giovedì 17 novembre 2016

Opera Liegi, Mario Cassi a Fattitaliani: "per me Don Giovanni è un punto di arrivo: bisogna essere presenti in ogni momento". L'intervista

A Liegi grande appuntamento all'Opera con "Don Giovanni" di Mozart con la regia di Jaco Van Dormael e la direzione musicale del maestro Rinaldo Alessandrini: da domenica 20 novembre l'incorreggibile seduttore e il suo fedelissimo Leporello percorreranno le strade del mondo alla ricerca di nuove conquiste. Nel ruolo del titolo Mario Cassi, che Fattitaliani ha intervistato.
Hai dichiarato che rifiuti d'interpretare dei ruoli che non ti si confanno. Perché hai detto sì a "Don Giovanni"?
Perché è da quando ho visto per la prima volta il capolavoro di Mozart al Maggio Fiorentino del 1990 che ho sognato di poter essere un giorno don Giovanni. Ma volevo arrivarci dopo aver acquisito pieno possesso dei miei mezzi vocali e scenici. Per me Don Giovanni è un punto di arrivo e non di partenza, un ruolo che va fatto con la dovuta esperienza e maturità espressiva e drammatica. Ogni parola, ogni nota deve avere un suo peso, una carica espressiva che solo l’esperienza e la maturità possono permettere.
Quando si porta in scena un personaggio così debordante non si può pensare alla voce o alle posizioni più comode per cantare, bisogna che la voce esca “naturalmente”, e che abbia un colore fortemente seduttivo. Dopotutto è con la voce che Don Giovanni riesce sempre a conquistare le donne, ed a uscire dalle situazioni più’ "complicate" .
Per esempio, quali personaggi rifiuteresti o hai rifiutato di interpretare e perché?
Non canto più Dandini della Cenerentola perché la mia voce si è sviluppata verso la tessitura acuta, quella del baritono donizettiano e verdiano per intenderci, e i ruoli baritonali che vanno verso il basso non mi permettono di seguire questa evoluzione naturale.
Non accetto Escamillo per lo stesso motivo, ed in entrambi  i casi e’ sempre abbastanza sofferta la rinuncia perche trattasi di due personaggi e due psicologie che mi affascinano e divertono molto. 
In che modo la voce può rendere lo stato d'animo di don Giovanni, in bilico fra l'ironia e l’insolenza?
Bisogna cercare mille colori diversi, cercare di continuo dei pianissimi eseguiti con una autentica mezzavoce, piuttosto che con il più comodo falsetto. In ogni caso bisogna lasciarsi guidare dalla parola. Ogni volta che un colore vocale non mi convince (e se non convince chi canta figuriamoci se può convincere chi ascolta) cerco di declamare e recitare la parola, la frase, come un attore, e poi la canto di nuovo. Bisogna cercare, scavare dietro ogni parola e cercare un timing giusto. La velocità di un recitativo è estremamente importante per rendere la psicologia del personaggio.
Voce e postura e movimenti quanto lavorano insieme per rendere appieno il personaggio?
Sono l’uno conseguenza dell’altro, strettamente connessi per dare al pubblico una rappresentazione credibile del personaggio. In questo ruolo ogni parola, ogni movimento, ogni suono direi, deve essere pesato e pensato per ottenere un certo risultato. Davvero non c’è un momento che possa passare in secondo piano o lasciato al caso. Mai come in questo ruolo bisogna essere presenti in ogni momento, persino quando non si canta.
Hai presente qualche "don Giovanni" del passato che ricordi con piacere? in che cosa vorresti dare una tua particolare impronta alla parte?
Sicuramente il primo che abbia visto, ossia Samuel Ramey,  impressionante, vocalmente e scenicamente. Poi Thomas Allen, che vidi alla Scala con Muti, la quintessenza del canto Mozartiano e dell’artista che si mette in gioco senza paura di sacrificare un bel suono per vivere il personaggio fino in fondo. E poi Ruggero Raimondi, sentito a Vienna con Abbado. Don Giovanni per antonomasia, nella voce e nella presenza scenica. Con lui, che ho incontrato a Liège tra le rappresentazioni della Traviata a maggio scorso,  ho avuto il privilegio ed il piacere di studiare la parte nota per nota, parola per parola, e perfino di ottenere suggerimenti scenici preziosissimi. Raimondi ha insistito nel cercare nella mia voce dei suoni “don giovanneschi”, suggerendomi colori e intenzioni che mi hanno aiutato tantissimo a creare il “mio “ Don Giovanni.
Ci siamo già incontrati all'opera di Liegi per "Il flauto magico"... con quale spirito torni in Belgio?
Vengo regolarmente all’Opera Royal de Wallonie dal 2008, grazie alla fiducia che mi dà il Direttore generale Mazzonis di Pralafera, sempre presente alle prove importanti con il suo occhio e orecchio vigile. Da allora è sempre stato il teatro ideale per i miei debutti. Si lavora benissimo, in un'atmosfera di grande concentrazione ma senza stress e con grande attenzione alle voci. Un grazie speciale ai due maestri ripetitori Hilary Caine e Sylvain Busquet che ci seguono giorno per giorno controllando la perfetta adesione allo spartito, e che suonano nei recitativi in maniera splendida. Davvero un piacere che si ripete regolarmente ormai da 8 anni.
Mario Cassi che idea ha dell'amore e delle donne?
L’amore è vita, non c’è vita senza amore. Nella mia esperienza l’amore per la Musica, il Teatro e l’Arte ha fino ad oggi abbastanza prevalso sugli altri amori. Non ho ancora incontrato la donna della mia vita, o forse l’ho incontrata e non l’ho riconosciuta… Come dice il detto, la donna della tua vita è una sola, se riesci ad evitarla, puoi divertirti per sempre… (ride, ndr).
Se potessi incontrare don Giovanni che cosa consiglieresti per salvargli la vita?
Di stare attento a non scherzare con i vecchi!!!Alla fine vincono sempre loro!!
Prossimi impegni che ti aspettano?
Dopo questo Don Giovanni vado a Tel Aviv per riprendere un ruolo che amo molto, Enrico in Lucia di Lammermoor, poi il Barbiere a Montecarlo e Così fan tutte a Dresda, un Gala di beneficenza a Madrid con Ruggero Raimondi, e un Elisir a Firenze. Nelle prossime stagioni tornerò alla Staatsoper di Vienna con Elisir e Barbiere e a Liège in Favorite e Le Nozze di Figaro. Giovanni Zambito.
©Riproduzione riservata
Foto di scena: Opéra Royal de Wallonie

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