domenica 26 giugno 2016

L’aspirazione di Salvini, Fiorello e l’8OOA

Distratti, ma solo per poco, dal problemuccio del Brexit ecco che tornano alla ribalta le vere, grandi italiche domande. Per esempio: come reagirà Matteo Salvini alla perdita di Milano e Varese?

Cosa farà, ora che è stato sconfessato persino dal fondatore della Lega Umberto Bossi?
Qual è il suo piano di rilancio?
Fonti solitamente male informate, ma perfette malelingue, sostengono che il condottiero duro e puro farà come Napoleone: ripartirà dalla Toscana. Non dall’isola d’Elba, ma da Cascina (con l’accento sulla prima a, mi raccomando), comune di 45000 abitanti in quel di Pisa strappato al PD.
Tradito dai lumbard, Salvini avrebbe in mente di naturalizzarsi toscano e avrebbe già cominciato un corso intensivo per imparare ad aspirare le “c”.
Sembra che non sia molto portato nemmeno per questo, e abbia imparato solo a dire raffiche di “Hazzo, abbiamo perso Milano e Varese, ma abbiamo honquistato Hascina”.
A questo punto mi direte: e che c’entra Fiorello?
Ora ci arrivo.
Sapete, in siciliano il verbo “aspirare”, nel senso di risucchiare, non ce l’abbiamo. O, pure se ce l’abbiamo, lo usiamo così poco che è come se non ce l’avessimo. Ne strausiamo invece un altro: “sucare”.
Un verbo che, nella sua forma imperativa, seconda persona singolare -Suca!” - ha avuto una incredibile fortuna per la sua capacità di sintetizzare dissenso e scherno in due sillabe rapide come una staffilata, definitive come come un timbro, efficaci come un siluro.
Qualcuno fa il gradasso, tipo “leinonsachisonoio”? Un tizio si mette in cattedra e ti spiega perché avresti dovuto fare questo o quello? Un politico la spara grossa?
Un bel, sonoro “Suca!” e il poveretto è colpito e affondato.
Sì, ma che c’entra Fiorello?
Eccomi, ci sono arrivato.
Qualche mese fa, a Striscia la Notizia, Ficarra prese in giro, da siciliano a siciliano, Fiorello.
E Fiorello, con un bel sorriso, gli rispose scandendo: “Ottocento A, Ficarra. Ottocento A”.
Gli disse “Suca” davanti a tutta L’Italia, ma a capirlo, e a ridere come matti, furono solo i palermitani e i pochi non-palermitani al corrente di quanto sto per dirvi.
Vedete, a Palermo il “Suca” è una istituzione, ed è da sempre la parola più scritta sui muri. Pertanto, essendo una parola non proprio fine, è quella che da sempre subisce più tentativi di cancellazioni. Ma chi scrive “Suca” su un muro esprime un pensiero che vorrebbe rimanesse lì a disposizione dei posteri, e cerca quindi di usare vernici indelebili. Qual è stata allora la contromossa messa in campo dai censori? Semplice. “Completare” quel SUCA, possibilmente con una vernice dello stesso colore, trasformandolo con pochi tratti in un innocuo e incomprensibile 8OOA. Incomprensibile solo nelle intenzioni però, perché l’"OttocentoA”piacque subito tantissimo e diventò una “alternativa soft” al rude e poderoso SUCA. In un certo senso, un “Suca” che, spedito in forma crittografata, viaggiava in semi-incognito ma conservava il pieno impatto all’arrivo.
E quindi, Fiorello?
E quindi non vorrei che Fiorello, che ha dimostrato a Striscia una invidiabile padronanza del “mezzo” (tanto di cappello a lui che non è palermitano, secondo me bisognerebbe dargli la cittadinanza onoraria) - e forse Salvini tanto simpatico non gli sta, non riuscisse a trattenersi, e usasse la sua verve per stigmatizzare la (presunta) aspirazione del leader leghista in modo, come dire, imperativo.

Carlo Barbieri

P.S: per gli approfondimenti sull’8OOA consiglio il mini-trattato “L’imperativo popolare” del prof. Emanuele Ciccarelli, Pietro Vittorietti Editore.

Soddisfatti (sicuramente) o rimborsati (forse). 

Carlo Barbieri è uno scrittore nato a Palermo. Ha vissuto a Palermo, Catania, Teheran, il Cairo e adesso fa la spola fra Roma e la Sicilia. Un “Siciliano d’alto mare” secondo la definizione di Nisticò che piace a Camilleri, ma “con una lunga gomena che lo ha sempre tenuto legato alla sua terra”, come precisa lo stesso Barbieri. Scrive su Fattitaliani, NitroNews, Il Fatto Bresciano, QLnews, Sicilia Journal e Malgrado Tutto, testata su cui hanno scritto Sciascia, Bufalino e Camilleri. Ha scritto fra l’altro “Pilipintò-Racconti da bagno per Siciliani e non”, i gialli “La pietra al collo” (Todaro Editore, ripubblicato da IlSole24Ore) e “Il morto con la zebiba” (candidato al premio Scerbanenco) e “Uno sì e uno no”, una raccolta di racconti pubblicata da D. Flaccovio Editore. Suoi scritti sono stati premiati alla VI edizione del Premio Internazionale Città di Cattolica, al IV Premio di letteratura umoristica Umberto Domina e alla VII edizione del Premio Città di Sassari e al Premio Città di Torino. I suoi libri sono reperibili anche online, in cartaceo ed ebook, su LaFeltrinelli.it e altri store.