martedì 6 settembre 2016

Disco rotto, 1° album di Andrea Tarquini "con la vita dentro". L'intervista di Fattitaliani

Le Targhe Tenco 2016 verranno consegnate dal 20 al 22 ottobre nell’ambito della nuova edizione del Premio Tenco, in programma al Teatro Ariston di Sanremo. Per la categoria “Miglior opera prima” è candidato anche il cantautore Andrea Tarquini (biografia) per il suo "Disco rotto". Fattitaliani lo ha intervistato.

Dalle Targhe Tenco del 2013 alle Targhe Tenco del 2016: cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale?
Nel processo di assegnazione delle Targhe, rispetto al 2013 c'è l'istituzione di una commissione che filtra e fa sì che i giurati debbano scegliere tra 50 titoli e non più tra un numero infinito di progetti. Io ho tre anni in più e sono stati tra anni di scrittura e per certi versi tre anni nei quali ho scoperto nuove cose di questo mestiere che prima non conoscevo. 

La band. I componenti sono sempre gli stessi ? Com'è il vostro rapporto?
Alcuni cambiano, altri restano come capisaldi. Anchise Bolchi è un partner musicale e un amico da tantissimo tempo. Ci conosciamo da prima che iniziasse a suonare con Ligabue… Rino Garzia è un amico prima ancora che un compagno
di band e più passa il tempo e più mi accorgo che sta sempre più diventando uno dei migliori bassisti che conosco. Paolo Monesi è meno presente in questo disco, ma resta sempre una presenza costante quando suoniamo in formazione più acustica.

Influenze: Stefano Rosso, il folk americano e poi? C'è qualche nome, magari italiano, da citare? 
Beh, quando si dice "folk americano" si coinvolge una tale marea infinita di musica che già questo basterebbe a riempire molte pagine. E' l'amore per la filologia acustica di certa musica, per la ripresa microfonica… e per certi testi e certe atmosfere. Di Stefano Rosso ho parlato già molto e chissà che prima o poi non si faccia un REDS 2.In Italia i riferimenti sono quelli dei vecchi cantautori… per i maestri; che siano morti come De André e Dalla o che siano vivi come De Gregori e Conte, io credo che difficilmente ci si possa sottrarre a quell'influenza, ma la scommessa è sempre quella di percorrere "alcune strade comuni ma con occhi propri".

Com'è stato registrare “Disco Rotto”? C'è stato qualche incidente di percorso?
Uhhh. Incidenti ce ne sono sempre, così come ci sono sorprese… talvolta con Anchise abbiamo avuto divergenze ma siamo sempre andati dritti fino ad avere di fronte la scelta migliore. E' stata una faticaccia ma siamo contenti del risultato.

Da dove viene l'ispirazione per i testi di Andrea Tarquini?
Alcuni temi sono figli dell'ispirazione nel senso più profondo ed astratto del termine… altri sono più riflettuti. E' la vita che fai, ciò che osservi tutti i giorni a darti benzina per il tuo materiale, ciò che è pulito e sporco, scomodo e nobile, comune a tutti e singolare… insomma il quotidiano. I temi sono sempre quelli della vita, l'amore, il lavoro, la vita e la morte, i rapporti umani, i soldi che ci sono e non ci sono, la città… ciò che fa la differenza è sempre il punto di vista che scegli di avere e come lo sviluppi.

Tra poco il premio Tenco, dopo? Cosa c'è nel futuro artistico di Andrea Tarquini?
Beh, in un mestiere così quando si è al secondo disco si è ancora in una fase poco più che nascente… si cerca di dare forza e struttura ad un lavoro che di per sé è volatile e a volte volubile… quindi si cerca di suonare dal vivo il più possibile e nel  migliore dei modi possibile. Si cerca di promuovere nel modo più incisivo possibile e via dicendo… è un mestiere ciclico, che si ripete, dopo l'uscita di un disco si promuove e si fanno concerti, poi ci si ferma e si ricomincia a scrivere, poi un altro disco e così via…. anche per questo l'ho chiamato Disco Rotto, perché è qualcosa che si ripete… Ma oltre a questo mi piacerebbe riprendere una delle mie storiche attività, la musica strumentale, e fare una colonna sonora… vengo da una famiglia che si occupa di produzione cinematografica e televisiva e quindi questa sarebbe la chiusura di un cerchio… ma senza dubbio verranno altre canzoni… tutte quelle che non ho messo in questo disco. Giuseppe Vignanello.
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