sabato 26 novembre 2016

Cinema, Fattitaliani segnala "The Accountant”, ottimo action-thriller dello statunitense Gavin O'Connor. La recensione

Ottimo action-thriller dello statunitense Gavin O'Connor: mi viene di scrivere questo dopo averlo visto!

La storia e la sceneggiatura, tanto originali quanto coraggiose, sono di Bill Dubuque.
Il cast di attori hollywoodiani è ottimo e tiene benissimo il ritmo e la successione delle scene, che talvolta, però, traslano inaspettatamente lo spettatore da un momento storico-narrativo ad un altro, senza preoccuparsi molto della continuità narrativa e cinematografica che deve avere una sua coerenza predatoria per tenere lo spettatore attaccato alla poltrona e con lo sguardo appiccicato al grande schermo! Malgrado questa pecca che solo i “patiti” del genere possono cogliere, il Film fa certamente presa sullo spettatore!
“The Accountant” tratta un tema delicatissimo e da almeno trent'anni attualissimo: l'autismo! Ma, come è spesso avvenuto nelle finzioni cinematografiche che hanno trattato questo tema - tra tutti “The Rain Man” (1988) di Barry Levinson, con due eccezionali e straordinari Tom Cruise e Dustin Hoffman, che ha vinto tutto quello che c'era da vincere, compreso l'Oscar 1989 come miglior Film! – l'autismo assume una connotazione da super-poteri, di qualità mentali-geniali, di capacità fisiche e intellettive che pochi esseri umani posseggono; insomma, qualcosa che raramente esiste nella drammatica realtà quotidiana di una delle peggiori malattie mentali dei nostri tempi, che strappa impietosamente l'essere umano dalle relazioni sociali-familiari, che lo isolano dentro una cappa di vetro infrangibile e invalicabile; che allontanano il bambino prima, e l'uomo dopo, da tutte le relazioni sociali e affettive che ne farebbero un sano essere umano-relazionale, quale dovrebbe essere qualsiasi uomo o donna di questa terra!
Invece, anche questa volta, non è così! Il bambino autistico, non accettato per la sua malattia dal rigido e determinato papà, importante Ufficiale dell'Esercito Americano, viene da lui addestrato ed educato a diventare uno spietato ed auto-sufficiente Uomo, Ben Affleck, che sa affrontare con concentrazione e cinismo tutti i mali che incontrerà nel suo percorso, che saprà badare a se stesso, e che saprà utilizzare la sua genialità matematica per costruirsi una vita agiata e di potere invisibile e nascosto: un altro super eroe di strada? L'inizio di un altro intrigante sequel?
La storia è altresì interessante, anche se ha molti flashback e déjà-vu, e narra di Christian Wolff - Ben Affleck - assoldato da cartelli della droga e da criminali miliardari, per mettere a posto i conti, e salvaguardare i milioni di dollari frutto di attività criminose, delle loro società, ovvero, controllare la contabilità di grandi aziende delle quali hanno comprato azioni per pulire il denaro sporco. Questa è la cornice criminologica all'interno della quale scorre una narrazione ritmata, intrigante, veloce, imprevedibile, con colpi di scena interessanti, con action spesso catartici che rilassano ed empatizzano lo spettatore.
Il film è da vedere e certamente non deluderà.
Andrea Giostra