lunedì 14 novembre 2016

Libri, “Quando muori mi avvisi?”, il rapporto genitori-figli raccontato da Micol Martinez. La recensione

“Morire. E’ un’arte, come ogni altra cosa. Io lo faccio in un modo eccezionale. Io lo faccio che sembra come inferno. Io lo faccio che sembra reale”( Sylvia Plath).
Esce il 14 novembre “Quando muori mi avvisi?” il primo libro di Micol Martinez, disponibile in tutte le librerie italiane e sulle piattaforme digitali Amazon e IBS. La giovane autrice milanese fonde insieme aspetti legati al rapporto genitori-figli, attraverso il tema del suicidio e dell’esaltazione della figura paterna. Un po’ Ian McEwan, un po’ Jonathan Coe, lo stile della scrittrice nasconde un forte lato dark, ma nel romanzo si lega in parte alla storia della poetessa statunitense Sylvia Plath, che nel suo unico romanzo “La campana di vetro”, analizzò questi temi. “Quando muori mi avvisi?” è un libro realizzato in crowdfunding tramite la piattaforma Musicraiser, che ha ricevuto un forte interesse da parte del pubblico della rete, permettendo all’autrice di raggiungere in breve tempo la cifra prefissata per la sua realizzazione. Quello che offre Micol Martinez infatti è un punto di vista nuovo sul rapporto tra genitori e figli, che a volte si trasforma in una relazione morbosa riconducibile al “Complesso di Elettra”, identificato nel passaggio dove la bambina, che stravede per un padre, viene messa in secondo piano dal genitore.
“Il libro è nato da un'intuizione: ho scritto il dialogo col quale si apre il romanzo e partendo da quello ho sviluppato tutta la trama – afferma Micol Martinez, giovane scrittrice milanese -. Non avevo intenzione di ispirarmi alla mia vita personale o ad una famiglia in particolare per raccontare il rapporto tra genitori e bambini: è stata quasi una ‘visione’. Ho immaginato due ragazzini alla Harold e Maude, perché il grottesco è un mondo che mi piace. Poi inevitabilmente sono entrati nelle storia elementi autobiografici. E’ possibile trovare delle analogie tra i miei genitori e quelli dei due ragazzini protagonisti. La figura del papà dei due bimbi ricalca a grandi linee mio padre: uomo coltissimo, gentile, volenteroso, ma mancante di quella empatia che ci deve essere tra un padre e la sua bambina. Pandora e Gerardo, i due piccoli protagonisti, somigliano molto a me e mio fratello, di fatto hanno le stesse predisposizioni inconsapevolmente suicide che dimostravamo noi a quell'età”.

Il libro affronta situazioni differenti, che collimano una con l’altra. Da una parte ci sono due bambini, Pandora e Gerardo, che tentano ripetutamente il suicidio per farsi notare dai genitori, persone colte e impegnate nel sociale, ma terribilmente assenti. La famiglia di cui fanno parte vive la disgregazione sociale di un’epoca, quella tra gli anni ottanta e il nuovo millennio, dove tutto cambia velocemente. Dall’altra c’è Doris, una cinquantenne che parla di un amore scomparso. La donna ha documenti falsi, un nuovo nome e una nuova identità, un po’ come Adaline Bowman, protagonista del film “The Age of Adaline”, interpretata da Blake Lively. Ma se la modella statunitense rappresenta una donna costretta a cambiare identità continuamente per nascondere l’eterna giovinezza, Doris lo fa solo in un’occasione e per nascondere qualcos’altro… Una storia in bilico tra romanzo di formazione e un giallo.

Il rapporto tra genitori e figli è un argomento delicato, sempre attuale, affrontato regolarmente dalla cronaca internazionale e approfondito in passato dagli esperti. In modo particolare dalla dott.ssa Hayley Willacy, della Lancaster University Medical School che evidenzia nei suoi studi come lo stato fisico ed emotivo dei ragazzini, così come il loro sviluppo sociale e cognitivo, dipenda fortemente dalle dinamiche familiari. Questo può causare diversi  problemi sociali, tra cui la solitudine, la perdita di fiducia, problemi scolastici, disturbi dell'apprendimento, ansia fino al suicidio. Andare a fondo dei problemi che riguardano il rapporto genitori-figli è molto difficile, perché può essere analizzato da diversi punti di vista.

Micol Martinez è una scrittrice milanese, già conosciuta nel campo musicale, tanto da aver ricevuto in passato diversi attestati di stima e recensioni importanti che ne hanno esaltato la qualità di scrittura, oltre ai ritmi sincopati e alle melodie ricercate.  “L’artigiana della musica”, così definita dalle riviste di settore, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura del suo primo romanzo, per offrire un diverso punto di vista rispetto ai canoni della narrativa italiana classica. Arricchita dall’esperienza del “Cafè Bandini”, rassegna di musica, poesia e teatro gestita con il poeta Vincenzo Costantino, Micol Martinez mira ad entrare nel circuito letterario che conta, dando al pubblico un punto di vista fuori dal comune. Una storia commovente e divertente sulla vita, l’amore, la famiglia, le occasioni mancate e quelle dimenticate. Due vicende tutte al femminile che corrono parallele in un libro a metà tra romanzo di formazione e thriller.

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