lunedì 25 luglio 2016

“Social Life” di Michele Cosentini. L'intervista di Fattitaliani: "il virtuale si sta mangiando il reale"

I Social si sono evoluti ed il Mondo è cambiato. Le persone più fragili sia adolescenti che adulti, fondono il virtuale con il reale. Nasce il problema di dipendenza dai Social. La propria Autostima dipende dai Social. I “Mi piace” diventano una specie di droga dei Tempi moderni. Con essi compensiamo tutto ciò che ci manca nella vita reale, gesti, abbracci, altre forme di comunicazione non verbale. L’ebbrezza virtuale ha vita breve, tutto il resto dura per sempre. È su queste nuove forme di comunicazione, da FB a quelle meno note che indaga “Social Life” scritto da Michele Cosentini su materiale e testimonianze raccolte con un lungo lavoro di documentazione, musiche di Astor Piazzolla, ai Giardini della Filarmonica Romana, il 26 luglio.

Con i social il Mondo è cambiato radicalmente, ormai tutti sono esposti. Cosa ne pensi? 
In realtà siamo tutti meno connessi di quanto non sembri. Siamo connessi da un punto di vista virtuale e questo riguarda soprattutto gli adolescenti perché lo spettacolo si incentra sul loro rapporto con i social, in realtà siamo tutti incapaci di comunicare nella vita reale per quanto logorroici siamo nei social. E’ una finta connessione e questo credo sia l’aspetto più inquietante dei social che non sono negativi di per sé ma spesso acquisiscono questa connotazione negativa o in alcuni casi anche patologica, soprattutto in quei social che sono “più pericolosi o riconosciuti come tali” tipo ASK al quale lo scorso anno sono stati attribuiti diversi casi di suicidio o istigazione al suicidio. Siamo connessi ma nello stesso tempo siamo sconnessi.
Nel senso che ne facciamo un cattivo uso? 
Ne fanno un uso negativo gli adolescenti che sono soggetti fragili ed anche alcuni adulti che sono anche loro fragili. Questo per certi aspetti è veramente drammatico perché non stiamo parlando delle vecchie chat viste semplicemente come rifugiarsi semplicemente in un ruolo virtuale ma purtroppo i Social invadono la vita reale. Prima facevo un esempio sicuramente estremo dell’istigazione al suicidio ma è una cosa presente e molto più frequente di quanto uno possa immaginare, soprattutto gli stessi genitori possano immaginare. Non sanno che nell’altra stanza del loro appartamento c’è una figlia vittima di bullismo o esposta a sguardi o frasi indiscrete da parte di marpioni dall’età sconosciuta. È molto importante questa cosa perché si tende a considerarla come una cosa estrema che leggiamo sul giornale ed invece non è così o anche quando non è una cosa eclatante, tanto che ci si chiede come mai ragazzi tra i 12 ed i 14 anni, non vadano a fare una sana passeggiata con gli amici invece di farsi una chattata con Periscope o rispondendo a domande imbarazzanti o a richieste altrettanto imbarazzanti.
Hai parlato delle vecchie chat, passare da quelle agli odierni Social Network è stato come passare dal buio assoluto alla vetrina. È un bene o un male?
Secondo me è un male perché prima c’era un controllo assoluto. Le chat si aggiungevano alla vita reale anche in forma tragicomica se vogliamo. C’era l’innamoramento di una persona di cui non si vede il volto, di cui addirittura non si sente la voce ma era una cosa più circoscritta. Adesso il virtuale si sta veramente mangiando il reale. Paradossalmente penso ai gruppi whatsapp di compagni di scuola, dove si comunica con persone di cui si conosce il nome, si conosce l’identità e scatena quell’afasia di cui parlavo prima. Una delle ragazze che ho sentito nelle testimonianze per lo spettacolo che diceva “mi capita spesso di ricevere messaggi whatsapp da compagni con i quali a scuola neanche ci si saluta”. È una cosa assolutamente quotidiana ma rafforza l’incomunicabilità. Paradossalmente più siamo connessi, meno comunichiamo guardandoci negli occhi. Quindi anche il “Ti amo” o il “Vai al diavolo”, lo diciamo con tastiera e non più a voce. Secondo me da questo punto di vista la cosa è ampiamente peggiorata, aggiungo anche che le vecchie chat erano un fenomeno nuovo, per cui essendo un fenomeno nuovo e sconosciuto c’era anche un’attenzione maggiore. Adesso sui social ci siamo tutti, ragazzini, genitori, insegnanti e spesso si tende a sottovalutare il potenziale di distruzione psicologica a cui può portare il mezzo se usato negativamente.
Cosa mette in scena Social Life? 
Otto storie rielaborate drammaturgicamente ma tratte da vicende e conversazioni reali incastrate tra di loro e quindi esplorano i vari Social (Facebook, Tumblr, Periscope) e sono quasi tutte vicende tragicomiche, nel senso che purtroppo ogni tragedia nasconde un elemento d’involontaria comicità e la cosa inquietante è che appunto le storie non riguardano non solo i ragazzini ma anche gli adulti, i quali sentendosi più maturi e potenzialmente più immuni al fascino del Social, in realtà spesso ci cadono perché sentendosi forti non hanno difese. Il tutto su musiche di Astor Piazzolla. E’ una precisa scelta musicale quella di utilizzare il tango che è una musica che ha della passione, dell’irruenza in positivo ed in negativo e questo è un lavoro di recitazione su musica. Quattro attori utilizzano la musica non come sottofondo ma come uno spartito sul quale si incastrano le loro voci e le loro battute. Spero che sia abbastanza interessante.
Si parla come se magna”. Cosa vuol dire? 
Molto spesso per il fatto che non ci si conosce, fa sì che ci sentiamo senza freni. Il che può essere una cosa più onesta, più vera ma non è sempre così. Si scrive come si magna perché in realtà non si parla. È un’estemporaneità che molto spesso non trova riscontro nella vita reale.
Lo spettacolo contiene anche elementi grotteschi ed esorcizzanti. Come sono rappresentati? 
Con l’assenza volontaria sulla scena di Computer e Smartphone o meglio sono utilizzati in maniera molto particolare e danno una connotazione grottesca al tutto. Tutto è estremamente naturale perché sono storie reali. Ho volutamente preso delle vicende vere ma al tempo stesso purtroppo o per fortuna, la vita ha degli elementi grotteschi, esorcizzanti perché speriamo con questo spettacolo di mettere gli spettatori di fronte ad uno specchio. Siamo talmente tanto tutti connessi che ad un certo punto, spesso non ci rendiamo conto non solo dei pericoli ma anche del comico che questa cosa presenta. Ci sono spesso genitori e figli che comunicano via Watsapp in casa. Ciò che ci auguriamo che anche in maniera divertente, vera, ci si ponga qualche domanda su come e quanto usiamo i Social ed in particolar modo gli adulti si pongano qualche domanda sull’uso che i figli fanno dei social. Nel momento in cui c’è il controllo su FB non solo di genitori sui figli ma anche verso altri amici, si creano dei guasti allucinanti, si creano equivoci ed incomprensioni, si creano delle situazioni paradossali, di cui parliamo abbastanza nello spettacolo. La vigilanza dovrebbe avvenire in altra forma. I pericoli sono molto più diffusi di quanto non sembri. FB è lo specchio della vita reale. Su FB c’è di tutto. Profili privati e pubblici, litigate sulla politica e sulla cucina. Essendoci di tutto, a maggior ragione un occhio andrebbe dato ma basterebbe semplicemente parlare di più con i propri figli, cercare di rendersi conto se ci sono delle forme di solitudine particolarmente marcate e cercare di far capire che queste solitudini possano essere affrontate anche con gli amici. Sono rimasto scioccato da Periscope, tra l’altro acquistata da Twitter e questo le dà una maggiore credibilità ed un’affidabilità che purtroppo non è sempre reale. Ci sono delle ragazze che stanno in Chat con delle facce depresse e se chiedi loro che libri gli piaccia leggere, ti rispondono che non leggono libri, non gli va. Parlano del nulla ed è veramente sconfortante. Se prima si parlava con i genitori o con gli amici, adesso lo si fa su queste life-chat aberranti, dove c’è una persona che parla e gli altri mettono dei cuoricini. E’ veramente triste. Se prima con i Computer potevi dire a tuo figlio “Vai a dormire che sono le tre di notte” adesso con gli smartphone diventa tutto più complicato. Non si può limitare nulla ma vedo poca consapevolezza, rispetto al potenziale di pericolosità che hanno questi mezzi.
Hai anche un Blog molto divertente, di cosa ti occupi? 
Purtroppo è un Blog che ho aperto tempo fa ma non è più aggiornato da tempo. Gli interventi sono di carattere politico e socio-politico su svariati argomenti. E’ una della mie passioni che tiro fuori scrivendo articoli che poi molto spesso sono ripresi da Post che scrivo su FB. Cerco anche temi “tosti” ed impegnati e cerco di trattarli in maniera satirica.
Con “Liberté” hai vinto 5 Premi al Festival di Montecorvino Pugliano, cos’è cambiato dopo? 
Per quello che mi riguarda, da quel momento in poi ho portato avanti tutta una serie di tematiche come i Diritti Umani, la Censura e che ho cercato di portare avanti in maniera diversa nel corso degli anni. Dal punto di vista Direttorico, devo dire purtroppo molto poco se non in peggio. Cambiano gli attori della scena nazionale o internazionale, cambiano le violazioni dei diritti ma la sostanza rimane immutata. Questo è un buon motivo per continuare a parlarne ed a “lottare” da questo punto di vista.

Elisabetta Ruffolo