venerdì 2 settembre 2016

Festival Venezia. "El Cristo ciego" del cileno Christopher Murray: la fede senza il cielo

In attesa dell'anteprima mondiale dei primi due episodi di "The Young Pope - Il giovane Papa" di Paolo Sorrentino, in programma domani alla Mostra del Cinema di Venezia, oggi in concorso "El Cristo ciego" del cileno Christopher Murray: una denuncia delle ingiustizie, un atto d'accusa alla società che trascura i poveri e i deboli, ma un film sulla fede ridotta a pura immanenza e atto di ribellione. Il servizio di Luca Pellegrini: 

Parlano spesso di Dio. Di Cristo ne conservano il volto alla parete. Michael, addirittura, nel silenzio brullo del deserto, striato di vividi colori, dopo essersi fatto inchiodare le mani ad un tronco d'albero, è convinto di aver ricevuto, sprigionato da un fuoco ardente, un carisma speciale, quello della guarigione. Nel Cile delle comunità disperse in piccoli borghi e ai bordi di una perenne, endemica, spaventosa povertà, lui passa come un messaggero di liberazione, una testimonianza di verità, che si dimostreranno entrambe però caduche: la parabola diventa il suo linguaggio, le forme della devozione popolare che si legano alle immagini sacre una superstizione da abbattere, il miracolo, che insegue convinto di esserne capace, una atto di testimonianza. Ma Michael è cieco, nella sua anima, e il film "El Cristo ciego - Il Cristo cieco" per questo non è un film sulla fede, ma su come la fede può essere soltanto uno strumento creato e gestito dagli uomini per sopravvivere dinanzi a tante ingiustizie. Un limite e una cecità.
Credere, infatti, per il regista cileno Christopher Murray, da non credente, diventa un atto di mero coraggio, per scoperchiare, come lui afferma, "quei numerosi conflitti sociali che ci hanno piagato come paese e come società". Nel Vangelo Gesù predica, certo, la giustizia. Ma nel Cristianesimo Gesù è il Figlio di Dio. A questo film, giustamente spogliato di enfasi, ridotto ad una immanenza senza prospettive, questo non interessa. Fede, per uno dei personaggi, è soltanto ciò che riempie il vuoto. Fotografato con grande maestria da Inti Briones e recitato, eccetto il protagonista, unicamente dalle popolazioni locali che abitano quelle zone di difficile sopravvivenza e che ci interpellano, avvolti nel nostro benessere, il film di Murray è, comunque, coraggioso. E induce a riflettere profondamente proprio su ciò che vuole fin dall'inizio negare. Luca Pellegrini, Radio Vaticana, Radiogiornale del 2 settembre 2016.