martedì 13 settembre 2016

Gianluca Ferraris, "Piombo su Milano" dal 15 settembre in libreria il ritorno di Gabriele Sarfatti

Nell’inverno milanese, quando la città della Madonnina s’incarognisce ancora di più, un killer sta decimando i rom. La sua allucinata missione in un mondo in cui per lui ci saranno sempre più cattivi che buoni è quella di “truccare un pochino la bilancia”. Per il cecchino sono tutti zingari da far fuori con un solo colpo sparato da un fucile di precisione, come sagome al tiro a segno del luna park. Criminali, imprenditori e politici sono stranamente interessati più che mai all’“emergenza rom”.

Un Natale nero in cui l’imbranato cronista di nera Gabriele Sarfatti torna a vestire i panni di un improbabile Marlowe per la sua nuova inchiesta, muovendosi tra la “Presunta Metropoli” fumando, inciampando e bestemmiando ripensando alla sua amata Genova e al “fottuto odore del mare”.

L'AUTORE
Gianluca Ferraris (1976) è genovese di nascita e milanese di adozione. Lavora come giornalista e questo è il suo sesto libro. Per la collana “Calibro 9” ha pubblicato A Milano nessuno è innocente, primo romanzo della trilogia che ha per protagonista Gabriele Sarfatti.


COLLANA
Calibro 9 - Gialli e noir metropolitani
pp. 321 - € 9,90 - ISBN 978-88-99316-49-5

L’incipit
In inverno, se possibile, Milano diventa ancora più cinica e bastarda. La foschia ti scende addosso di colpo, avanzando con bassi fendenti che s’insinuano fra i calanchi di cemento e ne risalgono lentamente le crepe. È la stagione in cui la gente s’adatta a vivere nella nebbia come sott’acqua, in una sorta di bolla marina riempita di echi che nessuno ascolta, dove i pensieri fluidificano e i desideri cattivi sbocciano per finire a svolazzare sui décolleté di coscienze fragili e devastate dallo stress, o più facilmente da cazzate lette su Whatsapp che scambiano per fattori di stress. È la stagione in cui si muore di più, anche: quasi un milanese su due, dicono le statistiche, taglia lo striscione dell’ultimo chilometro tra novembre e febbraio, chissà perché. Ci sono i suicidi, certo, coi loro cliché di picco la notte di Capodanno e la sera di San Valentino, che tirano su la media generale. Ma ci sono pure i morti ammazzati.

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