sabato 13 agosto 2016

Arte, Amleto Cataldi e UN CAPOLAVORO DEL NOVECENTO EUROPEO

Le opere d’arte si sa non conoscono patria: esse seguono in un modo o nell’altro i loro amatori e i loro appassionati e i loro committenti e quindi le rinveniamo nei luoghi  e collocazioni più diverse.
Lo stesso è per le opere di Amleto Cataldi (1882-1930) l’artista ciociaro originario di Castrocielo, lo scultore di Roma: a Roma, Milano, Parigi, Amboise, Bergamo, Torino, Asti, Los Angeles, Montevideo, Londra, nei musei,  ecc. E in quella che una volta era la ‘Capitanata’ borbonica e cioè nelle città di Foggia e di San Severo, vi si trova un gruppo di opere dell’artista della più grande importanza e significato. A Foggia, nella imponente piazza principale si leva il Monumento ai Caduti, grandioso, ben conservato e valorizzato, tutto intorno inondato da zampilli di acqua, a suo tempo inaugurato dal Re Vitt. Emanuele III in persona. E nel museo civico cittadino si trova anche un ‘Arciere’ dell’artista.  E, mi si consenta lo spunto solo apparentemente polemico in realtà doloroso e umiliante, nel capoluogo di provincia dell’artista, Frosinone, invece, di musei civici o di pinacoteche, nemmeno l’ombra e si immagini se presente una sua opera!
A poche decine di chilometri, a San Severo, si leva il monumento ai Caduti, non così maestoso come quello di Foggia ma altrettanto significativo per la qualità delle sculture, tanto da chiedersi se  la sua collocazione attuale non sia troppo sacrificata e sminuita rispetto alla importanza dell’opera. Lasciata la città ci aspetta il cimitero di San Severo e qui ci imbattiamo in due opere che ancora di più sono motivo di ammirazione e di stupore. All’ingresso principale su un cippo si leva una ‘Vittoria alata’ in bronzo, di circa 2 metri, analoga nella posizione del corpo a quella, gigantesca, sul Ponte Vitt.Emanuele II a Roma: essendo questa in posizione ravvicinata ne possiamo ammirare compiutamente le fattezze e finezze del volto classico e perfetto e l’armonia dei movimenti e dei vestimenti. Se solamente quel cippo su cui è collocata fosse meno imponente e appariscente! 
Proseguendo nel cimitero vero e proprio, ad un tratto, quasi una ribalta teatrale, sul tetto di una cappella gentilizia e all’ombra dei cipressi si para davanti in alto una scena la cui descrizione meriterebbe in realtà la penna magica di un poeta: come su un palcoscenico vediamo quasi librarsi in aria un uomo e una donna e tre bimbi: lui è la personificazione autentica del dolore e della disperazione, forieri non escluso di un gesto estremo; lei, al contrario, serena e quieta gli avvicina la mano e con l’altra circonda tre bambini al suo fianco che guardano spensierati e felici.  L’angoscia di lui e la tranquillità di lei ci indicano che siamo nel mondo degli spiriti ma a parte il gesto di disperazione di lui, le espressioni dei cinque protagonisti non connotano né pathos, né retorica, né sentimentalismi né tantomeno affettazione: tutto è discreto e controllato e veritiero: è la scena medesima, in alto, all’ombra dei cipressi, sgorgata dallo scalpello del grande artista, che parla e ne illustra  il contenuto: è la purezza della tragedia greca, tutto si svolge nell’ottemperanza rigorosa dei canoni e criteri della classicità, nell’assenza, tra l’altro, di qualsivoglia simbolo confessionale o politico, ecc.: davanti a questa scultura si prova quasi la medesima commozione e sensazione che ci procurano i Bronzi di Riace, la più elevata espressione dell’arte scultorea bronzea greca, che l’artista non ha potuto conoscere, commozione ed emozione: detto con le parole famose di Schiller che caratterizzano il classicismo tedesco: ‘ingenuità semplice’ e  ‘grandezza silenziosa’ cioè l’espressione artistica al suo acme.
Questa scultura fu commissionata al Cataldi  da un membro del Parlamento italiano nella seconda decade del Novecento, l’On.Fraccacreta di San severo di Puglia, al quale una tragica epidemia dell’epoca aveva stroncato la esistenza della compagna e dei tre figli.
La scultura è nota solo ai critici e studiosi contemporanei dell’artista, successivamente e fino ad oggi, come per altre sue opere, viene persa di vista e dimenticata: basti tener presente, a guisa di esempio, che la guida rossa  ‘Puglia’ del Touring Club Italiano ignora completamente artista e opere: siamo certi che i sindaci di Foggia e di San Severo contesteranno dovutamente tale gravissima imperdonabile omissione e, in aggiunta, osserveranno con occhi più attenti queste opere sul loro territorio. 
Il ‘Monumento Fraccacreta’ di San Severo in Capitanata è da considerare senza dubbio l’opera d’arte più significativa della scultura europea del Novecento, se non il suo vero e proprio autentico capolavoro e riferimento.
Michele Santulli