mercoledì 30 novembre 2016

TEN YEARS LIKE IN A MAGIC DREAM, il 4° disco dei Pandora "un'antologia di inediti" con ospiti speciali. L'intervista

Beppe Colombo, fondatore insieme al figlio Claudio e a Corrado Grappeggia, si emoziona a ricordare i dieci anni dei Pandora. Con Ten Years Like In A Magic Dream… i Pandora affrontano il decennale con uno spirito un po' diverso dal solito, immaginando una sorta di "antologia di inediti" che sintetizza il lavoro di un decennio e al tempo stesso ipotizza nuove direzioni future.

Pubblicato dalla fida AMS Records, Ten Years Like In A Magic Dream… è il quarto disco della formazione piemontese: nati nel 2006, i Pandora hanno pubblicato Dramma di un poeta ubriaco (2008), Sempre e ovunque oltre il sogno (2011) e Alibi Filosofico (2013), tre lavori apprezzati da pubblico e critica progressive di tutto il mondo. Ten Years parte proprio dai predecessori: nella prima sequenza, intitolata Fragments of the Present, i Pandora risuonano quattro brani propri, per la prima volta con canto in inglese e la partecipazione ai cori di Emoni Viruet, pittrice già conosciuta per le copertine del gruppo ed entrata ufficialmente nell'organico. Compare qui anche il primo special guest, Andrea Bertino: violinista di Rondò Veneziano, Archimedi e Castello di Atlante.
A proposito di special guest, nella seconda sequenza Temporal Transition emerge un terzetto straordinario: in Canto di Primavera, amatissimo classico del Banco del Mutuo Soccorso, suonano con i Pandora Vittorio Nocenzi, l'ex Van Der Graaf Generator David Jackson e il bassista del Castello di Atlante Dino Fiore. Un omaggio speciale al Banco, alla memoria di Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese, inserito in una minisuite (con il debutto come voce solista di Emoni Viruet) carica di ricordi personali, legata al debutto di Beppe e Claudio nel 1999 e a un concerto del Banco a Racconigi (CN), svoltosi proprio all'epoca: dal palco Francesco Di Giacomo fece una emozionante dedica al padre e al figlio legati dalla passione per il prog, la sua voce fu registrata ed è possibile riascoltarla proprio nel rifacimento di Canto di Primavera. L'intervista.
A tre anni di distanza dall'apprezzato Alibi Filosofico, i Pandora tornano con un album che celebra dieci anni di attività. Una bella soddisfazione...
Beppe Colombo - Sì, dopo tante fatiche e sofferenze è un’emozione speciale ritrovarci insieme a festeggiare dieci anni con tre dischi alle spalle, un album in uscita e la partecipazione a due tributi importanti (Pink Floyd e Flower Kings); chi lo avrebbe mai immaginato!
Sembra ieri quando Corrado si presentò a casa nostra e ci disse: «Vorrei suonare prog seriamente...!». Poverino, non sapeva ancora con quali teste dure avrebbe avuto a che fare! Da quel momento possiamo dire che sia iniziata ufficialmente la storia dei Pandora, e ora siamo qui a raccontare, a distanza di anni, le nostre sensazioni e ad omaggiare la musica che ci ha accompagnati nella vita.
Ten Years Like in a Magic Dream... è una sorta di "antologia di inediti" con rifacimenti di vostri pezzi e cover di classici prog in versione "pandoriana". Come mai questa scelta?
BC - In principio avevamo pensato ad un EP di due o tre brani vecchi, rielaborati in acustico e cantati in inglese, e un tributo, giusto per festeggiare i nostri 10 anni per poi dedicarci completamente al disco successivo, ma durante le prove, come a noi capita inesorabilmente (fortunatamente!), la vena creativa prende piede e il vaso si apre, così, da quelle che dovevano essere semplici rielaborazioni in acustica, ci siamo ritrovati a rivedere e riscrivere tutto con nuove idee e anni di esperienza in più, passando da quelli che dovevano esser tre brani acustici ad un disco di un’ora che rappresentasse la nostra crescita musicale ed omaggiasse la storia del prog che più ci ha influenzato.
Andando nello specifico, per esempio, prendiamo Sempre e Ovunque, di cui abbiamo estrapolato solo l’overture. Claudio l’ha rielaborata tutta, dalla parte iniziale non più orchestrale ma eseguita solamente con il Moog ed il resto riarrangiato per un’intera orchestra, con i tipici passaggi di Corrado con i violini fino al solo di Synth finale, suonato in diretta da me, con Claudio dietro che mi seguiva con il Moog.
La scelta dei tributi (preferisco chiamarli così, non amo la parola cover) è determinata dalla nostra voglia di onorare il pop-rock-prog che ci ha accompagnati nella nostra crescita musicale e che ci è sempre di ispirazione, rendendoli un vero e proprio omaggio a questo genere, tutto in chiave Pandora. Dopo la scomparsa di figure molto importanti nel panorama musicale che ci han colpiti particolarmente, era il minimo che potessimo fare dando il massimo di quello che avevamo.
In principio Ritual degli Yes non era incluso nella scaletta, avevamo inserito un brano completamente diverso che avremmo voluto elaborare in chiave sinfonica: Seventh Son of a Seventh Son degli Iron Maiden, pezzo, e anche album, che a nostro parere ha sempre avuto un’energia progressiva. Le parti di chitarra e gli arrangiamenti erano pronti, ma poi improvvisamente ci arrivò la triste notizia della scomparsa di Chris Squire e così il brano degli Iron venne sostituito con l’idea di fare un giusto tributo ad uno dei personaggi più importanti del nostro panorama musicale. Data la discografia di questo personaggio, la scelta risultò inizialmente un po’ ardua, ma siamo riusciti a restringere il campo a tre brani: Ritual, Heart of the Sunrise e The Fish. Scegliemmo, tanto per non complicarci la vita, Ritual Part II! A parte gli scherzi, secondo noi questo è il brano più rappresentativo della loro/sua storia, anche perché rappresenta uno dei momenti più alti del prog anni settanta, estrapolato dal quel capolavoro che è Tales From Topographic Oceans. Per quanto riguarda il resto dei brani, questi sono stati scelti in base alle nostre affinità con essi.

Entriamo nella scaletta, che avete organizzato in tre distinte sequenze. La prima –Fragments of the Present – è tutta dedicata ai Pandora: quattro pezzi decisivi per la vostra storia...
BC - Tra questi ci sono brani più adattabili ad un EP acustico, ma noi non sappiamo tenere a bada la nostra creatività! Così sono diventati dei veri e propri nuovi brani, ri-suonati e ri-registrati completamente. Grande soddisfazione per noi è stata quella di seguire, quasi involontariamente, i passi delle band storiche progressive italiane che al tempo riadattarono i loro brani per il pubblico estero. Così abbiamo fatto anche noi: dopo un grande lavoro di Emoni e Claudio nel tradurre i nostri testi originali e riscriverli appositamente per le nuove partiture, siamo riusciti a confezionare decisamente qualcosa di nuovo rispetto a quello già prodotto nei dischi precedenti.

In Drunken Poet's Drama incontriamo il primo ospite: Andrea Bertino.
BC –Andrea Bertino è il violinista del Rondò Veneziano, degli Archimedi e dei nostri amici vercellesi del Castello di Atlante. Oltre ai fiati di David Jackson, in questo lavoro volevamo usufruire di altri suoni acustici e il violino era quello che più si prestava a questa scelta in un brano come DPD. Vista l’amicizia che ci lega con la band vercellese è stato semplice riuscire a contattarlo per ospitare la sua bravura sul nostro disco. Andrea si è dimostrato molto disponibile, durante le sue sessioni ci siamo divertiti moltissimo!
Non ci è mai successo, o non ce n’è stata occasione, di introdurre un violino acustico vero e proprio nelle nostre composizioni, abbiamo sfiorato l’occasione nel lontano 2008 quando Claudio imbracciò il suo violino per duettare con un contrabbasso nel finale di Salto Nel Buio, ma decidemmo di prendere un’altra strada a quel tempo. L’idea era di rendere DPD più barocco, e con le sovraincisioni siamo riusciti a ricreare dei veri e propri quartetti di archi che riescono ad esaltare al meglio la classicità della composizione nei momenti giusti, sfruttando il pianoforte a coda di Corrado e i nuovi arrangiamenti orchestrali. La sua passione nell’uso dello strumento raggiunge il punto massimo nel finale del brano, sprigionando emozione e musicalità, praticamente il risultato che volevamo. Non svelo altro…


Temporal Transition vede insieme ai Pandora due personalità clamorose del prog internazionale: David Jackson e Vittorio Nocenzi! Insieme a loro una figura ben nota nel new prog italiano, Dino Fiore del Castello di Atlante. Raccontateci tutto...
BC – Il mitico Dino Fiore aggiungerei! Nostro grande amico già ospite in Alibi Filosofico, dove
casualmente si trovò a suonare con le note di Arjen Lucassen. Ora invece qui è al cospetto di David e Vittorio. Lascio immaginare a voi le sue emozioni e sensazioni… La cosa interessante
è sempre stata che finché non metteva piede in studio con il basso, e solo dopo averlo accordato, microfonato e preparato per registrare, Dino non avrebbe saputo qual importante
momento si sarebbe trovato a vivere!

Il coinvolgimento di David e Vittorio fa parte di una lunga storia…
Verissimo. Poter lavorare ancora una volta con David è stato magico. Avrebbe dovuto suonare in diversi brani, ma purtroppo aveva molti lavori da completare e noi eravamo in ritardo con le registrazioni a causa di grossi problemi personali che hanno colpito tutti noi… Un capitolo molto brutto e disarmante che abbiamo dovuto affrontare durante la nascita e la produzione
di questo disco, soprattutto nel momento più importante… Ma questa è un'altra storia.
Nonostante tutto, la concentrazione e la voglia di proseguire non ci hanno abbandonato, come neanche la vena creativa di Claudio, vero artefice di questo grandioso disco in tutta la sua produzione, che in primis ha personalmente ben curato occupandosi del mixaggio, l’editing, il mastering, ecc… e non perdendo la forza di volontà durante tutti i nove mesi di lavoro costante che richiedevano tempo sia di giorno che di notte.
E’ doveroso svelare una parte fondamentale della nostra storia musicale, che la sezione centrale dell’album ne racchiude l’essenza, proprio in Temporal Transition, ed esclusivamente dedicata all’unico brano cantato in italiano: Canto di Primavera, che racchiude le sorprese più significative e coinvolgenti per la storia e la musica dei Pandora. Il brano ci riporta alle origini, precisamente al 1998 a Racconigi, un paesino della provincia di Cuneo dove ci eravamo trasferiti da poco, e dove io e Claudio prendemmo un po’ più sul serio la nostra avventura musicale insieme. Claudio cresceva come batterista, così allestii nella cantina di casa un piccolo studio per suonare, ricoperto di cartoni delle uova e poster dalla mia collezione di cimeli musicali. Rispolverando i miei vecchi strumenti creammo un piccolo set di brani riadattati per solo batteria e tastiere. L’esordio avvenne poco più tardi, durante un festival chiamato “Racconigi a Porte Aperte”, dove per tutto il week-end diverse band suonavano all’aperto in punti chiave nelle strade del paese. Noi riuscimmo a suonare proprio davanti all’unico negozio di dischi del luogo, appartenente al nostro caro amico Roberto Magri, uno di quei pochi coraggiosi che con il suo negozio hanno cercato di tener testa alla degradazione musicale di questo Paese, un vero eroe!
In quegli anni Racconigi organizzava un festival rock di ottima presenza, sia di pubblico che di musicisti, chiamato Kaos. Il fato vuole che la domenica prima del nostro esordio a “Racconigi a Porte Aperte” al Kaos partecipi proprio il Banco del Mutuo Soccorso! Era Domenica 6 Giugno 1999, quando nel bel mezzo di una magnifica esibizione del Banco, durante la presentazione del brano successivo Francesco Di Giacomo cominciò a cercare qualcosa nelle tasche senza nulla trovare, quando però con la sua caratteristica ironia tirò fuori dalla tasca uno dei volantini che pubblicizzavano la nostra piccola esibizione e annunciò il nostro primo concerto che sarebbe avvenuto la settimana seguente a poca distanza da quel palco dedicandoci Canto di Primavera. In seguito l’organizzatore mi regalò il cd con la registrazione del concerto del Banco da cui abbiamo estrapolato la voce di Francesco usandola come intermezzo in Passaggio di Stagioni.
La mini-suite è divisa in due parti, la prima intitolata Lamenti d’Inverno, nata per essere una piccola introduzione ad una versione acustica di Canto di Primavera, ma diventata durante i lavori un vero e proprio inedito che si può trovare solo su questo disco. Il brano segue le orme del Banco ma con qualche ingrediente Pandoriano. Essendo Canto di Primavera un brano che gira su accordi maggiori, abbiamo voluto sottolineare la tristezza e la mancanza di Rodolfo e Francesco lavorando sugli stessi accordi ma in chiave minore. Le parti di tastiere sono suonate in presa diretta da tutti e tre contemporaneamente, poi successivamente abbiamo aggiunto gli altri strumenti. L’idea è quella di un vero e proprio passaggio di testimone, come fa intendere Francesco durante la dedica, infatti Passaggio di Stagioni si trova esattamente al centro del disco e fa da transizione dalla prima parte dell’album, quella dedicata alla musica dei Pandora, alla seconda, quella dedicata ai tributi.
In questa mini-suite entra in gioco il grande David Jackson, già nostro ospite in Alibi Filosofico. I suoi sax accompagnano in nostri brani in modo magistrale, infatti circondano e danno ancora più corpo al tutto. Con l’emozionante dedica di Francesco e la magica chitarra acustica di Claudio si introduce Canto di Primavera, e qui devo assolutamente svelare un altro inedito: una notte dallo studio mi chiama Claudio: «Papà, pensavo ad una cosa: riusciamo a metterci in contatto con Vittorio Nocenzi e farlo partecipare al nostro piccolo tributo a Francesco e Rodolfo?». La mia sensazione iniziale… Panico! E il primo pensiero… “E ora??” Ci ho pensato bene e visto che in precedenza siamo riusciti a far partecipare alle nostre composizioni musicisti del calibro di Arjen Lucassen e David, perché non provarci, poteva essere un’idea, e questo portò ad una bella notte in bianco!
Mi venne in mente un mio caro amico che conosce molto bene Vittorio. Dopo essermi messo in contatto con lui e spiegatogli il progetto, questo lo sente immediatamente e gli spiega. Incredibile, ma a distanza di anni, e dopo l’operazione subita poco tempo prima, il Maestro si ricorda ancora di noi e riusciamo ad avere il suo contatto diretto! Dopo qualche ora, ripreso dall’emozione, contattai Nocenzi dal nostro studio durante l’editing del brano. «Ciao Beppe!» esordì Vittorio. Emozionato e con il cuore in gola di poter parlare con uno dei nostri miti, nella mia graduatoria subito dopo il più grande di tutti Keith Emerson, gli spiegai il progetto più dettagliatamente e il motivo della nostra richiesta, che chiaramente non è mai stata a scopo lucrativo, ma intima e sentimentale in ricordo del 1999. Sono rimasto molto colpito dalla sua grandezza di pensiero e dall’umiltà che dimostrò, e dopo aver scambiato due parole, con tono possente e di enorme presenza mi disse: «Mi piace Beppe! Voglio far parte del vostro progetto. Allora, quando ci incontriamo? Dai fissiamo un appuntamento…».
Il resto è raccontato dal disco, diventando una nuova pagina importante della nostra storia. Vittorio registrò l’assolo in un inedito finale con lo storico Mini-Moog, completando così l’idea di riproporre il brano in una nuova versione personalizzata. A Claudio, il vulcano di idee che non si ferma mai, viene l’ispirazione di far cantare Emoni come voce principale ed usare come corista di rinforzo Corrado. Confesso che all’inizio da fan del BMS sono rimasto un po’ interdetto, poi ho capito l’idea di Claudio. Emoni canta Di Giacomo, wow..! Ottimo, un vero gioiello per le nostre orecchie. Sotto il sorriso sornione di Claudio e lo sguardo incredulo di Corrado tutto combaciava.
Infine il capolavoro di Claudio che chiude il capitolo: far suonare David Jackson e Vittorio Nocenzi insieme, cosa mai avvenuta prima d’ora. Il finale con le tastiere mie e di Corrado, il basso di Dino, le chitarre, le percussioni e la batteria di Claudio ci portano in un momento unico ed indimenticabile, fatto di grandi emozioni. Sugli ultimi fiati della traccia sentirete in lontananza ancora una volta la voce di Francesco che entra a far parte di questo finale, il tutto con l’approvazione di Vittorio per la scelta e l’idea.
Un ringraziamento molto sentito da noi tutti va al nostro amico che ha fatto in modo che un sogno diventasse realtà: quello di conoscere in modo personale, oltre che musicale, Vittorio Nocenzi che a dire dello stesso Maestro è oramai uno della famiglia Pandora/Colombo…
Fragments of the Past chiude l'album con un lungo omaggio a gruppi da voi lungamente amati: Genesis, Marillion, Yes e Emerson, Lake & Palmer.
BC – Fragments of the Past esprime chiaramente il nostro amore per tutto il prog che ci ha formati, senza dimenticare anche band come Gentle Giant, Jethro Tull, Santana, Pink Floyd, come anche i gruppi di casa nostra che naturalmente ci hanno tramandato molto, soprattutto il BMS. L’unico limite purtroppo era il tempo a disposizione e lo spazio sul disco, altrimenti avremmo dovuto produrre un’opera tripla!
La passione per i gruppi su cui abbiamo lavorato è molto più viscerale e poi con loro siamo riusciti a trovare una certa affinità, vedi per esempio Second Home By The Sea, che nella parte centrale lascia un ampio spazio alla fantasia, permettendoci di inserire un medley. A differenza di tutto ciò che abbiamo prodotto come tributo ai Genesis (vedi Turin 03.02.1974), questo racchiude invece l’epoca post Gabriel. I fans più accaniti riconosceranno sicuramente le parti, e sia io che Claudio amiamo i medley dei Genesis, pertanto abbiamo realizzato il desiderio di farne uno nostro mai eseguito prima, neanche dagli stessi autori. Farlo è stato molto divertente, soprattutto per il sottoscritto, che ha come colonna sonora della sua vita ogni composizione della band.
Il brano dei Marillion è stato voluto da Claudio, dato che sia lui che Emoni sono molto legati ad esso. Hogarth è un vero maestro della voce indiscusso e con tanta naturalezza e disinvoltura Emoni è riuscita a far suo l’intero brano rendendolo molto affascinante ed intenso dall’inizio fino alla fine, dove il lavoro di voci diventa massiccio ed armonico da parte sua senza perdere dolcezza. E proprio qui, nel finale, diamo il nostro apporto vocale tutti quanti, come dei fans ad un concerto, mia moglie Irma compresa, solitamente vittima indiretta per anni delle nostre scorribande musicali.
Per quanto riguarda il brano degli Yes, la scelta è caduta su di loro a causa di una forza maggiore come ho detto prima, ma è stato comunque un grande piacere ed onore poterci confrontare con un’opera simile. Parlando invece di Lucky Man potrebbe sembrare che sia stato inserito a causa del decesso di Keith, ma non è così. Avevamo in mente da tempo io e Claudio di mettere mano a questo brano che ha fatto la storia, naturalmente senza presunzione, ma solo con tanto rispetto e riconoscenza. L’accaduto ci ha lasciati disarmati, trasformando il tributo alla band in un omaggio al più grande di tutti: Keith Emerson. Da fan del prog volevo sottolineare il grande lavoro, maturo oltre ogni limite, di Claudio, che mi ha lasciato stupito, emozionato ed allo stesso tempo orgoglioso, ovviamente senza nulla togliere al superbo contributo di Emoni, alla sua prima esperienza a pieno regime in un disco, e Corrado.
Mio figlio ha superato ogni limite della mia immaginazione. Sicuramente tutti conoscono le sua grande abilità nel suonare la batteria e il basso, ma le partiture di chitarra tirate fuori in brani come Ritual e Second Home by The Sea sono dimostrazione di essere al cospetto di un grandissimo musicista! Sono fortunato di averlo come figlio! Con tutto quello che hanno passato personalmente lui e sua moglie durante le registrazioni, realizzare tutto questo in ogni particolare e confrontarsi con artisti che han fatto la storia non è cosa da poco, siamo di fronte a un straordinario artista oltre che un ottimo produttore artistico. Ogni nostra idea la prende e la plasma a dovere, concretizzandola oltre ogni aspettativa. Sarò di parte, ma direi: sentire per credere!

Emoni diventa nuova cantante del gruppo. I fan la conoscevano già per le copertine: c'è un legame tra la sua arte visiva e la sua voce?
BC- Claudio quando vede qualcosa che potrebbe funzionare durante una creazione artistica non ci mette troppo tempo a coinvolgerla, anzi, è fin troppo impulsivo! Forse per non perdere l’ispirazione. Come per esempio, la copertina di Sempre e Ovunque Oltre il Sogno era un regalo che Emoni gli fece, un bozzetto fatto spensieratamente su computer quando non erano ancora sposati. A quel tempo Claudio era in contatto con un altro copertinista che lavorava con diversi gruppi prog importanti ma alla visione di quello schizzo non ebbe nessun dubbio: lei doveva essere la nostra copertinista ufficiale, e quel bozzetto doveva diventare la nostra prossima copertina.
Il giorno che Claudio ha scoperto che Emoni oltre ad essere una grandiosa pittrice questa sapeva anche cantare in modo melodioso e spontaneo, venne automatico coinvolgerla anche come cantante. Personalmente quando la sento cantare sui nostri brani mi riporta alle atmosfere dei Renaissance. Da quel semplice bozzetto arriviamo ad oggi, dove l’abbiamo messa alla prova facendola confrontare con nomi come Collins, Hogarth, Anderson, Di Giacomo e Lake, e il risultato è stato magico!
Come con l’arte visiva è stato molto naturale lavorare con lei, capiva subito di cosa avevamo bisogno e la sintonia tra la nostra musica e le sue scelte vocali è stata spontanea, esattamente come per i suoi dipinti, che rappresentano perfettamente la nostra musica e sono ormai diventati simbolo dei Pandora. Al disco però ha lavorato sapendo di essere un’ospite. Il giorno del servizio fotografico le abbiamo fatto la bella sorpresa di volerla coinvolgere ufficialmente nei Pandora come membro definitivo. Rimase emozionata dalla proposta e accettò, nonostante sapesse a cosa andasse incontro!

Quanto è importante per voi questo album di riflessione e celebrazione? Influirà in qualche modo sul prossimo lavoro dei Pandora?
BC - Il prossimo disco è già in cantiere, ma non possiamo influenzare noi stessi con la nostra
stessa musica, quello che però Ten Years Like in a Magic Dream… ci ha lasciato è una crescita evolutiva dal punto di vista sonoro e compositivo con cui tutti le band prima o poi si trovano a confronto e che si porteranno dietro per il resto della vita. Questo quarto disco celebra dieci anni di emozioni, esperienze e amore verso quello che abbiamo realizzato, ogni nostro lavoro parte con delle idee e come sempre si apre a molte strade che quasi mai riusciamo a vedere dove vanno a finire finchè non è tutto ben chiaro e definito.
Posso solo anticipare, e non dire molto semplicemente per i motivi sopra citati, che sarà frutto di un mio progetto tenuto in naftalina da molti anni, che aspettavo di tirare fuori appena la nostra maturazione musicale sarebbe stata a mio parere al punto giusto. Credo che ora sia il momento. Alcune parti musicali e i testi arrivano addirittura dagli anni ‘70. Si tratta di svilupparle ed attualizzarle anche se affronteremo un tema che è sempre attuale.

Ma prima di questo, il nostro prossimo imminente obiettivo è quello di finire al più presto i nostri nuovi Studi Pandora Music, che comprenderanno una scuola di musica, la sala registrazione e delle sale prove. Sogno di Claudio di realizzare un punto d’incontro per tutti i musicisti che vogliono fare musica e sviluppare le proprie creazioni.

PANDORA: progressive rock since 2006

Quando Zeus scoprì che Prometeo aveva rubato il fuoco, infuriato decise di punire lui e l’intero genere umano. Incatenò Prometeo ad una roccia sottoponendolo alla più atroce delle torture: ogni giorno un’aquila gli divorava il fegato, che si rigenerava la notte e la mattina successiva era nuovamente dilaniato dal dolore. Per punire gli uomini, Zeus ideò un piano più complesso: ordinò ad Efesto – dio del fuoco e dei metalli – di creare una giovane dotata di virtù, grazia e intelligenza: Pandora.
Ad ella gli dei facevano grandi doni ed Ermes la condusse da Epimeteo, fratello di Prometeo, che la prese in sposa. Pandora aveva un vaso: lo teneva sempre con sé ma con l’avvertimento di Zeus di non aprirlo mai. A nulla valse l’ordine del sovrano dell’Olimpo: Ermes aveva donato a Pandora la curiosità, per lei fu irresistibile l’apertura di quel misterioso dono. Tutti i mali del mondo uscirono dal vaso: il mondo divenne inospitale e tenebroso, l’umanità, che fino ad allora aveva vissuto in armonia con gli dei, conobbe la malattia, la vecchiaia, la gelosia, la fatica e la desolazione. Pandora chiuse il vaso: nel suo fondo c’era la Speranza, ultima a morire…

Al mondo della mitologia si sono ispirati tanti protagonisti della storia del rock e in particolare l’ambiente del progressive ha attinto a piene mani dal fascino di un mondo immaginario e parallelo, nel quale riversare la voglia di fuga dal reale ma anche una critica sociale velata da allegorie, simbolismi e metafore. I Pandora sono la perfetta rappresentazione del sogno di un progressive rock contemporaneo, irresistibilmente legato all’epoca d’oro degli anni ’60 e ’70 ma proiettato verso una possibile palingenesi sonora. Il tema costante della scrittura dei Pandora è il sogno: un sogno coltivato, cullato, custodito perché trampolino di lancio per migliorare il reale. Un sogno che diventa musica, che diventa una variopinta “terra di nessuno” in cui, a differenza del vaso di Pandora, non si annidano i mali del mondo ma un’idea di convivenza pacifica tra generi musicali, tra temi, atmosfere, ricordi e progetti. Pur dichiarando orgogliosamente la loro appartenenza al mondo del rock progressivo e l’inossidabile stile “sinfonico-psichedelico”, i Pandora sono degli irriducibili amanti e creatori di buona musica: senza etichette, senza categorie, senza limiti.

I Pandora nascono nel 2006 ma sono il punto d’arrivo di un vecchio amore: quello che lega un padre e un figlio, che trova nell’appartenenza al prog un linguaggio comune transgenerazionale, una speranza condivisa.
Claudio Colombo, polistrumentista e batterista, è figlio di Beppe, musicista di lunga esperienza: i Colombo sono voraci ascoltatori di ottimo rock e scelgono di percorrere insieme un nuovo cammino musicale. Con l’ottimo tastierista Corrado Grappeggia fondano un progetto incentrato sull’amato progressive rock anni Settanta, ispirato a Genesis, Emerson Lake & Palmer, PFM, New Trolls, Gentle Giant e Orme, ma debitamente proiettato verso il futuro, grazie all’amore di Claudio per i Dream Theater.
Nei Pandora tuttavia, oltre alla passione per il genere, c’è anche la voglia di dare la propria interpretazione, offrendo composizioni inedite: nascono così i primi brani che danno ampio sfogo alla fantasia, alla ricerca di suoni e melodie, alla visione lirica, mitologica e fantasy. Il segreto è proprio nelle diverse esperienze ed estrazioni dei tre componenti: la grande esperienza di ascoltatore e musicista di Beppe, la cultura musicale di Corrado, il talento di Claudio (raro esempio di giovane polistrumentista e grafico). Il trio è l’elemento basilare dei Pandora, che di volta in volta si apriranno al contributo di diversi musicisti con l’obiettivo di produrre delle ottime composizioni.

La band piemontese intraprende un’attività live comprensiva di esibizioni acustiche. È proprio grazie alla forza del live che nel 2008 i Pandora incontrano il favore di AMS-BTF, etichetta specializzata in rock progressivo e nota in tutto il mondo per le proprie pubblicazioni. Nello stesso periodo i ragazzi firmano un contratto con BTF e incontrano il chitarrista Christian Dimasi. Per i Pandora è un momento d’oro: alla firma del contratto e all’entrata del giovane Dimasi segue l’uscita del sospirato album d’esordio. È Dramma di un poeta ubriaco: il perfetto biglietto da visita, una prima sintesi del percorso intrapreso, con pezzi originali e un sound poliedrico, progressivo per definizione.
Il rock sinfonico dei Pandora attinge alla grande tradizione degli anni ’70, è cantato in italiano e spazia tra suoni più duri, pause acustiche, umori jazz e hard, tra grandi affreschi fantasy ed enigmatici. A cavallo tra passato e futuro, tra la cura di un’eredità art-rock amata e emozionante e il dovere di osare, di puntare alla modernizzazione del suono, Dramma di un poeta ubriaco raccoglie lusinghiere recensioni da parte della stampa italiana e internazionale.

Rinvigoriti dal successo di pubblico e critica, i Pandora puntano subito a un secondo lp che possa confermare la bontà delle originarie intuizioni e lanciare un progetto innovativo per il rock progressivo italiano. Quel prog italiano così amato all’estero – dagli USA al Giappone, dall’Europa al Sud America – trova oggi una favorevole rinascita e i Pandora sono i capofila di un rinnovato movimento tricolore. Prima del nuovo disco il gruppo tiene alcuni concerti con colleghi italiani come gli Ubi Maior ma anche con prestigiosi nomi stranieri quali i polacchi Riverside. Finite le registrazioni del secondo lp, Dimasi abbandona il gruppo, che così torna alle origini e ridiventa trio. Una nuova collaborazione però si fa avanti: è quella con l’artista Emoni Viruet, che dipinge alcune fantastiche tele che stimolano le nuove composizioni musicali della band. Come ogni prog band che si rispetti, anche i Pandora hanno un’attenzione speciale per la potenza evocativa del suono, per la vis immaginifica delle composizioni: il talento della giovane pittrice di Puerto Rico è un elemento in più che si aggiunge alla forza policromatica del gruppo. È immediata la realizzazione da parte di Emoni della copertina del nuovo disco, ma anche di quadri che rappresentano i singoli brani dell’opera.
Tornati in trio e diretti da un Claudio Colombo sempre più ispirato e deciso, i Pandora pubblicano l’attesissimo secondo album il 15 gennaio 2011: ancora una volta con BTF, esce Sempre e ovunque oltre il sogno. Un disco che approfondisce quanto presentato nell’lp di debutto e offre nuove prospettive al prog del trio: duro ed evocativo, emozionante e dinamico, disponibile nello stesso modo all’acustico e all’hard, il nuovo sound dei Pandora è tra le proposte più intriganti del rock d’arte europeo. Il secondo album porta grandi soddisfazioni, Sempre e ovunque oltre il sogno raggiunge il 21° posto nella TOP 100 dei CD Prog del 2011 nel programma statunitense “Global Progressive Rock Network”.

Sulla spinta del grande entusiasmo i Pandora si rimettono al lavoro e realizzano Alibi Filosofico, che vede la luce il 23 settembre 2013. Prosegue la collaborazione con Ams Btf di Matthias Scheller, connubio che consente la continuazione di un percorso prog iniziato molti anni fa. Realizzato nei nuovi studi Pandora-Music, interamente registrato e mixato da Claudio, Alibi Filosofico ha avuto un iter di circa sette mesi. Una caratteristica del nuovo disco è la presenza di ospiti di spessore come David Jackson, Arjen Lucassen e Dino Fiore, mentre Emoni Viruet cresce all’interno della band, fornendo un grande contributo vocale, oltre all’ormai consueta impronta sull’art work.

A tre anni di distanza dal terzo album, i Pandora celebrano il decennale della loro attività con un disco speciale, pubblicato mercoledì 30 novembre 2016. Si chiama Ten Years Like in a Magic Dream... ed è una “antologia di inediti”: contiene quattro classici del gruppo risuonati e cantati per la prima volta in inglese, vede l’ingresso ufficiale di Emoni Viruet come cantante solista, la partecipazione di special guest straordinari come Vittorio Nocenzi (Bando del Mutuo Soccorso), David Jackson (Van Der Graaf Generator), Andrea Bertino e Dino Fiore (Castello di Atlante), il tributo al grande prog del passato con riletture di Genesis, Marillion, Yes, ELP e Banco.


AMS Records: www.ams-records.it

Synpress44 Ufficio stampa: www.synpress44.com




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