venerdì 2 settembre 2016

Martina Franca, festa grande per gli 80 anni de La Rotonda

Festa grande il 20 agosto nella villa comunale di Martina Franca, per gli 80 anni de La Rotonda. Dame in abito da sera; cavalieri con il papillon; hostess deliziose che portavano sulle tavole mozzarelle e capocollo di Martina Franca accompagnati da Primitivo di Manduria. La sera era calma, nemmeno un alito di vento. 

A un passo dall’ingresso ho intravisto Memo Remigi a colloquio con una signora di un paio di anni sopra i quaranta, sorridente e affascinante. Il cantante non è cambiato molto dall’ultima volta che l’ho incontrato a Milano, per un’intervista, nei primi anni ’60. Mi ha scrutato, non mi ha riconosciuto. 

Quando l’interlocutrice lo ha salutato, accingendosi a scendere uno scalino attenta a non incespicare per il vestito lungo, mi sono presentato; e lui mi ha abbracciato. “Scusami non mi ricordavo di te”. “Fra le tante persone che ti hanno applaudito, fra le valanghe di fans…è normale. E poi, dopo tutti quei lustri…”. 

E mi ha raccontato che dopo la chiusura in Galleria del Corso, a Milano, di tutte le case discografiche “mi sono trasferito a Varese, città tranquilla, ricca di verde e di attrattive”. Da quelle parti ha conosciuto anche Piero Chiara (“Il piatto piange”, “La stanza del vescovo”…), che stava a Luino. Nel ’70 lo scrittore mi ricevette a casa per una conversazione per “PlayBoy”, allora diretto da Paolo Mosca, che veniva dalla plancia de “La Domenica del Corriere” e guidava anche “Novella 2000”, al posto di Paolo Occhipinti trasferito a “Oggi”. 

È gentile, Memo. Cordiale, spiritoso, simpatico, pronto alla battuta garbata e divertente. Ogni tanto tentava di bloccare Antonio Rubino, direttore del periodico “Puglia Press”, presentatore e organizzatore della manifestazione, che gli rispondeva interrompendo il suo girotondo fra un tavolo e l’altro. 

Accanto a noi, Francesco Lenoci, docente alla Cattolica di Milano e autore di 33 libri di finanza aziendale, che si mostrava entusiasta di Memo: “Con tutto il successo che ottiene da decenni è alla mano, ti tratta come se fossi suo amico da sempre”. E dopo una prima chiacchierata con lui si è rivolto a me per saperne di più. 

Memo Remigi, nato a Erba, è figlio di un industriale della Brianza. La sua prima canzone di successo è “Innamorati a Milano”, che tenne a battesimo Telemilano 58, la mamma di Canale 5. Fra le sue più belle “La notte dell’addio” e “Cerchi nell’acqua”, motivo del film di Claude Lelouch “Vivere per vivere”. “È una persona straordinaria” - il suo commento - mentre Memo osservava gli ospiti e sfiorava la cantante de “I Prisma” che già dominava il palcoscenico. 

Sorseggiava un bicchiere di vino e Francesco, “patriae decus” di Martina e legato come pochi alla Valle d’Itria, lo esortava ad assaggiare il capocollo, “che è una prelibatezza, uno dei vanti di Martina Franca”. L’artista è già stato altre volte in questo angolo di paradiso e l’ha già visitato, ma rimane sempre stupito dai trulli, dal barocco, dal centro storico. Ha anche apprezzato, oltre che i colori, i sapori. Che più? Ah, il calore della gente.

Rubino continuava a galoppare e, tenendo in mano come uno scettro il microfono, raccontava un po’ la storia de La Rotonda, accennando ai suoi giorni più belli. Coinvolgeva Benvenuto Messia, poeta, veterano dell’obiettivo fotografico, attore, ciclista, più anziano di tre anni della festeggiata; mitragliava domande a destra e a manca, scovando più d’un frequentatore de La Rotonda di una volta in vena di far fluire i propri ricordi. Qualcuno alzava il dito per richiamare la sua attenzione e lui non si lasciava sfuggire l’occasione: “Porti il suo contributo, dica, dica; ecco, parli nel microfono, così la sentono tutti”. “Nel ’58, dopo che in coppia con Johnny Dorelli aveva vinto Sanremo con ‘Nel blu dipinto di blu’, qui vedemmo volare Domenico Modugno, celebrato in tutto il mondo. Era accompagnato dalla moglie Franca Gandolfi. Ma c’era già stato prima di quel trionfo”. Lo dice quasi commuovendosi. 

La lista dei cantanti che sono passati da qui è molto lunga: va da Teddy Reno a Rita Pavone; da Ornella Vanoni a Patty Pravo; da Sylvie Vartan a Milva, a Fred Bongusto, al Quartetto Cetra, a Dalida … Non mancarono Raimondo Vianello, Gianni Ravera, Gloria Christian... Rubino aggiungeva dettagli, rievocava gli anni ’50, esponeva fatti, precisava, sottolineava, chiosava, indicava la giornalista Evelina Romanelli, discreta, raggiante nel suo vestito anni ’50 fatto a mano dal Gruppo Stile De Virgilio. Un “robe boustier” a corolla, color nero intenso, ricavato da un meraviglioso tessuto in “pizzo jacquard” ottenuto dall’intreccio di rafia e seta.

A un tavolo vicino al mio tre o quattro signori si scambiavano i ricordi: “Durante i balli i giovani impegnavano il fotografo per immortalare l’amore appena sbocciato. La Rotonda era il luogo preferito da tanti, che venivano anche da altri centri della Puglia”: da Bari, da Taranto, da Brindisi, da Putignano, da Alberobello…. A far lampeggiare il flash all’epoca c’era anche Benvenuto Messìa, neofita promettente. 

Sollecitato da Evelina, che su “Puglia Press” ha descritto le vicende de La Rotonda fin dalla sua nascita, ha confidato che “essere lì dentro mi dava la possibilità, sia pure per lavoro, di entrare in contatto con un salotto elegante che, sulle note della musica, regalava grandi emozioni”. A quei tempi - ancora parole del Messia - non c’erano molte occasioni per avvicinare una fanciulla; in quel gioiello, complici la penombra e “Grazie dei fior”, la conquista era più facile, nonostante la presenza dei gendarmi: i genitori, che non staccavano mai gli occhi delle figlie. Le danze si aprivano alle 20 e terminavano a mezzanotte. 

In piedi vicino a una sagoma di luce un “arbiter elegantiarum” apriva il proprio libro: “La Rotonda non aveva alcunché da invidiare a La Bussola di Marina di Pietrasanta, fondata nel ’55 da Sergio Bernardini e diventata famosa a sua volta per i nomi famosi che vi si esibivano: Renato Carosone, Luciano Tajoli, Fabrizio De Andrè, Adriano Celentano, Ray Charles, Ella Fitzgerald, Giuliètte Greco…”. 

Intanto il ciclone Rubino individuava e catturava personaggi, li interrogava come un professore di liceo agli esami di maturità; citava le orchestre che si alternarono, come quella del maestro Nasta di Taranto; e poi Carla Boni, che nel ’50 cantò con Gino Latilla; e Gino Paoli nell’80. “Furono  anche  queste ugole a richiamare tanta gente in questo prestigioso locale di Martina Franca”.

Benvenuto assentiva con cenni del capo, mentre sfogliava “Puglia Press”. Francesco Lenoci sorrideva soddisfatto e di tanto in tanto scherzava con Memo Remigi, l’unico a non farsi strozzare dalla cravatta. “Professore, come hai fatto a pubblicare tanti volumi alla tua giovane età?”. “E tu le tue canzoni, che hanno attraversato l’oceano?”. 

Giunto il momento, Memo si è seduto al piano e ha iniziato il proprio repertorio. Ha anche imitato in modo superlativo le voci di altri cantanti, da Al Bano a Bobby Solo, da Bruno Martino a Ornella Vanoni; rifatto Topo Gigio; sintetizzano brani della sua vita; improvvisato battute e addirittura una canzone sul vino dell’amore “maturato alla luce dei tuoi occhi”. Ha anche cantato con una bella ragazza; reso omaggio all’amico Jimmy Fontana; fatto il ventriloquo. Ha lasciato un attimo la tastiera, è tornato fra il pubblico, complimentandosi per le acconciature bene architettate, per gli abiti, per i sorrisi, mentre Giovanni Rubino sparava i suoi “flash”. È poi tornato al pianoforte a far sognare. Gli applausi sono esplosi soprattutto quando ha intonato “La notte dell’addio”, scelta da Battiato fra le 12 composizioni più prestigiose per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Grande Memo. Artista vero, gentiluomo. I fans lo hanno accerchiato, offrendogli carta e penna per gli autografi.  

A mezzanotte Antonio Rubino ha annunciato il momento del “Premio La Rotonda 2016”. Destinatari il professor Matteo Pizzigallo, Benvenuto Messia, Francesco Lenoci, la brillante Anna Gennari, “public relation” de Le Donne del Vino della Puglia, e anche il sottoscritto, più che soddisfatto di questa manifestazione indimenticabile, conclusasi con una grande torta, gustata sotto lo sguardo della luna, che è più bella vista da Martina Franca.
Franco Presicci