sabato 17 dicembre 2016

BRUNO SACCO, INTERVISTA AL 2° CLASSIFICATO SEZIONE POESIA PREMIO LETTERARIO CITTÀ DI CASTELLO

Da quando ha iniziato a scrivere? 

Mi risulta difficile individuare un tempo preciso. Ricordo che alla Scuola Media, evidentemente suggestionato dalla lettura dei poemi omerici, composi una sorta di maldestro poemetto in ottave intitolato Troilo. Siamo dunque intorno ai dodici-tredici anni (notte dei tempi…!).
Cosa significa per lei scrivere? 
La scrittura - come pure la lettura - non sono per me delle attività, ma delle realtà che sento connaturate al mio essere. Senza di esse probabilmente farei fatica a pensarmi come esistente.
Perché ha scritto "Segreti"? 
E’ una raccolta di liriche. Ogni poesia ha, a mio giudizio, una duplice valenza: si pone come sufficiente a se stessa ma nel contempo si aggancia ad altre, passate o future, contribuendo a definire un percorso esistenziale. Mi interessava dare una forma tangibile a quel percorso.
Cosa l'ha portato a diventare scrittore? 
Nulla in particolare. Forse solo il piacere di farlo: un piacere non solo spirituale e intellettuale, ma perfino fisico.
Chi è il suo scrittore di riferimento? 
Se parliamo di poesia, come credo, dico Guido Gozzano. Poeta originalissimo, ha inventato un nuovo linguaggio poetico, sussurrato, quasi suggerito all’orecchio, procedendo in punta di piedi, in un’epoca dominata dai reboanti fulgori dannunziani.
Corrente letteraria preferita? 
Nessuna in particolare. Sono i poeti a fare le correnti e non viceversa.
Romanzo preferito?
Tra i classici, I Promessi Sposi per gl’italiani e Anna Karenina per la letteratura straniera. Tra i “moderni” amo gli iberici e ibero-americani (Zafòn, Perez Reverte, Coelho, Amado, Isabel Allende ecc.). Una lettura indimenticabile è stata per me Dona Flor e i suoi due mariti di Jorge Amado.
Cosa c'è di autobiografico in ciò che scrive? 
La poesia lirica è sempre autobiografica, anche quando l’autore sembra non parlare di sé. Nella poesia si individua se stessi, e questo vale sia per l’autore sia per il fruitore.
Cosa consiglia a tutti i giovani che aspirano a diventare scrittori come Lei?
Leggere i grandi classici, tanto della prosa che della poesia. Oggi lo si fa sempre di meno. Molti si illudono di potersi improvvisare scrittori senza un retroterra culturale adeguato. I classici insegnano a non barare con il lettore.
Cosa vuol dire aver vinto il premio letterario Città di Castello?
Era la mia prima partecipazione a una manifestazione di questo genere e non nego che è stata una grande soddisfazione. È un concorso importante, organizzato con serietà e competenza e gestito con trasparenza.