venerdì 5 agosto 2016

Noto, Giacinto Festival. Fattitaliani intervista Luigi Tabita: nell'ambiente cinematografico devi nascondere di essere gay

L'attore Luigi Tabita è il direttore artistico di "Giacinto Nature LGBT", seconda edizione del festival dedicato alla cultura omosessuale (link). Fattitaliani lo ha intervistato.

Quanto conta un'iniziativa così per la realtà siciliana?
La Sicilia è sempre stata una fucina di grandi sperimentazioni: dalla politica alla letteratura. La sua storia che l’ha vista culla delle grandi civiltà e porto di culture e bellezza l’ha resa una terra inclusiva e vivacemente curiosa. Queste occasioni d’incontro, come Giacinto, sono momenti di riflessione per porre l’attenzione su temi presenti da sempre nel territorio siciliano, figlio della Magna Grecia, ai quali si dà spesso poco spazio. Sono occasioni che forniscono spunti di riflessione e strumenti maggiori per leggere la realtà con occhi diversi.
Da dove viene la denominazione "Giacinto"?
Nella mitologia greca, Giacinto era un bellissimo principe spartano amante di Apollo che fu ucciso da Zefiro, geloso di questa grande storia d’amore. Apollo, disperato, piange sul corpo dell’amato e le lacrime lo trasformano in questo meraviglioso fiore che è formato da tantissimi fiorellini. È un fiore plurale, come la comunità lgbt, per questo l’ho scelto ed ho voluto associarci la parola nature per smentire l’accusa che solitamente viene fatta alla nostra comunità, ovvero di essere contro-natura.
Che cosa cambia rispetto alla prima edizione?
Saranno due giornate di informazione e approfondimento culturale con mostre, documentari, dibattiti, performance e ospiti del mondo della cultura, delle istituzioni e dell’associazionismo. Quest’anno abbiamo scelto come focus il tema della transessualità, ancora confinato ai luoghi comuni e troppo poco conosciuto anche all’interno della comunità lgbt.
Quali errori o sorprese ci sono stati l'anno scorso?
L’anno scorso è stato un grande successo, quasi 5000 presenze. La cosa sorprendente era il vedere un uditorio trasversale: dai bambini ai nonni, dai gay in canotta a coppie di giovani etero. Emozionante!
Nell'ambiente cinematografico e televisivo quanto c'è ancora da fare per la cultura omosessuale?

Forse nell’immaginario collettivo, l’ambiente cinematografico appare come un universo libero e aperto, ma in realtà non lo è. Se sei gay devi nasconderlo, soprattutto al grande pubblico, diversamente resti confinato in ruoli gay o da preti. Lo diceva già Paolo Poli, ma abbiamo anche altri casi in Italia. Forse bisognerebbe guardare oltre e scindere le due cose, l’interprete dal personaggio, invece spesso in Italia si cerca di fare coincidere le due cose, ma questo è un grande limite perché condanna molti artisti a vivere nell’ombra e con frustrazione. Giovanni Zambito.

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