domenica 11 settembre 2016

Mostra del Cinema di Venezia: Leone d’oro al filippino Lav Diaz. I premi

Assegnati ieri sera, nel corso della cerimonia di chiusura in Sala Grande, i "Leoni" della Mostra del Cinema di Venezia. Verdetti che hanno premiato l'equilibrio tra cinema d'autore e quello più commerciale. Ma le sorprese più grandi sono giunte dalla sezione Orizzonti e dalla Settimana della Critica. Il servizio di Luca Pellegrini:
Nelle alchimie, sempre molto segrete prima e parzialmente rivelate poi, che guidano i verdetti di una giuria, ribollono spesso non solo gusti personali, ma prospettive di cinema. Per questo, probabilmente, il Leone d'oro a Venezia è stato assegnato ad un film filippino in bianco e nero di quattro ore, "The woman who left", che Lav Diaz ha filmato con un rigore straordinario e un afflato, pur se la vicenda non è per nulla serena, poetico. Di contro, per bilanciare, il cinema americano porta a casa la Coppa Volpi per la migliore attrice di Emma Stone - magnifica nel musical "La la land" - il Gran Premio della Giuria a Tom Ford con il suo raffinato, impeccabile "Nocturnal Animals" e il riconoscimento alla sceneggiatura di "Jackie" di Pablo Larraín, favorito e che meritava ben più. Poi vengono le scelte discutibili: "La región salvaje" di Escalante affiancata a "Paradise" di Konchalowsky per il Leone d'argento alla migliore regia: un guazzabuglio confuso il primo, un capolavoro il secondo. Ci si è anche dimenticati del magnifico "Frantz" di Ozon, un film sull'appassirsi dell'amore e il perdono all'indomani della Grande Guerra, ma almeno si riconosce meritatamente alla sua protagonista, Paula Beer, la migliore attrice emergente. Non emerge, anzi, sprofonda nel ridicolo l'aver premiato i cannibali di "The bad batch". Mentre la vita quotidiana di Padre Cataldo, esorcista siciliano, documentata in "Liberami" da Federica Di Giacomo, è giudicata il miglior film della sezione Orizzonti. E va alla Settimana della Critica il grossissimo merito di aver portato a Venezia "The last of us" del tunisino Ala Eddine Slim, visto da pochissimi, che ha vinto il Leone del Futuro per la miglior opera prima: la fuga di un clandestino dal suo paese che approda in un mondo primitivo diventa l'immagine dell'umanità che percorre i tempi ultimi in cui la parola scompare e il mondo entra nella dimensione dell'eterno. Una parabola quasi cristologica, da non perdere. Luca Pellegrini, Radio Vaticana, Radiogiornale dell'11 settembre 2016.

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