domenica 18 settembre 2016

Cosmic Falls, "Borealis": 8 brani per un viaggio impervio nell'inconscio. La recensione di Fattitaliani

Il dream pop, ma l'elettronica ambientale in generale, è un tipo di musica che va piuttosto forte negli ultimi tempi.
Nei club, in radio e nelle classifiche non è difficile trovare brani in cui le voci sospirate, i campionatori, i sinth e gli arpeggiatori la fanno da padroni. Uno di questi casi è il disco in uscita dal titolo Borealis, del progetto Cosmic Falls. Dietro questo intrigante nome si nasconde quello di Alberto Melloni: musicista di Riccione con una carriera da chitarrista piuttosto ricca alle spalle che lo ha visto suonare in diversi palchi e club d'Italia e d'Europa.
Borealis rappresenta, quindi, la svolta. La scelta di abbracciare il ramo dell'elettronica beneficiando dei vantaggi che si porta dietro per natura, permette di scoprire il nucleo che fa muovere la musica, sviscerare le sonorità e perdersi all'interno di un mare di accordi, latenze, riverberi ed effetti vari. Cosmic Falls fa tutto questo in un disco da otto tracce non proprio brevissime (almeno cinque minuti a brano), che possiedono, tuttavia, la durata ottimale per cui le potenzialità sonore proprie di questo genere si possano esprimere a pieno. Tutto l'esperimento, alla fine, risulta valido e vincente: il musicista riesce a trasformare a modo suo la dream pop in shoegaze, per poi farla tornare dream pop, passando per diverse influenze presenti all'interno di ogni genere che si ispiri alla musica elettronica. 
Un prodotto che, una volta ascoltato per intero, può essere interpretato come un viaggio nell'inconscio, un viaggio piuttosto impervio, ma a cui l'ascoltatore riesce ad abituarsi, nonostante la varietà di sonorità riscontrabili traccia dopo traccia. Si varia infatti da suoni puliti e armoniosi ad un sound più grezzo e diretto, da brani ritmati e ballabili a tracce pacate e psichedeliche, il tutto in un unico disco che ha il grande merito di avvolgere le orecchie, i pensieri e i gusti di chi si ritrovi ad ascoltarlo.
I brani da segnalare sono: la title-track Borealis che apre il disco e A day in the sun che lo chiude. In particolare dal confronto fra queste due tracce emerge l'evoluzione e/o trasformazione di stile che è un po' una costante di tutto il disco, e che lo rende un prodotto piacevole e di alta qualità artistica.
Giuseppe Vignanello