazione, gli studi, i viaggi e le scelte maturate che mi hanno formato ed arricchito dentro, nonché la costante ricerca di miglioramento. È a questo punto che entra in gioco l’importante ruolo dell’Arte.
Ti ricordi, Alessandro, che età avevi quando hai scoperto la tua passione per l'Arte, per la Recitazione, per il Cinema?
Beh, da piccolo, come tutti i bambini, anch’io ero molto preso dal “gioco’’ - in inglese “to play’’ è sinonimo di recitare, si usa normalmente nella sua doppia accezione - mi isolavo spesso nel mio mondo immaginario, poi adoravo "esibirmi" con i miei giochi o scherzi. Ricordo una compagnia teatrale che un giorno venne a scuola per uno spettacolo, rimasi colpito dalla scenografia allestita e stupito dalla bravura di quegli attori che avevano dovuto imparare tutte quelle battute a memoria senza sbagliarne una (Sorride!). E poi ero già affascinato dal cinema e dai telefilm americani. Ma l’episodio chiave credo sia stata la visione di “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore. Avevo otto o nove anni quando lo vidi. Dopo aver visto quel film, Andrea, qualcosa è scoccato in me!
Tu, Alessandro, sei un Uomo che ha dimostrato una determinazione e una volontà non comuni! Per raggiungere il tuo obiettivo, diventare una Big Star, come dicono ad Hollywood, sei disposto a studiare, a faticare, a sudare, a fare la gavetta che hai già fatto, a mettere tutta quella forza, quella passione e quella tenacia che occorrono per riuscire in qualsiasi professione, non solo quella artistica. Che ruolo pensi abbiano avuto queste tue bellissime ed innate qualità nella tua carriera, ancora in itinere, al di là della tua passione e del tuo talento artistico?
Ho sempre cercato di fare tutto con passione e determinazione per ottenere il massimo e raggiungere i miei obiettivi. Ritengo siano fattori indispensabili. Un altro fattore fondamentale, unito all’amore per quello che faccio, è sicuramente la perseveranza. Le insidie, infatti, sono tantissime lungo il cammino e perciò bisogna essere molto carichi e avere la forza per rialzarsi e non mollare mai. 
Chi sono stati i tuoi “Maestri d'Arte”, Alessandro, come venivano definiti nel Rinascimento Italiano? Coloro che in sostanza ti hanno trasmesso la loro Arte e la loro Professionalità, i loro Strumenti di lavoro, le loro Tecniche artistiche e di recitazione, oltre all'amore per una professione unica ed con quale tutti si immedesimano naturalmente com’è quella di Artista e di Attore in particolare?
Vengo da una formazione prevalentemente teatrale, anche se in questo momento sto dedicandomi più all’audiovisuale. Ho imparato qualcosa da tutti coloro con cui ho lavorato. Elencarli tutti sarebbe troppo lungo. Ho avuto la fortuna di apprendere e trarre ispirazione da grandi professionisti nei Paesi in cui ho vissuto, in Inghilterra, al già citato Rumbelow, i miei insegnanti di recitazione e altre discipline al Rose Bruford; in Spagna, il regista Diaz Zamora, i registi e attori Vicente Genoves e Lola Lopez, Pepa Zanon.
Tutti, Andrea, mi hanno non solo insegnato e infuso la disciplina ed etica al lavoro dell’attore, ma mi hanno aiutato a forgiare ed affinare "las herramientas" in spagnolo, ovvero, gli "strumenti di lavoro", come li hai definiti tu in italiano. Tutte cose necessarie a questo mestiere. Senza dimenticare da dove son partito e il primo impatto con le scene sotto la guida della regista e attrice Rosamaria Spena a Bagheria.
Credo che poi abbiano avuto un peso molto importante anche la curiosità, lo studio personale e l’ispirazione tratta da alcuni grandi del cinema come Marlon Brando e Marcello Mastroianni in special modo, nonché, delle scene teatrali britanniche che ho avuto modo di ammirare dal vivo, quali Ralph Fiennes, Kenneth Branagh, Jeremy Irons.
Il mondo dell'Arte, Alessandro, della Recitazione, del Teatro o del Cinema, della TV, dello Spettacolo, è molto ambito da tutti i giovani: donne e uomini! Cosa ti senti di consigliare loro alla luce della tua esperienza? Cosa diresti di questo mondo se volessi metterli in guardia da qualcosa? E da cosa principalmente?
Studiare, essere preparati è la prima cosa da fare se si vuole seriamente provare a far parte di questo mondo - come qualsiasi altro mestiere - che attrae un po’ tutti, molto spesso senza una valida motivazione al di fuori del vacuo raggiungimento della fama. È un mondo estremamente difficile che richiede passione, enormi sacrifici e perseveranza. 
Sai, Alessandro, io sono un appassionato di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Praticamente ho letto tutte le sue opere più di una volta. In uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, “Memorie dal sottosuolo”, pubblicato nel 1864, Dostoevskij parla tra le righe della “Teoria dell'Umiliazione”. Negli anni '90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che sostanzialmente si può sintetizzare in queste parole: “sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi!”
Tu, Alessandro, nella tua carriera artistica o nella tua vita privata, quali umiliazioni hai subìto che ti hanno lasciato il segno ma che al contempo ti hanno dato la forza di andare avanti per la tua strada e di diventare quello che sei oggi, un Artista riconosciuto per il suo talento e per la sua professionalità?
Dagli errori si impara tantissimo. Ogni caduta è una lezione. Sia nella vita che nel proprio lavoro. Ed è una condizione necessaria per scoprire, apprendere e migliorarsi. Ma bisogna sempre sapersi rialzare e proseguire. Questo è ciò che ti rende anche più forte. I miei insegnanti me lo ripetevano in continuazione in accademia. E continuo a tenerlo a mente.
Alessandro, mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero rispetto ad una bellissima frase incisa nel grande Frontale del Teatro Massimo di Palermo, che conoscerai sicuramente essendo originario di Bagheria, famoso perché costruito da due dei più grandi architetti del XIX secolo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile. Il Teatro Massimo di Palermo è il secondo più grande d'Europa per grandezza e capienza di spettatori e possiede una qualità acustica terza in Europa solo dopo l'Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase incisa sul Frontale è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu, Alessandro, leggendo questa frase cosa ti viene in mente riflettendoci un momento?
Amo quella incisione e il fatto che si trovi in un Teatro di enorme prestigio come il Teatro Massimo di Palermo. Sono dei versi emblematici di grande ispirazione per me, e mi emozionano ogni volta che mi trovo davanti all’ingresso del Teatro. Versi che racchiudono l’indissolubile legame tra l’Uomo e l’Arte, il Teatro in questo caso, sottolineandone l’altissimo valore didattico, sociale, civile e culturale. L’Arte è e sarà sempre elevazione dello spirito umano. Non potremo mai farne a meno. Perciò mi ferisce tanto quando sento di Teatri costretti a chiudere per mancanza di risorse economiche, di aiuti.
Alessandro, tu sei italiano ma vivi e lavori tra Europa e U.S.A.. Di fatto posso definirti un vero cittadino del mondo essendo anche poliglotta. Gli “analfabeti del XXI Secolo”, come ci dicono e ci dimostrano moltissime ricerche sociologiche di diverse università di tutto il mondo, sono quelle persone portatori di “analfabetismo informatico e tecnologico” e di “analfabetismo idiomatico”. Il primo è chiaramente quello relativo alla scarsissima capacità di usare il computer con tutte le sue applicazioni e programmi; il secondo riguarda la conoscenza di una sola lingua, l'italiano nel nostro caso, in un mondo che sta sempre più diventando poliglotta. Da questo punto di vista tu di fatto sei un Uomo colto nell'accezione moderna del XXI Secolo. Detto questo, secondo te, Alessandro, quali sono le differenze reali, più evidenti, che tu percepisci, tra l'Arte intesa nell'accezione statunitense-hollywoodiana e l'Arte intesa nell'Occidente-Europeo?
Beh, senza dubbio la più grande differenza che mi sovviene all’istante è di natura economica. La macchina "americana-hollywoodiana" cui ti riferisci, muove quantità di denaro non comparabili a quelle messe a disposizione in Europa. Anche se ciò non sempre è sinonimo di altrettanti eccellenti risultati in termini di qualità del prodotto.
In Europa, proprio per via di budget più limitati, si punta più spesso sulla qualità creativa e una maggiore sensibilità, dettata anche da una certa tradizione cinematografica alle spalle. Ma l’America, in un discorso più generale, devo dire che è anche molto creativa, stimolante, e vi ho riscontrato un’apertura e sensibilità notevoli.
Alessandro, ha mai avuto la tentazione durante la tua carriera di mollare tutto e dedicarti ad un'altra attività, ad un altro tuo talento?
Di momenti difficili, duri, ne ho avuti tanti durante il mio percorso. Momenti in cui ti chiedi se ne valga davvero la pena e fino a che punto si è disposti a proseguire. Ma il punto della questione è proprio questo, capire quanto l’amore e la passione per quest’Arte e il desiderio di potersi dedicare ad essa sia più forte. Questi sentimenti, ad oggi, hanno sempre prevalso in me in maniera netta, mi hanno rafforzato, e rappresentano una certezza. Per il resto, sono consapevole che ci saranno altri momenti duri, ma fa parte del gioco.
Alessandro, avrai certamente dei modelli di Artisti e di Attori o Attrici, che ami e che ammiri. Vuoi dirci chi sono e perché proprio loro?
Sono davvero tanti gli artisti che ammiro nel campo della recitazione, in Italia e all’estero. Nel panorama italiano, direi che Marcello Mastroianni continui a rappresentare l’attore modello, una straordinaria fonte ispirazione per me ogni volta che riguardo un suo film, per la sua completezza e autenticità recitativa. Con lui sembrava tutto facile.
Poi ammiro molto l’inglese Ralph Fiennes, un attore versatile e camaleontico che ho avuto anche la fortuna di veder all’opera dal vivo sulle scene teatrali inglesi.
Sul versante femminile, adoro Meryl Streep, incarna tutte quelle qualità sopra menzionate in ogni sua performance.
Se non dovessi fare più questo lavoro, cosa faresti nella tua vita professionale? Cosa ti piacerebbe fare?
Insegnare credo. Lavorare coi ragazzi.
Alessandro, quando hai deciso di dedicarti a questa professione per la vita, e ne hai parlato ai tuoi genitori cosa ti hanno detto? Che età avevi? Sono stati tuoi alleati oppure, come spesso è capitato a tantissimi altri artisti, hanno cercato di dissuaderti per orientarti verso un'altra professione?
Mi sarà scappato all’età di nove o dieci anni per gioco…ma non credo mi avessero preso sul serio! (Sorride!). La mia è una famiglia di persone semplici, legata a un modo di pensare tradizionale. Hanno sempre voluto il meglio per me e mi hanno appoggiato in tutti i miei studi classici perché potessi scegliere una professione stabile. Quando ad un certo punto ho preso la seria decisione, da adulto, di voler perseguire l’arte della recitazione come professione, devo dire che questa notizia li ha un po’ spiazzati. Certo, si dicevano preoccupati delle difficoltà e insidie del mondo dello spettacolo e della sua instabilità, ma nonostante le perplessità devo dire che hanno finalmente appoggiato i miei sacrifici e passione. E questo ha significato molto per me.
Alessandro, quali sono i lavori che ami ricordare ai nostri lettori, che hai fatto negli ultimi due/tre anni, che hanno riscosso un successo di pubblico e di critica importante? E quali sono i motivi per i quali sei legato professionalmente e affettivamente in modo particolare a questi lavori?
Sicuramente il lungometraggio "Libera Me" del 2015, scritto da Sarah Iles e diretto da Piero De Luca e Max Aiello. È stato un po’ il mio trampolino di lancio, facendo conoscere il mio lavoro anche fuori dall’Italia. Il film, infatti, che affronta il delicatissimo tema della violenza di genere sotto forma di psicodramma e sfumature thriller, in una specie di viaggio onirico-dantesco, è stato premiato come Miglior Film al Los Angeles Cine Fest, presentato in Spagna in occasione della Mostra Viva del Mediterraneo di Valencia, e selezionato in numerosi festival in giro per il mondo fra cui India, China, Montenegro.
La tematica, molto forte e purtroppo molto attuale in Italia e nel mondo, mi ha spinto ad accettare questo progetto che ho ritenuto oltre che una sfida attoriale, un’opportunità per denunciare la piaga in questione e dire "no alla violenza sulle donne!".
A cosa stai lavorando adesso? Vuoi dirci qualcosa in anteprima? Dove potranno vederti i nostri lettori, i tuoi fan e i tuoi follower nei prossimi mesi e a quali Opere stai lavorando e collaborando?
Negli U.S.A., di recente, ho lavorato ad alcuni progetti cinematografici con diversi autori, fra cui il mio primo action movie tutto americano, dal titolo "Jack Nunn", in cui interpreto il ruolo di antagonista. Il film, ancora in post produzione, è diretto da Valentino Boucard e prodotto da Fatkid Production. E si prevede già anche un sequel per l’anno prossimo. Sempre a New York, ho anche girato delle sequenze per un altro progetto di original web series italiano dal titolo "Incoscienza Aliena", diretto da Paolo Marramaldo, e le cui riprese continueranno fra Italia e U.S.A.. È un progetto molto interessante, uno Sci-Fi con azione e tanti temi attuali. E anche qui interpreto il ruolo di protagonista. 
Alessandro, una persona artisticamente importante, piena di impegni e di lavoro, come fa a gestire la sua vita relazionale-affettiva? Molti artisti, soprattutto quelli hollywoodiani, e questo lo saprai benissimo, amano dire “to become a great actor you have to choose: either work or love” (per diventare un grandissimo attore devi scegliere: o il lavoro o l'amore). Pensi che i grandi attori americani, vincitori di Oscar e di Golden Globe, che hanno fatto questa scelta di vita, abbiano torto o ragione? Qual è il tuo pensiero in merito?
That’s a good question! (Sorride!) È vero, non è facile conciliare le due cose. Ma esistono le eccezioni, mi viene in mente Paul Newman e Joanne Woodward per esempio. Personalmente, in questo frangente della mia vita sto concentrandomi in pieno sul lavoro, rimango comunque ottimista e disposto ad accogliere "el amor" quando arriverà! (Sorride!).
Alessandro, raccontaci una cosa buffa che ti ha messo in imbarazzo durante uno dei tuoi tanti lavori e che oggi ricordi con il sorriso sulle labbra. Cosa ti è capitato che vuoi raccontare ai nostri lettori tanto da farli sorridere?
Durante uno spettacolo teatrale in lingua spagnola, agli inizi, mi trovavo a recitare con una collega francese dal forte accento. Era un susseguirsi di battute, azioni e gestualità comiche, quasi da "commedia dell’arte". A un certo punto, un suo vuoto di memoria e un istante di imbarazzo, un silenzio drammatico, di tensione, e tutta la scena comincia a tremare di paura! Ma per fortuna troviamo di colpo modo di riannodare le fila e proseguire benissimo! Ci siamo fatti una gran bella risata al termine dello spettacolo!
Alessandro, facciamo finta che un pomeriggio, mentre stai passeggiando in un parco pubblico, diciamo al Central Park di New York per esempio, ad un certo punto due bambini di dieci anni riconoscono che sei un Artista, ti fermano e ti chiedono: «Ciao Alessandro, ci spieghi cos'è l'Arte?». Cosa diresti loro con parole semplici per far capire il tuo mondo e la magia dell'Arte?
(Sorride!). Sai che mi è successo davvero un episodio simile? Seppur le circostanze erano diverse. Mi trovavo in Spagna, in un bellissimo parco, facevo delle prove di una scena dialogata con un collega con tanto di spade e daghe, e due bambini si son avvicinati e incuriositi hanno chiesto cosa facessimo e perché. Erano così affascinati e divertiti che molto volentieri ci siamo soffermati a spiegar loro che si trattava di teatro. «E il teatro è un gioco, sai? Però serio, per quello sembra reale, ma rimane una finzione, come in un sogno. Perciò l’Arte è un mondo meraviglioso dove i nostri sogni prendono forma, sia esso lo scenario di un teatro, o il cinema, o la pittura, o qualsivoglia forma artistica.»
Bella definizione Alessandro, mi piace molto. Credo che quei bambini siano rimasti incantati e soddisfatti di quello che hai detto loro.
Adesso, Alessandro, per finire la nostra bellissima conversazione, voglio farTi una domanda che io amo molto, perché ci riporta d'emblée nel passato, a quando eravamo bambini spensierati e felici, pieni di bei sogni da realizzare: «Qual è il Tuo sogno nel cassetto che fin da bambino ti porti dentro e che oggi ti piacerebbe più di ogni altra cosa realizzare?»
Beh, troppo scontato dire di voler vincere l’Oscar! (Sorride!). Quindi, essere un apprezzato attore al cinema e in teatro e continuare a vivere d’Arte: è quello che più di ogni altro vorrei realizzare.
Grazie Alessandro, per aver dedicato il tuo preziosissimo tempo al nostro Magazine, e grazie per essere stato con noi. Io e tutta la Redazione del nostro Magazine ti diciamo semplicemente “…break a leg!”, come si dice agli artisti hollywoodiani, con l'augurio che col tuo talento e con la tua grande professionalità, tra un paio di anni possa ritornare da noi e raccontarci dei tuoi nuovi importanti successi. Da parte mia, Alessandro, conversare con te è stata un'esperienza molto interessante. Grazie ancora e a presto!
Grazie di vero cuore, Andrea, a te e a tutta la Redazione del Magazine. Per me è stata una piacevolissima ed interessante chiacchierata, per l’opportunità soprattutto di parlare liberamente di così tante cose, e di Arte specialmente.
Grazie ancora per i vostri "in bocca al lupo". Sarò certamente felice di rincontrarvi in futuro. Complimenti a voi tutti e a te, Andrea, in particolar modo per la tua estrema dedizione e passione per il tuo lavoro.  Andrea Giostra.

Per i nostri lettori che volessero conoscere più da vicino Alessandro Fricano Gagliardo, ecco alcuni link che potrete facilmente visitare:
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Alessandro Fricano Gagliardo – Intervista 1 ne "L’Italo-Americano Newspaper" (di Barbara Minafra, Los Angeles Community, Italian version):
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Alessandro Fricano Gagliardo – Intervista 2 in spagnolo apparsa in "Cartelera Turia" durante la Mostra del Cinema Mediterraneo di Valencia (di Antonio Llorens Sanchis):
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Alessandro Fricano Gagliardo – “Luce Cinecittà” video-servizio 2 sul Film “Libera Me”:
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Alessandro Fricano Gagliardo – “Luce Cinecittà” articolo 3 sul Film “Libera Me”:
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Alessandro Fricano Gagliardo – “Luce Cinecittà” articolo 4 sul Film “Libera me”:
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I lettori che volessero conoscere l'autore dell'intervista, Andrea Giostra, possono consultare la sua Official Facebook Page:
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