venerdì 15 luglio 2016

Un camion, una bambola, una poliziotta: il dramma di Nizza. Alcune testimonianze

Al dolore si affiancano le testimonianze e le immagini della strage di Nizza. Ce ne parla Giada Aquilino: 

“Les policiers qui ont intercepté ce camion, avec un courage extraordinaire…
I poliziotti che hanno intercettato il camion, con un coraggio straordinario”, dopo che una persona tra la folla era saltata sul mezzo per tentare di fermarlo: non dimenticherò mai il viso della poliziotta” che ha bloccato il killer. Sono gli occhi del presidente del Dipartimento delle Alpi Marittime, Eric Ciotti, oltre alle parole, a raccontare ai media francesi di un agente donna che con un collega è intervenuta per “neutralizzare” il killer di Nizza. Prima, la strage lungo Promenade des Anglais, il lungomare. Gioia Tagliente ha raccolto la testimonianza diretta di un’italiana, Angela Distratis, ingegnere informatico che vive e lavora a Nizza:
R. – Noi eravamo sul balcone che si affaccia sulla Promenade des Anglais, dove è avvenuto l’attentato. Stavamo tutti guardando i fuochi d’artificio che erano finiti forse da un quarto d’ora o una ventina di minuti. Però, chiaramente, c’era ancora tantissima gente per strada. A un certo punto, forse verso le 23:00 o un po’ prima, è arrivato un camion bianco, velocissimo sulla folla, e ha iniziato a investire tutte le persone che trovava davanti. Abbiamo visto certe persone essere spazzate via dal camion. La gente gridava e c’era chi cercava di scappare da una parte e dall’altra. È successo tutto in un minuto e non abbiamo nemmeno capito dove si fosse fermato il camion. A quanto pare poi si è fermato un po’ più avanti, di fronte all’hotel Negresco.
D. – Qual è la situazione attuale?
R. – Pare ci sia una persona libera e, a quanto pare, la stanno cercando. A noi è stato detto di non uscire.
D. – Qual è l’atmosfera che si sta vivendo in queste ore?
R. – Noi viviamo proprio qui, sul lungomare, ed è orribile. C’è un silenzio assurdo e si sentono solo le sirene della polizia e dell’ambulanza. Proprio nel momento in cui sto parlando stanno scoprendo i corpi rimasti là. La scientifica sta ancora eseguendo gli esami sui corpi che ora stanno caricando sulle ambulanze.
Solo una scia di terrore, dunque. Corpi martoriati a terra, lungo Promenade des Anglais: anche quello di una bimba, coperto da un telo dorato, con accanto una bambola. È un’immagine che richiama quella di Aylan, il piccolo siriano in fuga dalla guerra, ritrovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. Vite innocenti, spezzate. Luca Collodi ha intervistato Enrico Musella, membro del Comitato italiani all’estero presso il consolato italiano di Nizza:
R. - Chi era presente ha assistito anche a mamme con carrozzine, con neonati e bambini piccoli che venivano investiti. Una cosa incredibile, veramente un orrore per chi l’ha vissuto! Un orrore sia per il numero delle vittime sia anche per le modalità. Ed è anche un orrore pensare che purtroppo non è finita: questa è la preoccupazione, come pure il modo per venire fuori da questa contrapposizione, che sicuramente non è una contrapposizione di religione, ma è una contrapposizione di follia.
Immediata la mobilitazione sui social network: su twitter ieri sera si è diffuso l'hashtag #PortesOuvertesNice, 'PorteAperteNizza', per invitare i cittadini ad aprire le loro case per soccorrere e mettere in salvo le persone coinvolte nella strage, così com’era avvenuto in novembre a Parigi. Poi, l'hashtag #RechercheNice per avere notizie dei dispersi, che si affianca ai numeri ufficiali di emergenza, per aiutare famiglie delle vittime e persone in cerca di informazioni su quanti coinvolti nella tragedia. In prima linea, anche la Caritas Nizza. Al microfono di Antonella Palermo, la direttrice Adelaide Bertrand:
R. – Stiamo cercando i volontari e le persone che accogliamo nei centri della Caritas, per sapere se tutti stanno bene. Abbiamo bisogno di informazioni e di dati su queste persone. Poi la gente chiama per sapere come aiutare, per donare il sangue o i soldi per essere vicina alla gente che è stata attaccata questa notte. Ieri sera alcuni volontari stavano vedendo i fuochi d’artificio e hanno vissuto la tragedia e oggi sono scioccati.
D. – Che cosa hanno raccontato?
R. – Mi hanno detto di aver visto il furgone imbattersi a grande velocità sulla gente. Hanno avuto molta paura. E poi c’è stato un momento di choc, di crisi, perché tutte le persone avevano perso il controllo della situazione.
D. – Ma c’era qualcosa che faceva presagire un’azione del genere?
R. – A Nizza la gente aveva paura durante gli Europei di calcio. Ma, da parte della Prefettura, non abbiamo sentito nulla, non è stato detto nulla a proposito di attacchi del genere.
Sull’impegno di solidarietà alle vittime della Chiesa locale, Luca Collodi ha intervistato don Stéphane Drillon, cancelliere della Diocesi di Nizza:
R. - Cerchiamo di ascoltare il dolore della gente e di essere prossimi, vicini a tutte le famiglie, a tutte le persone colpite e che soprattutto sono degli innocenti. Il problema è proprio questo: sono persone innocenti quelle che pagano.
D. – Nizza come sta vivendo queste ore?
R. – In modo molto triste… Affidiamo a Dio tutte le anime innocenti di ieri sera e lo faremo in particolare in una Messa pontificale al Duomo di Nizza, questa sera. Anche per chiedere perdono al Signore per l’odio che c’era in quella persona che ha preso quel veicolo per uccidere e provocare quasi 90 vittime. Radio Vaticana, Radiogiornale del 15 luglio 2016.

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